Non decolla il piano della Ue per il salvataggio della Grecia
CRISI. Il vertice dell'Eurogruppo rimanda tutto alla decisione dei capi di governo del 25 marzoSolo abbozzata qualche misura bocciata nel duello tra Germania e Francia. L'italiano Tremonti insiste sulla stretta sui derivati
ROMA
I sedici ministri finanziari riuniti nel vertice dell'Eurogruppo non vengono a capo della questione. Dopo un'accesa discussione il piano di salvataggio della Grecia si delinea, ma senza prendere alcuna decisione politica su entità e tempistica degli aiuti. Sul tavolo «diverse opzioni per trovare una soluzione» ha annunciato il presidente dell'Eurogruppo, Jean Claude Juncker, ma l'ultima parola è stata rinviata alla riunione dei capi di governo del 25 marzo prossimo.
L'iniziativa in appoggio del governo greco, messa a punto dal commissario agli Affari Economici Olli Rehn che l'ha definita «un sistema europeo di assitenza coordinata e condizionale», prevede misure a sostegno delle emissioni di titoli del debito pubblico greco oppure contributi bilaterali in forma di prestiti o garanzie nel caso che Atene abbia difficoltà a rifinanziare il debito in scadenza tra aprile e maggio. Lo stanziamento è stimato in 20-25 miliardi di euro. Ma ieri sia Juncker sia il presidente di turno dell'Ecofin, la spagnola Elena Salgado, hanno ribadito che la Grecia non ha necessità di aiuti immediati.
La discussione non ha superato le resistenze della Germania. «Abbiamo bisogno di norme più rigorose» ha ammonito il ministro delle finanze, Wolfgang Schaeuble, contrario ad allentare i cordoni della borsa. Ieri tra i big di Eurolandia non sono mancati i motivi di disaccordo.
LE CONTESTAZIONI. Sul coordinamento economico la francese Christine Lagarde ha contestato le scelte tedesche sbilanciate sull'export («Questo modello non regge»). Bocciato anche il progetto del Fondo Monetario Europeo caldeggiato da Schaeuble («Ne abbiamo bisogno perché il Patto di Stabilità non basta»). Viceversa per Lagarde non si tratta di «una priorità».
Oggi la due giorni di Bruxelles entra nel vivo. Sul tavolo dell'Ecofin approda anche la direttiva europea sui credit default swaps (Cds), le polizze assicurative sulle obbligazioni statali considerate le cause delle turbolenze sui debiti sovrani. La questione è stata al centro di un faccia a faccia del ministro italiano all'Economia Giulio Tremonti con il commissario al Mercato, Michel Barnier. «La discussione è andata molto bene» ha precisato il ministro dell'Economia che si è detto favorevole alla proposta franco-tedesca di una regolamentazione molto severa sui cds. Ma ha smentito di aver parlato di «temi italiani» come la procedura d'infrazione sull'uso della golden share nelle aziende privatizzate (Eni, Enel, Finmeccanica e Telecom) emessa a carico dell'Italia nel 2009.
EXPORT 2009 -21,4%. Intanto si apprende che nel 2009 il valore delle esportazioni italiane ha registrato una flessione del 21,4%, rispetto all'anno precedente, dovuta a consistenti riduzioni tendenziali dei flussi sia verso i Paesi Ue (-23,7%) sia, in misura più contenuta, verso i Paesi extra Ue (-18,1%). Tutte le ripartizioni territoriali - fa sapere l'Istat nella nota sulle esportazioni delle regioni italiane - fanno rilevare flessioni nell'export, con diminuzioni superiori alla media nazionale per l'Italia insulare con un -39,5%, dovuta alla forte riduzione del valore delle vendite all'estero di prodotti petroliferi raffinati; per quella meridionale (-23,5%) e per quella nord-orientale (-22,6%).
