I valori aggiunti: Forman e retrospettiva su Zampa

FESTIVAL DEL CINEMA DI ROMA. DA DOPODOMANI LA KERMESSE DIRETTA DA PIERA DETASSIS
Al regista ceko la presidenza della giuria. Un doveroso omaggio all'autore di «Processo alla città»
  • 13/10/2009
 
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Il regista ceko Milos Forman presiede la giuria

«Tutto il cinema per tutti» è uno degli slogan che caratterizzano la quarta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, che prenderà il via giovedì sotto l'attenta e sobrissima direzione artistica di Piera Detassis. Un motto che non si può smentire: il cartellone non sarà travolgente ma è ben nutrito e, girando come fa a 360°, costruttivamente disorientante.
Il segreto, forse, è nella più volte sottolineata dicitura: «film», presente nel nome stesso dell'evento. Non solo cinema, quindi, ma anche tanta televisione e, soprattutto, tanti incontri e convegni.
Dei titoli più attesi e degli ospiti ormai sappiamo tutto: il presenzialista George Clooney assieme all'ex «velina» Elisabetta Canalis; Meryl Streep pronta a ritirare il Marc'Aurelio d'Oro alla Carriera; i fratelli Coen e la loro nuova commedia nera; Richard Gere con un film strappalacrime su un cane fedele; i primi 25 minuti di «Twilight: New Moon», col loro codazzo di adolescenti palpitanti. Sono presenze importanti e opere di sicuro successo ma, visto che l'eco dei party veneziani si è a malapena spento, rischiano di essere accolti un po' distrattamente, come un invitato di lusso che si presenti a dieci minuti dalla fine della festa.
Quello che vale la pena di fare, quando si tratta col festival romano, è leggere tra le righe del densissimo programma. Così facendo è possibile scovare selezioni preziose e poco pubblicizzate. Innanzitutto appare doveroso ricordare che il presidente della giuria internazionale che assegnerà il Premio Marc'Aurelio d'Oro al miglior film, alla migliore attrice, al migliore attore e il Marc'Aurelio d'Argento, è il grande Milos Forman. Classe 1932, vincitore di due premi Oscar per «Qualcuno volò sul nido del cuculo» e «Amadeus», il regista di origini ceche è uno dei grandi nomi del cinema contemporaneo, troppo spesso dimenticato.
C'è poi una retrospettiva, quella dedicata a Luigi Zampa, che darà al pubblico il raro privilegio di poter ammirare sul grande schermo classici di Sordi come: «Bello, onesto, emigrato in Australia sposerebbe compaesana illibata» e «Il medico della mutua» e titoli di culto come «Processo alla città».
Un'occasione ben più interessante della speculare retrospettiva di cortesia che ha per protagonista Meryl Streep: tutte pellicole facilmente reperibili privatamente, passate da poco al cinema o in tivù.
La sezione «Occhio sul mondo» guarda al nostro pianeta e ai rischi che corre la natura, proponendo documentari imperdibili: «The Cove», «The End of the Line», «Ghost Bird». Alle proiezioni saranno associati ben sette eventi dedicati all'ambiente tra cui quello organizzato dall'Associazione Cape Farewell, fondata da David Buckland e intenta a cercare un inedito equilibrio tra arte e informazione scientifica.
Sono presenti anche prodotti televisivi di altissima qualità e inediti in Italia, come l'entusiasmante trilogia inglese «Red Riding», tratta dai romanzi di David Peace o il film tivù «Skellig», con Tim Roth nel ruolo di un essere alato che fa amicizia con un bambino.
E ancora musiche berbere con «Sound of Morocco» di Giuliana Gamba, l'animazione tratta dal Manga «Astro Boy», il nuovo James Ivory, vergognosamente inedito trattandosi di uno degli autori più grandi del doppguetta, «The City of Your Final Destination», con Anthony Hopkins e Laura Linney.
Gli occhi dei media, puntati sui titoli da red carpet: «Julie & Julia», «The Last Train» (progetto di Paulo Coelho), «Up in the Air» (coppia bollente Clooney - Vera Farmiga), «A Serious Man», «The Imaginarium of Doctor Parnassus» e «Triage», sono distratti, in cerca di glamour, da quella che potrebbe essere la reale identità di un appuntamento che fatica a trovare una propria dimensione. Non una Venezia di serie B ma un simposio, durante il quale si possa festeggiare la settima arte in tutti i modi possibili. Una festa, come recitava il nome con cui l'evento ha esordito, che porti il popolo in sala e i cinefili tra il pubblico.

Adamo Dagradi

Adamo Dagradi