Aleni e i paesi stranieri alla Cina
FONDAZIONE CIVILTÀ BRESCIANA. Presentata l'edizione in italiano del testo del gesuita bresciano, edito nel 1623Il libro per secoli ha costituito la principale fonte a disposizione degli orientali per la conoscenza del mondo Occidentale
Era affollata oltre ogni più ottimistica previsione la sala della Fondazione Civiltà Bresciana in occasione della presentazione di «Geografia dei paesi stranieri alla Cina», edizione in italiano del testo di Giulio Aleni. Segno questo di una crescente attenzione della nostra città verso il gesuita bresciano che, partito dall'Italia, giunse in Cina nel 1611, poco dopo la morte del famoso padre Matteo Ricci.
La figura di Giulio Aleni è oggi infatti molto più conosciuta da noi di quanto non fosse solo una ventina d'anni fa, grazie all'impegno della Fondazione e al lavoro compiuto a partire dal 1994, quando mons. Antonio Fappani, in occasione dell' «Ottobre Cinese» che per un mese coinvolse la città con una serie di importanti manifestazioni, volle organizzare un primo convegno internazionale su Aleni, un personaggio straordinario che insieme all'impegno per la diffusione del messaggio evangelico portò nel vastissimo paese del lontano Oriente la cultura dell'Occidente e, una volta imparata la lingua cinese, la volle trasmettere in una trentina di libri, che, per secoli, hanno costituito la principale fonte a disposizione dei cinesi per la conoscenza del nostro mondo.
A quel primo convegno la Fondazione Civiltà Bresciana ha fatto seguire altre iniziative e, attraverso un Centro Studi dedicato a Giulio Aleni, ha intrapreso la pubblicazione in italiano della sua opera omnia. Il primo risultato di questo impegno è appunto «Geografia dei paesi stranieri alla Cina», che il professor Paolo De Troia della facoltà di Studi Orientali dell'Università di Roma La Sapienza ha tradotto e commentato con un lavoro decennale. La «Geografia dei paesi stranieri alla Cina», edito in Cina nel 1623, è il libro con cui Aleni insegnò ai cinesi che il mondo non finiva entro i confini del «paese di mezzo», come allora definivano il loro territorio, ma si estendeva comprendendo paesi e popoli che avevano propri usi e costumi.
Intervenendo alla presentazione, Federico Masini ha sottolineato l'importanza e la fortuna che quest'opera ebbe nel mondo cinese almeno fino a tutto l'Ottocento, quando i cinesi incominciarono a viaggiare e a farsi una conoscenza diretta dei paesi dell'Occidente. Il libro di Aleni non solo fu ammesso nella grande Enciclopedia imperiale, ma, nel 1891, il primo ambasciatore cinese in Europa, dovendo compiere una visita a Roma, lo portò con sé come una guida ancor valida ai monumenti della città. Paolo Di Troia ha parlato dei problemi affrontati nel corso della traduzione, ricordando le difficoltà che si incontrano di fronte a certi termini con cui lo stesso Aleni translitterò, ad esempio, i nomi di animali del tutto sconosciuti ai suoi lettori. Per questo, oltre alle competenze linguistiche, è stato necessario visionare mappe e carte geografiche dell'epoca e individuare le fonti di cui si era servito il gesuita, in particolare l'opera del suo maestro di geografia Giovanni Antonio Magini. Il compito di trarre le conclusioni è stato svolto da Giovanni Freddi dell'Università Ca' Foscari di Venezia, che ha ribadito i meriti della Fondazione Civiltà Bresciana e formulato l'auspicio che la pubblicazione delle opere di Aleni prosegua e che ci siano le risorse intellettuali ed economiche per portare a compimento l'impresa in tempi non biblici.
Francesco De Leonardis
Francesco De Leonardis
