Consorzio Cellatica sul futuro incombe lo spettro-chiusura

VINI E TUTELA. L'ente verso lo scioglimento
Inutili i tentativi di aggregazione con Botticino e Capriano del Colle
02/02/2012

L'ultima vendemmia è andata oltre le più rosee aspettative, eppure a Cellatica c'è poco da brindare. Sulle sorti del Consorzio che rappresenta gli ormai pochissimi produttori locali aleggia lo spettro della chiusura. Un'ipotesi che sta assumendo i contorni della certezza dopo il «no» del Consorzio del Botticino alla proposta di fusione avanzata dalla realtà presieduta da Alessandro Milesi. Una proposta dettata dalla necessità di razionalizzare i costi, nel pieno rispetto, però, delle singole identità. La stessa iniziativa ha coinvolto anche il Consorzio di Capriano del Colle. Nulla di fatto: anche dal Monte Netto la richiesta è tornata al mittente. Ora, dopo oltre 50 anni di attività, il Consorzio che ha sede nei locali di viale Bornata starebbe pensando di gettare la spugna: «Il rischio di scioglimento - dice amareggiato Milesi - è alto. Sono rimaste cinque aziende a produrre il Cellatica su un'area che, negli ultimi 20 anni, si è drasticamente ridotta causa il cambiamento di destinazione di molti terreni, da agricoli diventati edificabili. Gli ettari vocati alla produzione sono attualmente una decina, erano un centinaio negli anni '60 quando, primo tra i bresciani, al Cellatica era stata riconosciuta la Doc. Rispetto alla coltivazione di schiava gentile, marzemino, barbera e incrocio terzi, usati per il Rosso superiore, si stanno privilegiando i vitigni Chardonnay per il Franciacorta». «Consorzio del Botticino e del Cellatica»: questa la denominazione dell'ipotetico nuovo ente; avrebbe avuto soprattutto competenze di carattere amministrativo. Ma il progetto non è decollato. Per Milesi, da otto anni al vertice del Consorzio, c'è poco da sperare: «La produzione continuerà - spiega -, ma a livello promozionale l'unico punto di riferimento, da questo momento sarà solo il Consorzio di Tutela del Franciacorta al quale siamo legati». Il Consorzio del Cellatica, che tutela anche gli Igt «Ronchi di Brescia», ha registrato nel 2011 circa 50 mila bottiglie. Tanti i riconoscimenti ricevuti negli ultimi anni. Il più recente, che ha del clamoroso, è arrivato lo scorso maggio all'International Wine Challenge di Londra: alla pari di un Barolo annata 2005, un Sagrantino di Montefalco e di un Brunello di Montalcino, ha premiato con la medaglia d'oro il Clavis Cellatica Superiore 2000 di Ca' de Vent.P.BOR.