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Cultura & Spettacoli

15.11.2012

KATE CHE

LETTERATURA. Uno dei più grandi successi dell'editoria internazionale
Grande ritorno: la Biblioteca editori associati tascabili traduce il bestseller che nel 1954 sdoganò l'amore nel romanzo storico. Donna vera e avventure da sogno ORA È BEAT

Veronica Veronese di Dante Gabriel Rossetti, alter ego di Katherine

Veronica Veronese di Dante Gabriel Rossetti, alter ego di Katherine
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Non lo saprà mai in vita, ma nelle sue vene Katherine de Roet, figlia di un araldo fiammingo, ha sangue reale; quello che irrorerà l'albero genealogico dei Tudor in Inghilterra e degli Stuart in Scozia. Figura chiave del XIV secolo, femme fatale storicamente documentata che entra quasi in punta di piedi negli antichi castelli e vi esce premiata dalla conquista dei cuori di duchi-cavalieri altrimenti induriti dalle contese politiche e militari. Ma chi può resistere all'ammaliante bellezza di una fanciulla con grandi occhi grigi e trecce sparse rosso cupo, pelle lattea e guance rosate, bocca carnosa e una sensualità superlativa? Sembra venuta da una tela romantica di Waterhouse o Rossetti, compresa la languida malinconia che l'eroina eredita dalle proprie passioni, con l'animo sospeso tra l'amore che desidera una donna e le mire dei cortigiani che giocano al possesso. Una trama che farebbe la fortuna di qualsiasi telenovela, eppure ha fondamenti di verità nelle biografie dei re Plantageneti. Katherine di Anya Seton (SuperBeat) è il perfetto romanzo-storico-d'amore perché la protagonista è devil and enchantress, diabolica incantatrice in grado di sedurre a ogni apparizione. E di stupire. Come all'inizio (via dal convento, Sheppey, per raggiungere la reggia, Windsor) o alla fine, quando si riannodano i fili dell'esistenza in incontri decisivi, inaspettati e in parte incredibili per lei. Un romanzone, insomma. Nella lettura, le pagine si susseguono fluide come un fiume che corre alla foce, e l'attesa di un epilogo edificante per una volta non è delusa: la serenità della donna dopo tante disavventure. Arriva, sì, il paladino amato su uno stallone; ma dicendolo non si rivela la fine, che non obbedisce del tutto al cliché del romanzo storico. Il libro uscì in inglese nel 1954. Pesano di più, nella storia del costume, gli anni passati dal 1954 a oggi che tutti i secoli dai tempi dei Plantageneti. Oggi è una piacevole sorpresa ritrovare in Kate una donna che non prende l'iniziativa (anche se accetta volentieri le avances) e nemmeno si esime dal sacralizzare le promesse fatte. Come sa da dizionario affettivo (dimenticato?) il rispetto della persona, la purezza del sentimento, la sincerità dei gesti, la lungimiranza dell'impegno. UN MANIFESTO, a suo modo, per la disgnità della donna. La società si rivolta contro Katherine, così da umiliarla suo malgrado con maldicenze che la etichettano come witch and whore, strega e prostituta. La protagonista, dapprima moglie di Hugh Swynford, rozzo aristocratico bramoso di possederla come oggetto di prestigio, riesce con un moto d'orgoglio a sottrarsi alla pretesa di Robert Sutton. Giungerà infine a un nuovo, sfarzoso matrimonio con l'amato duca di Lancaster John di Gaunt, che la rende duchessa e ne legittima i figli («i bastardi Beaufort»). Insieme al romance si muove la grande storia: Katherine è stata una vera eroina inglese, vissuta dal 1350 al 1403 durante le reggenze di Edoardo III e Riccardo II. Eventi notevoli si compenetrano con personaggi famosi, fatti significativi e non semplice cornice: la Peste Nera e la rivolta dei contadini, il protagonismo di Geoffrey Chaucer, il geniale scrittore dei Racconti di Canterbury (per la parte femminile di un'altra opera, Troilo e Criseide, pare che si sia ispirato proprio a Katherine), e di John Wyclif, il predicatore eretico. Del resto, la romanziera Anya Seton fu una vera cacciatrice di documenti storici. Non si accontentò di setacciare biblioteche (trovando rarità) ma visitò di persona le roccaforti medievali per studiarne le architetture. Opportuna la scelta editoriale di pubblicare una nota dell'autrice, dove sono spiegate le sue fonti storiche. Nella produzione della scrittrice americana, oltre a quest'opera maggiore Katherine, ci sono La turchese, Verde oscurità, Avalon e Il castello di Dragonwyck, quest'ultimo portato al grande schermo nel 1946 con l'interpretazione di Vincent Price. Le ambizioni del bestseller vanno nella direzione di una letteratura in grado di proporre anche un fine educativo. Tanto quanto il lungo itinerario che va da Jane Austen a Liala: maestre di scrittura e buone maniere, che insegnano alle lettrici che le grandi conquiste sono sempre ottenute al prezzo di sacrifici e sofferenze, non passività ma qualche amara sconfitta che aiuta a rialzare la testa in nome della dignità femminile. Non una Giovanna d'Arco, ma figura esemplare nella semplicità, pienamente donna.


Stefano Vicentini

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