Tuona l'amico Bepi De Marzi «La Chiesa bandisce i salmi»

POLEMICA. Il compositore: incompreso il contributo musicale dell'autore
05/02/2012

«Bepi, ti raccomando i salmi!» furono le ultime parole di padre David Maria Turoldo a Bepi De Marzi, il fraterno amico musicista, poche ore prima di morire. I salmi... Il frate poeta li aveva ricomposti e recitati con lo spirito dei poeti biblici, quasi quarant'anni fa, e il compositore, organista e direttore vicentino li aveva musicati assieme a Ismaele Passoni. Lo spirito dell'iniziativa era quello di «dare decoro alla messa domenicale perché fosse di tutto un mattino con poesie e musica di qualità, con l'assemblea orante, liberata nel canto, con il suono dell'organo, con le campane a mezzogiorno e andare inebriati di bellezza per le strade. Ho sognato tutto questo, ma inutilmente» è l'esordio amaro di De Marzi a cui chiediamo della sua esperienza di compositore sui testi di Turoldo. L'ufficialità musicale ecclesiastica non ha mai accettato la novità di quel cantare in melodia chiusa, facilmente memorizzabile, che proseguiva dalla migliore tradizione liturgica mutuata dal gregoriano, preferendo traduzioni impossibili e invenzioni musicali strampalate che ancora oggi resistono. De Marzi è deluso e cita Mio prefazio a Pasqua di Turoldo: «Io voglio sapere/ se Cristo è veramente risorto,/ se la Chiesa ha mai creduto/ che sia veramente risorto./ Perché allora è una potenza,/ schiava come ogni potenza?/… Mia Chiesa amata e infedele,/ mia amarezza di ogni domenica». «Purtroppo», continua De Marzi, «noi che gli siamo sopravvissuti lo abbiamo tradito e ancora oggi padre David è osteggiato; basti pensare che a quarant'anni dalla pubblicazione dei suoi Salmi, la più emozionante novità poetica e musicale del dopo Concilio, la Chiesa, anzi i signori della Conferenza episcopale italiana, i vescovi, pubblicano un libro per la preghiera liturgica cantata dove non c'è nemmeno un sospiro di quella che padre David considerava “la mia fatica più amata”». «Penso a ciò che è scritto sulla pietra dell'abbazia di Sant'Egidio a Fontanella di Sotto il Monte: “E lassù restano le piante/ miti e la fontana/ amica, e le pietre vive/ e non immemori”. Per me sono giorni di amarezza e forse sarò l'unico a dire: “Perdonaci, padre David!”». V.Z.