I quadri parlano Zuffi li traduce per i più piccoli
LIBRI. «Le parole dell'arte» edito da FeltrinelliUn alfabeto inedito, dalla A di affresco alla Z di Zang Tumb Tumb
Il titolo, forse, avrebbe messo in allarme Roberto Longhi: maestro, grande critico, illustre saggista che mai aveva smesso di segnalare l'assoluta impossibilità di spiegare, in particolare la pittura, a «parole» riconoscendo tuttavia qualche eccezione, Dante ad esempio e, naturalmente, se stesso: essendo stato autore di testi memorabili, come Piero della Francesca, oggetto tuttora di culto, e non solo in Italia, o Cinque secoli di pittura veneziana, oppure gli scritti sulla produzione ferrarese o Caravaggio Ma, osservando più da vicino il saggio di Stefano Zuffi, Le parole dell'arte (Feltrinelli Kids, pag. 187, 16 euro) ci si rende conto di come, l'autore, abbia dribblato la difficoltà attribuendo alle «parole» un significato diverso. «A volte i quadri ci sembrano muti, incomprensibili, e le spiegazioni dei critici, ancora più ostiche e astruse». Accade che l'arte abbia un proprio lessico particolare non sempre di immediata comprensione. Da qui la necessità di lasciarci catturare dalle opere stesse, ascoltando la loro voce. Il loro linguaggio, allora, non ci sembrerà né strano né difficile, «magari, anzi, ci accorgeremo che era già tutto dentro di noi». Zuffi è uno storico dell'arte specializzato in divulgazione culturale; per Feltrinelli Kids ha già pubblicato un primo libro dedicato ai ragazzi, Il mondo dipinto, più volte ristampato e tradotto all'estero, a cui si aggiunge ora Le parole dell'arte, un libro molto curato, anche dal punto di vista grafico, e che non si rivolge unicamente ai ragazzi ma agli stessi adulti non specialisti in un periodo in cui le mostre risultano sempre più affollate. Un saggio gradevole, che si avvale di un buon ritmo narrativo e ci appare costruito su di una sorta di alfabeto che dalla A di «affresco», l'Ultima cena di Leonardo, giunge sino alla Z del futurista «Zang Tumb Tumb». Dei vari autori, sempre più che significativi ma non presentati in ordine cronologico e incasellati invece nella caratteristica a cui il critico fa riferimento, vengono poi date, per ciascuno, schede biografiche sintetiche e ben costruite. L'Ultima cena serve così a Zuffi per fare il punto sulla tecnica dell'affresco e sul modo di dipingere di Leonardo, contrario alla «fretta» richiesta da tale tecnica, mentre la Composizione n° 18 di Jackson Pollock serve a introdurre il concetto di astrazione e a spiegare che cosa siano il pointillisme e il divisionismo. Una carrellata che si presenta originale e personale. Per cui a Paolo Uccello, e alla sua celeberrima Battaglia di San Romano, segue Il bacio di Gustav Klimt con la sua esplosione di colori e lo spolverio d'oro che danno la possibilità al critico di approfondire il rapporto tra figure e sfondo; allo Sposalizio della Vergine di Raffaello che, oltre alla sua intrinseca bellezza, introduce alla spiegazione della precisa geometria che si può rilevare sotto la superficie della tela e al significato di «punto di fuga» farà seguito L'urlo di Edward Munch di cui si mette in rilievo lo spazio che viene dato ai sentimenti e alle emozioni unicamente utilizzando l'«urlo» dei colori E così continuando.
Ida Boni
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