Stadio, un Diluvio universale che trova l'energico epilogo

VITTORIALE. CIRCA SETTECENTO SPETTATORI NEL TEATRO DANNUNZIANO PER LO STORICO GRUPPO BOLOGNESE
Largo al pop d'autore della band di Curreri E sul finale arriva anche un Vasco virtuale
20/07/2009
Zoom Foto
Sorprendenti i continui acuti «metallari» di Gaetano Curreri. FOTOLIVE

Chi temeva un «diluvio universale» è stato smentito. Però è vero che a forza di temporali questa estate sta rendendo la vita difficile ai tanti, tantissimi eventi all'aperto che si tengono in tutta la provincia. Ed è comprensibile che alla fine qualcuno preferisca restare a casa invece di rischiare. È successo probabilmente anche sabato sera al teatro del Vittoriale di Gardone Riviera, dove il concerto degli Stadio non ha esattamente chiamato a raccolta un pubblico… da stadio.
Erano comunque circa 700 gli spettatori che, sfidando una temperatura crollata di botto a livelli autunnali, non hanno voluto mancare all'appuntamento con la band di Gaetano Curreri, che da quasi trent'anni ormai rappresenta una presenza imperturbabile nel panorama del pop-rock melodico all'italiana.
UN POP anche d'autore, se è vero che buona parte dei testi del gruppo portano firme eccellenti come quelle di Vasco Rossi, Roberto Roversi, Luca Carboni, Francesco Guccini: ed è del resto proprio nel mondo dei cantautori che affondano le radici di questa band, che ha cominciato suonando con Dalla e che oggi è ancora in scena con alle spalle un'onorevolissima carriera ed un cospicuo carico di canzoni.
Quella degli Stadio è musica che rimanda ad un'etica «vecchio stampo», a quell'affidabilità artigianale che non mancava mai in gran parte della musica italiana degli anni '70: il loro pubblico li ama anche per la capacità di mettere sempre un po' di sostanza nella musica leggera, in canzoni capaci di rispondere ad un'esigenza di raccontare, commentare, denunciare. Un po' quel che avviene in «Benvenuti a Babilonia», un ritratto ironico dell'Italia contemporanea con il quale l'altra sera gli Stadio hanno aperto il loro recital. «Che magia suonare in un posto come il Vittoriale - ha detto Curreri salutando il pubblico -. Sono luoghi come questi che ci ricordano quanto l'Italia sia un Paese pieno di cultura. Peccato che gli italiani stiano diventando sempre più ignoranti: forse per uscire diluvio universale bisognerebbe tornare ad ascoltare i poeti, quelli di ieri e quelli di oggi…»
DA QUI ha preso avvio il viaggio degli Stadio nella loro storia, nelle loro tracce più significative, in canzoni ancora oggi molto amate come «Sorprendimi», «Equilibrio instabile», l'immancabile «Chiedi chi erano i Beatles». Memorie che si sono intrecciate al presente dell'ultimo album «Diluvio universale», da cui sono arrivate numerose tracce della scaletta, alcune molto applaudite come «Gioia e dolore» e soprattutto «Come pioggia in mare», il nuovo singolo che in questi giorni sta tenendo banco nelle playlist radiofoniche.
Sul finale è spuntato anche un Vasco virtuale in video (ne «La faccia delle donne»), il viatico per l'energico epilogo con «Generazione di fenomeni» e «Stabiliamo un contatto», che han posto fine a due ore e mezza di musica di grande piacevolezza ed energia. Anche sorprendenti: tra i continui acuti «metallari» di un Curreri in stato di grazia e gli assoli funambolici sfornati a ripetizione dal chitarrista Andrea Fornili.
La serataha offerto l'occasione di (ri)scoprire un gruppo che forse ha ricevuto meno di quanto meritasse.
Claudio Andrizzi

Claudio Andrizzi