Mario Cassa, novant'anni di passione e rigore intellettuale

IL COMPLEANNO. L'ex docente al liceo classico cittadino e all'ateneo di Verona è nato il 24 febbraio del 1920
L'impegno per trasmettere ai giovani il significato di filosofia e storia. Ma anche l'amore per l'arte e la ricerca del bello
24/02/2010
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È il 24 febbraio del 2005: al liceo «Arnaldo» di corso Magenta, l'allora sindaco Paolo Corsini consegna informalmente il «grosso d'oro» a Mario Cassa, che aveva detto no a una cerimonia pubblica in Loggia

Mario Cassa oggi compie novant'anni! A lui vanno gli auguri affettuosi di chi lo conosce e degli studenti che hanno avuto la fortuna di frequentare le sue lezioni. Intellettuale impegnato a comprendere il presente e a adoperarsi per trasformarlo, Cassa ha partecipato per mezzo secolo alla vita politica e culturale della nostra città, collaborando a quotidiani e riviste locali e con una pubblicistica di livello nazionale.
Come insegnante Mario Cassa ha contribuito a formare la coscienza critica e civile di molti giovani, che lo hanno conosciuto per due anni al Liceo Calini e poi, dal 1953, al Liceo Arnaldo. Chi lo ha avuto come insegnante sa con quale passione e rigore intellettuale trasmettesse ai giovani il significato vitale della filosofia e della storia. L'incontro con lui non era facile. Nelle sue lezioni il diaframma che separava la scuola dalla vita e dalla politica cadeva: la formazione culturale diventava così, in senso lato, educazione civica e chiamava ciascuno a una precisa assunzione di responsabilità.
Cassa rappresentava un esempio forte di impegno culturale e politico. La sua scelta di coniugare il cristianesimo con il marxismo scuoteva le coscienze. Non tutti gli studenti condividevano le sue posizioni, ma la maggior parte ne apprezzava la coerenza e l'onestà intellettuale. Il suo insegnamento chiedeva di abbandonare l'idea di un sapere astratto e di una cultura come privilegio riservato a una ristretta élite di fortunati. Con Platone sosteneva che la ricerca della Verità implica sempre l'impegno ad operare affinché il Bene si realizzi nel mondo e che dunque non è possibile una filosofia che non si confronti con la politica.
L'impronta etica del suo insegnamento spinse diversi alunni ad assecondare, negli anni Sessanta e Settanta, lo spirito del tempo, impegnandosi nella contestazione studentesca della società e della scuola. Contestare però, implicava sempre studiare, per progettare e proporre un modello di relazioni umane alternativo a quello capitalista. In questa prospettiva, insieme alla filosofia diventava fondamentale lo studio della storia che, accanto agli aspetti duri e spesso terribili della vita, offre sempre momenti di riscatto e di speranza. Tra questi assumeva un ruolo centrale la vicenda del cristianesimo: il messaggio evangelico attraversava come un filo conduttore le lezioni di Cassa, dalle prime comunità cristiane e dai monaci benedettini agli amati Moro e Campanella.
NEL CRISTIANESIMO Cassa vedeva sempre il richiamo alle ragioni degli ultimi. Lo testimoniano il suo commento all'Enciclica di Paolo VI «Populorum Progressio» e «Ragione dialettica, prassi marxista, profezia cristiana». In questo libro la fede cristiana si coniuga attraverso il pensiero di Hegel, con la critica marxiana dell'economia politica, che mostra come lo sfruttamento capitalistico non sia inscritto in un destino immodificabile. Le leggi dell'economia politica, che celebrano la supremazia del mercato, possono invece essere cambiate dalla lotta e dall'impegno di una classe operaia che prenda sempre più coscienza della sua condizione di sfruttamento. Gli studenti e gli intellettuali devono stare da quella parte. L'attualità del suo insegnamento risuona anche oggi, in un momento in cui la crisi economica si abbatte con violenza sui più deboli e il mercato mostra la sua incapacità di autoregolarsi.
IL SUO INSEGNAMENTO, è importante ricordarlo, non si esauriva però nella dimensione etico-politica, ma dava grande importanza all'estetica invitando ad amare, con il bene, anche il bello. L'educazione al valore del bello, all'importanza che l'arte assume nella realtà, contribuiva a dischiudere la fantasia dei giovani, a suscitare curiosità e interesse per le arti figurative e per la musica, da lui tanto amata.
Riecheggiava, nel suo modo di intendere e fare cultura, la grande lezione di Hegel. Che parlasse della canzone «Volare» di Modugno o della musica di Mahler, di un sonetto di Leopardi o della poesia ermetica, dell'opera di Michelangelo o dell'arte astratta e delle avanguardie, di Shakespeare o di Goethe, sempre si trattava, per lui, di «momenti» della vita dello Spirito di cui ancora oggi i contemporanei possono nutrirsi.
Il suo insegnamento contribuiva così a dare ai giovani una formazione complessiva e organica, in grado di aiutarli nella ricerca, particolarmente difficile a quell'età, del senso profondo della vita e dell'esperienza umana.

Paolo Ferliga

Paolo Ferliga