Il pendolo mi scrive Uno psichiatra narra l'incredibile
MEMORIE. Quando il medico dei matti si sentì a sua volta ammattireFenomeni paranormali nel racconto di uno scienziato I dubbi iniziali di Giuseppe Crosa: «Come accettare che una energia estranea sostituisse la mia volontà?»
Lo spiritismo, il paranormale.
È questione di credenza (di credulità?), anche se lo spiritismo ha voluto presentarsi come «scienza» (vedi l'articolo a destra). Capita però che persone non sprovvedute, con preparazione tecnica, siano testimoni di fatti difficilmente spiegabili. È il caso di Giuseppe Crosa, medico psichiatra che fu direttore della casa di cura Villa Salus di Genova, scomparso a 57 anni nel giugno 1970. Nelle sue memorie, ora pubblicate a cura di Paola Giovetti nel volume Io, tu e gli altri (Edizioni Mediterranee), Crosa racconta quanto gli accadde: assistere a «un atto motorio significativo indipendentemente dalla mia volontà cosciente», la cosiddetta radiestesia: il pendolo che scrive da sè, muovendosi su un tavolo a indicare le lettere che vanno a formare parole e frasi intere di senso compiuto. «Come accettare che un'energia estranea potesse sostituirsi alla mia volontà e influenzare i movimenti di un pendolo da me sostenuto? All'inizio tali esperienze furono drammatiche per una persona come me, che per la mia attività professionale ero quotidianamente in contatto con il mio prossimo per poterne comprendere le difficoltà emotive, per aiutarlo a recuperare l' equilibrio psichico».
Crosa si chiese: «come non interpretare ciò che mi accadeva nella prospettiva di quella vasta fenomenologia patologica abitualmente etichettata come "delirio di influenzamento"? Come non dubitare del mio stesso equilibrio psichico? D'altra parte non potevo che essere più che certo dell'autenticità del fenomeno che in me stesso si verificava e sentii pertanto logico e doveroso, dopo un iniziale periodo di perplessità e di smarrimento, assecondarne lo sviluppo».
Lo psichiatra Crosa era del tutto scettico sulla possibilità di fenomeni indipendenti dall'individuo. Lo disse nel 1966 alla terapeuta tedesca Gertrud Flum, incontrata a Costanza durante un congresso di parapsicologia. Era la prima volta che partecipava a un simile dibattito. Aveva ricevuto l'invito da Gerda Walther, filosofa e parapsicologa, convertitasi al cattolicesimo nel 1944. Lo psichiatra aveva aderito al convegno poiché desiderava smascherare «l'errore dell'interpretazione spiritica, considerandola assurda, insostenibile».
TRAINING Crosa parlava perfettamente tedesco. Uno dei suoi meriti scientifici era stato aver introdotto in Italia il training autogeno messo a punto negli anni Trenta dallo psichiatra tedesco Johannes Heinrich Schultz. È una tecnica di rilassamento ormai diffusa in ambito clinico per il controllo dello stress.
Un paio d'anni prima del contatto con la Flum, nel 1964, Crosa aveva preso parte a Torino al congresso sulla spontaneità promosso dal Centro di studi orientali e tibetani. In quell'occasione conobbe Secondo Casasopra di Lugano. Un giorno, mentre faceva colazione con lui in un tranquillo ristorante, Casasopra gli raccontò alcune sue esperienze di radioestesia. Crosa espresse perplessità e mentre discutevano volle metterlo alla prova. Prese un tovagliolo di carta del ristorante «vi segnò in cerchio le lettere dell'alfabeto e sul centro di quel cerchio lasciò pendere il suo orologio da tasca trattenendolo per la catena».
«L'orologio cominciò a oscillare spontaneamente», riferisce lo psichiatra Crosa, «e io esclamai: "Vede, questo orologio oscilla, passa da una lettera all'altra, ma io non sono un radioestesista, non ho alcun capacità telepatica e perciò queste lettere non hanno alcun significato, vengono così, una dopo l'altra: una B, poi, una E, ecco chiaramente si sofferma su una D e ora su una A. Sono quattro lettere che non significano nulla". Casasopra interruppe: "Ma come, lei non sa chi è Beda? Il venerabile Beda, colui che portò il cristianesimo in Inghilterra? ". Sconcertato», continua Crosa, «ammisi di non aveva mai sentito parlare del venerabile Beda». Dopo quasi un anno desiderò ripetere l'esperimento in solitudine. Era il 16 settembre 1965. Formulò il pensiero: «Beda ti ascolto». Dopo qualche istante, narra ancora lo psichiatra, «l'orologio prese a oscillare e, passando da una lettera all'altra, formò questa frase: "Il principio di ogni esperienza psicologica non prova nulla di più di quanto non sia stato già l'oggetto di altri studi"». Lo psichiatra si stupì della frase significativa. Chiese: «A proposito di che cosa lo dici?» E la risposta fu: «Non puoi immaginare quante cose potrai noscere se continuerai a maneggiare il pendolo» (noscere, venire a conoscenza in latino).
A Costanza Crosa decise d'interessarsi a fondo e sistematicamente della fenomenologia paranormale. Presero così forma le Tredici lezioni sulla parapsicologia (a cura di Paola Giovetti, introduzione di Andreas Resch, Edizioni Mediterranee, 122 pagine, 9,50 euro) di cui si dice che «fossero state comunicate con la radiestesia a Crosa» da Allan Kardec (1804-1869).
CODIFICATORE Kardec è lo pseudonimo del filosofo e pedagogista francese Léon Hippolyte Denozard Rivail, considerato il codificatore della medianità. Nato in una famiglia di avvocati e magistrati di Lione, dopo i primi studi completò la preparazione in Svizzera, presso il celebre pedagogista Enrico Pestalozzi, del quale divenne presto collaboratore. Parlava correttamente varie lingue (italiano, spagnolo, tedesco, inglese, oltre al francese, naturalmente) ed ebbe forti interessi per la medicina.
Per controverse che siano le sue teorie, Kardec non può essere bollato come sprovveduto. Fu uomo prudente, sereno e si dedicò per anni ai problemi educativi. Solo a cinquant'anni, nel 1854, sentì parlare di medium e cominciò a occuparsi di spiritismo, applicando il metodo che aveva sempre usato: quello sperimentale. La sua solida preparazione pedagogica e scientifica lo rese diffidente all'inizio nei confronti dei vari esperimenti. Poi la rivelazione di alcuni fatti, che lui solo poteva conoscere, lo convinse dell'autenticità delle comunicazioni medianiche.
Il primo accenno alle Tredici lezioni sulla parapsicologia risale al 12 novembre 1966. Esse trattano vari temi con assoluta originalità ben oltre i limiti della parapsicologia.
Alcuni punti risultano oscuri e la ragione così viene riferita da Crosa nelle parole dello stesso «comunicante»: «Non posso completare con chiarificazioni che diano a te e agli altri le immagini definitivamente precise di ciò che sia la Verità, anche perché io stesso, non sono in grado di percepirla in tutta la sua ineffabile consistenza». Comodo, direbbero gli scettici. Comunque Le Tredici lezioni non sono in contraddizione con quanto Kardec scrisse in vita. Padre Andreas Resch, docente emerito di psicologia clinica all'Accademia Alfonsiana della Pontificia Università Lateranense, scrive nella prefazione del libro che «è opportuno leggere i testi non solo come rivelazione, ma come esperienza interiore di un uomo che, fornito di ampio sapere e di vasta conoscenza delle profondità dell'animo umano, divenne lui stesso messaggero. Il suo messaggio spezza le barriere scientifiche per dare spazio alla spiritualità».© RIPRODUZIONE RISERVATA
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