Borse, da febbraio un nuovo crollo

FINANZA. Grecia, Spagna e Portogallo responsabili delle nuove incertezze sui mercati. Mentre l'Ue sta per approvare i piani di risanamento
Cali superiori al 5% nelle ultime settimane dopo un gennaio promettente: responsabili i conti pubblicit
14/03/2010
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Borse, da febbraio un nuovo crollo

L'avvio è stato positivo, poi le Borse europee hanno invertito la rotta. E dopo la prima settimana di febbraio sono arrivati cali superiori al 5% dall'inizio 2010, con un peggioramento coinciso con il manifestarsi di due temi che caratterizzeranno l'intero anno: il peggioramento dei conti pubblici e la necessità di normalizzare le condizioni finanziarie.
GRECIA. La situazione si è rivelata molto peggiore di quanto creduto. L'avversione al rischio ha avuto così un'impennata coinvolgendo tutte le attività finanziarie e uscendo dai confini nazionali: si è registrato non solo un allargamento dello spread tra i rendimenti dei titoli governativi dei periferici (come Spagna, Portogallo, Grecia, ma anche l'Italia) ed equivalenti tedeschi, ma anche pesanti vendite su tutti i comparti che richiedono un premio per il rischio come obbligazioni corporate o di paesi emergenti. Facendo riferimento al comparto dei titoli di stato, le performance peggiori si sono realizzate sulla parte breve della curva dei rendimenti che in Grecia si è invertita (ossia con un titolo a 2 anni che rende più di un titolo a 10 anni) e che è molto «piatta» sia in Spagna che in Portogallo. Ancora più negativo l'andamento dei derivati,con incrementi dei credit default swap dei rispettivi paesi.
SPAGNA E PORTOGALLO. La nuova scintilla è arrivata dalla penisola iberica. L'elemento scatenante di quest'ultima ondata di vendite è il pessimo esito dell'asta su un titolo ad un anno in Portogallo il 3 febbraio, in cui il governo ha dovuto ridurre l'ammontare in offerta. Gli altri. Minori le vendite sull'Italia, grazie a delle previsioni di finanza pubblica più «stabili» e sull'Irlanda, che dopo la profonda crisi finanziaria del 2009 potrebbe aver già passato la fase di turbolenza di mercato in atto sugli altri periferici.
LE SOLUZIONI. Non sembrano esserci novità né in termini di evoluzione delle prospettive macroeconomiche né in termini di presentazione dei piani di consolidamento. Grecia, Spagna e Portogallo hanno presentato i rispettivi piani di rientro, che dovrebbero riportare il rapporto deficit/pil da oltre il 10% del 2009 al 3% nel 2013, in linea con quanto richiesto dal trattato di Maastricht, in via di approvazione Ue. Le vendite sembrano dunque più dettate da flussi speculativi su volumi non particolarmente elevati piuttosto che da un'evoluzione in negativo del mercato.