DONNE DIVINE,

SAGGI. VENTITRE PROTAGONISTE DEL NOVECENTO NEI RITRATTI DI MARCO INNOCENTI, PUBBLICATI DA MURSIA
DESTINO CRUDELE
07/08/2009
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Françoise Sagan (1935-2004), scrittrice francese

Ventitré donne eccezionali, quasi tutte bellissime, con doni straordinari, idolatrate dal pubblico, con ai loro piedi tutti gli uomini che avrebbero voluto, ma minate dal male di vivere. Queste le protagoniste del più recente volume di Marco Innocenti, articolista del Sole 24 Ore, studioso di politica internazionale e di storia, grande esperto del fascismo, autore per i tipi di Mursia di venti libri sull'Italia littoria e del secondo dopoguerra e di costume e società fra Otto e Novecento. La malattia chiamata donna «Erano belle, famose e depresse» il titolo di questo lavoro di Innocenti. Scrittrici, poetesse, scultrici, attrici, cantanti, fotografe, modelle vengono restituite dal giornalista scrittore nel loro prima travolgente e poi aspro cammino di vita, tragico per la gran parte di loro, schiacciate dal male oscuro cui solo poche si sottrassero, capaci di guardare ancora con fiducia alla vita e a qualcosa che la trascende.
Così Marco Innocenti nel capitolo delle ribelli ci narra la parabola di Zelda Fitzgerald, la stupenda moglie d'uno scrittore amato e venduto come Francis Scott, autentica icona della brama di vivere degli anni Venti. Il suo destino è quasi la cifra di quello d'una generazione maledetta in tanti dei suoi figli. Bellissima, ricchissima, corteggiatissima, con un'incoercibile voglia di stupire e sfidare le convenzioni borghesi e la morale wasp. Con lo scrittore l'amore scatta a prima vista. Lui arriva ad una festa dell'alta società del Sud nell'elegante uniforme di tenente di fanteria statunitense, quella verde-marrone della Grande Guerra, col cappello ad ampie tese ed i gambali color cuoio rossiccio. E' colpo di fulmine. Zelda, oltre che compagna nella vita, sarà la protagonista di tutti i romanzi di Francis Scott, con la sua disperata voglia di vivere sopra le righe. Ma questo non le basta. Oltre che musa ispiratrice d'uno scrittore di prima grandezza vuole esprimere una dimensione tutta propria, che ricerca nella danza. Il suo tentativo non approderà a risultati di rilievo, mentre la sua esistenza tramonterà amaramente. A quarant'anni sembra una vecchia. Morirà il 10 marzo 1948 ad Ashville, nel rogo dell'ospedale dove è ricoverata. Innocenti riporta come la figlia abbia fatto incidere sulla lapide di Zelda le ultime parole del Grande Gatsby: "Così continuiamo a battere l'acqua, barche contro corrente, risospinte senza sosta dal passato." Zelda muore con la memoria rivolta a quegli anni Venti, folli e gloriosi, quali mai più saranno, travolti dal grande crack e da un incendio ancora più vasto e feroce.
Non meno tragica è la sorte d'una delle poetesse più ispirate del Novecento, la russa Marina Cvetaeva, una vita di ribellione e di miseria, illuminata da un genio e da una sensibilità con pochi eguali. Nel cammino del marito, Sergej Efron, è rispecchiata la tragedia di tanti russi vissuti nella prima parte del Novecento.
Allo scoppio della rivoluzione Sergej si schiera con i bianchi. Alla sconfitta lui e Marina emigrano prima a Praga, poi a Parigi, conducendo una vita di scrittura e di stenti. Nella capitale francese, con la Russia nel cuore, Sergej cambia campo, entrando nella GPU, la polizia segreta bolscevica. Passa in Spagna, a combattere contro Franco, Marina lo segue, fino in Urss, nel 1939, disprezzata dai rossi come bianca, bollata dagli emigrati come traditrice. Con l'invasione hitleriana la poetessa ed il figlio vengono evacuati in Tataria, con i soldi sufficienti all'acquisto di due sole pagnotte al giorno. Domenica 31 agosto 1941, Marina Cvetaeva si toglie la vita chiedendo perdono al figlio, dopo un'esistenza votata all'arte più sublime e all'amore più leale, ma funestata dalle tragedie più atroci della storia dell'umanità.
E che dire del cammino di Françoise Sagan, piombata diciottenne sul palcoscenico della letteratura con «Bonjour Tristesse», scioccante vincitore del Prix des Critiques, attribuito pochi anni prima nientemeno che a La Peste di Albert Camus? La sua vita è come quella dei suoi spregiudicati ed autodistruttivi personaggi, così diversi dall'orgogliosa ed impegnata immagine della Francia gollista. Il grande scrittore cattolico François Mauriac la definisce «le charmant petit monstre». La fine di Françoise sarà segnata dal nichilismo, come le vicende dei suoi personaggi. Parlando di attrici la vita della radiosa Romy Schneider, apertasi con i trionfi di Sissi, si conclude come una tragedia greca, con il suicidio dopo la morte del figlio. Vivien Leigh, sposata con un gigante del teatro e del cinema quale Laurence Olivier è la donna più infelice del mondo. E la nostra Silvano Mangano, partita come splendida maggiorata in «Riso amaro» di De Santis diventa una delle bellezze più spirituali e tormentate del grande schermo, tormentata e delusa anche nella vita, oltre che sul set.
Certamente una delle personalità più affascinanti del libro di Marco Innocenti è quella della fotografa americana Lee Miller, che a ventidue anni blocca per strada a Parigi Man Ray e gli dice: "sono la sua allieva." Dopo essere stata brillante fotografa di moda e con alle spalle due matrimoni discutibili, nel 1941 la bella e libera americana cambia vita e diventa uno dei migliori fotografi di guerra del campo alleato. La sua propaganda per la vittoria della democrazia è infaticabile fino al 1945, quando diventa il primo fotografo a cogliere i campi di concentramento nazisti.
Ormai la sua è una personale battaglia contro l'orrore e l'ingiustizia. Manda a Vogue le foto di Buchenwald e Dachau e telegrafa al direttore: "Vi imploro di credermi che è tutto vero". Alcune sue immagini diverranno l'emblema del terrore del nazismo. Stremata da una battaglia così impegnativa, trascorrerà i trent'anni che le restano tenendo corsi di cucina in una farm inglese. Queste in breve alcune delle storie di donne celebri e infelici che Marco Innocenti ha descritto con tanta passione e rigore, simboli di tanta parte della condizione femminile.

Giovanni Masciola

Giovanni Masciola