Un deputato si uccise, il processo fu archiviato
Lo scandalo della Banca Romana, ed in generale la crisi del sistema bancario, fu causato dalla grave depressione iniziata nel 1887-88 e per gli eccessivi investimenti nel settore edilizio, specialmente a Roma. Per coprire le perdite la Banca Romana non solo iniziò ad emettere nuova moneta senza autorizzazione, ma aveva addirittura proceduto alla stampa di due serie di biglietti aventi lo stesso numero di serie, in modo da raddoppiare, senza darlo a vedere, l'emissione. Fu proposta un'inchiesta parlamentare a cui tuttavia si oppose il presidente del consiglio Giovanni Giolitti che promosse un'inchiesta presieduta dal primo presidente della Corte dei Conti Enrico Martuscelli. Il 20 gennaio 1893 Martuscelli riferì l'esistenza delle irregolarità: il governatore della Banca Romana Bernardo Tanlongo e il direttore Michele Lazzaroni vennero arrestati, mentre il deputato Rocco de Zerbi, contro cui la Camera dei deputati aveva concesso l'autorizzazione a procedere per l'accusa di aver appoggiato per danaro la dirigenza della Banca Romana, si suicidò.Il processo del 1894 si concluse con un'assoluzione degli imputati: per evitare che l'inchiesta travolgesse uomini di spicco della politica italiana, i giudici, denunciarono la sparizione di importanti documenti, necessari a provare la colpevolezza degli imputati. Il procedimento penale venne archiviato senza emettere alcuna condanna. Sul piano politico, lo scandalo derivato dalla vicenda, con il sospetto di coinvolgimento degli uomini politici e di occultamento delle prove, portò nel 1893 ad una crisi politica e alle dimissioni di Giovanni Giolitti da capo del governo, sostituito da Francesco Crispi.
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