Ottavio Amigoni, quaranta opere per riscoprire un grande artista

MOSTRA. Si inaugura oggi al Museo diocesano in vicolo San Giuseppe l'esposizione sul pittore bresciano del Seicento
Accanto ai suoi lavori proposti anche dipinti di Bernardo Strozzi Bartolomeo Cesi, di Pompeo Ghitti e la grande pala del Procaccini
04/02/2012
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Un particolare di un'opera del piccolo ciclo di Pontevico

Viene inaugurata oggi, alle ore 16, al Museo Diocesano la mostra dedicata al pittore bresciano Ottavio Amigoni (Brescia 1606-1661) che attraverso l' esposizione di circa quaranta dipinti ripercorre il percorso artistico del pittore dalle prime prove degli anni Trenta fino alla maturità, segnata dalle grandi pale per le chiese del bresciano. Ottavio Amigoni non è molto conosciuto dal grande pubblico, anche se in questi ultimi anni sta riscuotendo un certo successo da parte degli studiosi locali, e l'esposizione di un nucleo piccolo, ma significativo, di sue opere servirà a rivedere certi giudizi critici che avevano collocato l'artista in un ambito esclusivamente provinciale e attardato. Ora però, grazie anche agli studi di Giuseppe Fusari, curatore della mostra, il suo catalogo è stato arricchito da nuove opere che hanno consentito di mettere meglio a fuoco la qualità della sua pittura e la molteplicità dei suoi orientamenti, ricollocandolo tra le maggiori personalità del Seicento bresciano. Ottavio Amigoni è stato a lungo considerato un allievo di Antonio Gandino, orientato nella sua produzione verso la cultura veneta tra Palma il Giovane e Paolo Veronese, ma negli ultimi anni sono arrivati interessanti suggerimenti che collegano i suoi colori chiari e vivaci, le sue figure sinuose e allungate e le sue composizioni simmetriche a matrici diverse, indicando in Domenico Fetti e Bernardo Strozzi o anche nella cultura milanese di Giulio Cesare Procaccini e di Donato Montalto le fonti più prossime alla sua maniera. SI SONO APERTE così nuove prospettive di lettura della sua opera e la mostra consentirà nuovi confronti e opportune verifiche. Ottavio Amigoni ha lasciato affreschi nelle chiese di Santa Maria del Carmine, di San Faustino, di San Giorgio, di San Francesco d'Assisi e nel chiostro di San Giuseppe a Brescia; altre sue opere a fresco sono a Bienno, a Lovere e a Gussago dove, nel salone della Villa Averoldi dipinse le scene dell' «Assalto al castello di Brescia» e della «Devoluzione della città a Venezia nel 1426». Dipinti ad olio, di soggetto sacro, sono conservati in diverse chiese della diocesi, ma anche a Reuen nel Canton Ticino. Ed è proprio il viaggio in Svizzera, dove nella chiesa di Reuen ha lasciato nel 1642 la grande pala del «Perdon d'Assisi , che segnò una svolta nella sua pittura grazie alla conoscenza diretta della cultura artistica milanese, in particolare del Morazzone. La mostra propone un percorso diacronico attraverso l'opera di Amigoni presentando dipinti di notevole interesse tra i quali il piccolo ciclo di Pontevico, restaurato per l' occasione, la pala di Colpiano di Marone, lo splendido «San Gregorio Magno» di Bovegno, la «Salita al Calvario» del Credito Valtellinese già nella collezione Da Ponte, le tarde tele di Flero e San Zeno Naviglio. Accanto alle opere di Amigoni sono anche presentati alcuni dipinti di Bernardo Strozzi, del Gandino, di Bartolomeo Cesi, di Pompeo Ghitti e la grande pala del Procaccini della chiesa di Sant'Angela Merici. Il catalogo è edito dalla Compagnia della Stampa. La mostra, dedicata a Pier Virgilio Begni Redona, già direttore del Museo Diocesano, in occasione del cinquantesimo di sacerdozio e del prossimo ottantesimo compleanno, resterà aperta fino al 25 marzo, tutti i giorni escluso il mercoledì dalle 1° alle 12 e dalle 15 alle 18. Sempre oggi, ma alle ore 18, al Museo Diocesano verrà inaugurata anche un'altra mostra, «Equinozio di primavera», che propone, fino al 12 marzo, opere recenti di Giulio Mottinelli., pittore camuno dalla ricca vena poeticae dalla fine tecnica pittorica.

Francesco De Leonardis