«Canto le canzoni di mio padre trasferendole sulle mie corde»
LUMEZZANE. Tutto esaurito stasera al Palazzetto dello Sport per il concerto del musicistaCristiano De Andrè: «Confesso che all'inizio tutto ciò mi spaventava; mi sembrava una sfida davvero ardua Oggi invece dico che meglio di così non poteva andare»
De André canta De André... e continua a mietere successi in tutta Italia. Succede anche a Lumezzane, dove sono già esauriti i biglietti per il concerto che Cristiano terrà questa sera alle 21 al palazzetto dello Sport. Ma niente paura: chi si fosse perso lo spettacolo a questo giro, sappia che è già prevista una replica al Palageorge di Montichiari il prossimo 17 aprile con l'organizzazione del Cipiesse di Santo Bertocchi (cipiesse-bs.it).
«Un nuovo esaurito? Non posso che esserne soddisfatto e felice», commenta Cristiano De André a proposito del sold out lumezzanese, né il primo né probabilmente l'ultimo in questa lunga avventura cominciata la scorsa estate con intenti celebrativi, ed arrivata fin qui dopo aver raccolto al Mei 2009 il premio come miglior tour dell'anno ed esser stata documentata in un cd/dvd che prende il nome dello spettacolo.
«La ragione di tutto questo successo? Credo stia in una miscela di cose diverse - riflette Cristiano -. Credo che alla base di tutto ci sia la credibilità, la sicurezza che posso offrire al pubblico come musicista. E poi il fatto che canto le canzoni di mio padre, trasferendole però sulle mie corde, rileggendole alla luce di un mio gusto personale. Devo confessare che all'inizio tutto questo mi spaventava a morte: affrontare la figura di mio padre dal vivo mi sembrava una sfida davvero ardua. Ma ho voluto rischiare, ed oggi dico che meglio di così non poteva andare».
Non le sembra che in giro ci sia un po' troppa gente che canta De André senza esserne legittimata?
«Ma no... Mio padre lo può cantare chiunque e ognuno è libero di esprimerlo a modo suo. Non è una cosa che mi disturba, anzi: in fondo credo sia anche un bene».
Insomma, al contrario di quanto purtroppo accade con molti altri artisti italiani, non si può certo dire che oggi Fabrizio De André sia dimenticato...
«Direi che è assolutamente il contrario, mi sembra sempre più amato: forse perché in un momento di forte carenza di valori come quello attuale le sue parole e le sue idee rappresentano un appiglio importante per tutti».
Ma un eventuale nuovo De André oggi secondo lei avrebbe lo spazio per emergere e farsi ascoltare?
«Sono convinto che ci siano ancora tante persone che fanno questo lavoro con il cuore, tante belle cose che brulicano nei sotterranei: l'importante è non cercarle ad X-Factor o in programmi del genere, che sono un po' lo specchio di un'idea della musica lacerata dal consumismo, dove i dischi valgono ormai meno delle pizze».
IL SUO ULTIMO DISCO di inediti risale ormai al 2001: a quando un nuovo lavoro?
«Presto, molto presto. Nell'ultimo decennio mi sono un po' fermato per tanti motivi, a partire dalla scomparsa di mio padre e mia madre che hanno un po' bloccato il processo creativo. Ora però grazie a questo tour mi sono sbloccato. Ed ho ritrovato le motivazioni per ricominciare a scrivere».
Claudio Andrizzi
Claudio Andrizzi
