MAFIA, «PULITA»
DOCUMENTI. UN LIBRO RICCO DI DETTAGLI E CIFRE SUL MODUS OPERANDI DELLA CRIMINALITÀE INVISIBILE
Basato su atti processuali, parlamentari e inchieste giornalistiche, Mafia pulita (Longanesi, 251 pagine, 14,60 euro) è un libro pieno di dettagli, fatti e cifre da capogiro, ben documentato, che spiega il modus operandi della mafia invisibile in grado di infiltrarsi ovunque, anche nel sistema bancario, e di reinvestire in economia legale l'enorme quantità di ricchezza originata da traffici illegali. Ne sono autori Elio Veltri, ex componente della commissione antimafia, e Antonio Laudati, direttore generale della giustizia penale al ministero della giustizia e già pm alla Dda (Direzione distrettuale antimafia) di Napoli e alla procura nazionale antimafia.
Attraverso il racconto delle vicende di alcuni esponenti della 'ndrangheta, della camorra e di Cosa nostra, vengono illustrate la diabolica spregiudicatezza affaristica della mafia di oggi, la sua capacità di mimetizzarsi e di destreggiarsi nella società e nei mercati globalizzati e la crescente pericolosità delle consorterie criminali. Secondo Laudati ormai «il bene giuridico minacciato è la stessa democrazia e quindi la libertà di ciascuno di noi».
Tra le storie narrate vi è quella di Vito Roberto Palazzolo, detto l'Africano, persona di fiducia dei boss Riina e Provenzano, punto di contatto tra imprenditoria internazionale e mafia siciliana nel riciclaggio del denaro sporco e negli investimenti di copertura. La mafia non è più soltanto traffico di droga: i mafiosi si mascherano da imprenditori legali, diversificano le attività e moltiplicano gli affari. Agevolati, spesso, da funzionari di banca infedeli, controllori compiacenti e politici collusi. La mafia avanza a grandi passi con la corruzione. E leggendo Mafia pulita ci si rende conto che tanti ancora sono coloro che si lasciano comprare. «L'azione della magistratura e delle forze dell'ordine, sia pure indispensabile, non è più sufficiente; occorre il contributo di tutti noi», sostiene il magistrato.
Nel volume è evidenziato che le mafie italiane rappresentano una vasta holding con un fatturato complessivo di circa 130 miliardi di euro e un utile che si aggira intorno ai 70 miliardi. «Oggi la Mafia Spa è la più grande multinazionale italiana», affermano Veltri e Laudati. La confisca e la vendita del suo patrimonio consentirebbero di coprire il debito pubblico.
«Eppure nessuno sembra porsi il problema», aggiungono. «Il Pil della criminalità organizzata in tutto il mondo ha toccato i mille miliardi di dollari», scrivono gli autori. Parecchi gli aspetti sottolineati. Risultano forti le alleanze tra gruppi criminali di diversa nazionalità, in particolare tra la 'ndrangheta calabrese e i Cartelli colombiani. Le organizzazioni criminali condizionano estesi comparti economici, da quello immobiliare alla sanità, dai servizi alle risorse idriche. Il libro ha il pregio di ricordarci che la mafia è purtroppo radicata, già a partire dalla fine degli anni Sessanta, anche nel Nord Italia. A favorire il fenomeno, il soggiorno obbligato dei boss nel Settentrione. La Lombardia è stata terra di conquista della 'ndrangheta calabrese. Milano, di recente, ne è stata definita «una colonia» dalla commissione parlamentare antimafia. E un ruolo chiave lo ha rivestito la cosca dei Morabito. Anche la provincia di Verona entra nelle pagine del libro di Veltri e Laudati. Il riferimento è nel terzo capitolo che tratta del traffico di merce contraffatta dei clan camorristici campani. Nel caso specifico, viene messo in risalto che la produzione più rilevante è quella relativa alle giacche in finta pelle, controllata dai clan Licciardi, Sarno e Di Lauro. Poi gli autori rammentano: «Quando nella guerra tra i clan scoppia una bomba nel cuore di Napoli, al quartiere Sanità, e viene accusato Pietro Licciardi, poi assolto, il clan sposta le produzioni a Castelnuovo del Garda e commercianti e imprenditori veneti legati ai clan favoriscono la latitanza di Pietro Licciardi e dei suoi uomini». Inoltre, viene rievocato che nel 2006 il boss Vincenzo Licciardi ha trascorso le vacanze sul lago di Garda «assistito da sei uomini del clan che hanno curato preparativi e spostamenti».
Nel volume trova spazio anche un'altra specializzazione della malavita: il traffico illegale di rifiuti in Campania che ha visto coinvolto, soprattutto, il clan camorristico dei Casalesi.
Marco Scipolo
Marco Scipolo
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