Si è spento Piero De Bernardi anima della commedia italiana

LUTTO. Originario di Prato, aveva 84 anni e fece coppia fissa con lo scomparso Leo Benvenuti
Scrisse per Lattuada, Germi, Leone, Monicelli e Verdone
  • 10/01/2010
 
Zoom Foto

Lo sceneggiatore Piero De Bernardi

Alberto Lattuada, Pietro Germi Vittorio De Sica, Alessandro Blasetti, Mario Monicelli, Luigi Comencini, Sergio Leone, Lina Wertmuller, fino a Carlo Verdone. Sono solo alcuni dei grandi registi con cui ha lavorato Piero de Bernardi, scomparso ieri a quasi 84 anni. Nato a Prato il 12 aprile 1926, lo sceneggiatore è stato tra i fautori della stagione più ricca del cinema italiano, e uno dei padri della commedia all'italiana, per lungo tempo (oltre 45 anni) in coppia professionale con Leo Benvenuti (fino al 2000, anno in cui Benvenuti è morto).
Una coppia artistica «sentimentale ma anche anarchica se era il caso, dopo molta gavetta, si è espressa in piena libertà di grottesco e di cinismo nell' osservare i soliti medi e mediocri, ma anche le folli marionette fantozziane, i coatti di Verdone, le burle di Monicelli» scriveva Tullio Kezich. «Il cinema era la mia passione di ragazzo - ricordava De Bernardi in un'intervista sul sito ufficiale di Ugo Tognazzi -. Avevo scritto un soggetto e venni a Roma, dove una sorella mi poteva ospitare, per cercare di venderlo. Non lo vendetti ma dopo tre mesi avevo già cominciato a lavorare nell'ambiente». Era circa il 1952 e dopo le prime sceneggiature scritte anche sotto la guida di Tullio Pinelli, per film come e copioni per la radio, conosce Leo Benvenuti per Le ragazze di San Frediano (1954) di Valerio Zurlini. «Da allora io e Benvenuti non ci siamo più separati: abbiamo fatto insieme più di 200 film. Adesso Leo non c'è più e io sono rimasto vedovo inconsolabile» spiegava.
La coppia scrive fra gli altri Guendalina (1957) di Alberto Lattuada, L'uomo di paglia (1958) di Pietro Germi, Matrimonio all'italiana (1964) di Vittorio De Sica, Io, io, io...e gli altri (1965) di Alessandro Blasetti, Incompreso (1966) di Luigi Comencini, Serafino (1968) di Germi, il debutto alla regia di Manfredi, Per grazia ricevuta (1971) e sempre per Germi, Alfredo, Alfredo (1972), Lo chiameremo Andrea di De Sica, Finchè cè guerra cè speranza (1974) di Alberto Sordi. Nel 1975 danno il via con Paolo Villaggio alla saga cinematografica di Fantozzi (1975) di Luciano Salce, e nello stesso anno, scrivono un altro dei loro capolavori, Amici miei (1975), per Pietro Germi, che però si ammala e a dirigere il film è Mario Monicelli (l'inizio di un altro sodalizio, continuato, fra gli altri, con Speriamo che sia femmina e Parenti serpenti). Amici miei «è vera anche la storia che sembra più finta - diceva De Bernardi -. Certo, il colore di fondo è nero, nerissimo. II tema della morte, della paura della morte e delle burle che la tengono a bada è il basso continuo del film».
All'inizio degli anni '80, i due sceneggiatori iniziano a collaborare con Carlo Verdone, per il suo esordio, Un sacco bello. Proprio la figlia di De Bernardi, Isabella viene scelta dal neoregista per interpretare l'esilarante personaggio di Fiorenza, dopo averla vista per caso litigare con la sorella.
Per Verdone, lo sceneggiatore è tra gli autori con Benvenuti e poi da solo di 12 film. Ha lavorato fino all'ultima ora.