«Rispetto delle regole e riforme per salvare la moneta unica»
POLITICA E MERCATI. Nella sala Bevilacqua in città l'incontro sulla crisi dell'euro con l'economista e docente universitarioVaciago: la crescita è mutamento va finalmente concretizzato il «gioco cooperativo» combinando il meglio dei Paesi
Solo le riforme possono salvare la moneta unica e l'Italia. Solo il rispetto di quelle regole, già contenute nel trattato di Maastricht, ma che nessuno ha osservato tranne la Germania, potrà dare un futuro. Sono le convinzioni che Giacomo Vaciago ha evidenziato a Brescia durante l'incontro sul tema «La crisi dell'euro. Politica e mercati», organizzato nella sala Bevilacqua dalla Cooperativa Cattolico-democratica di Cultura in collaborazione con Cattolica, Padri della Pace e Confraternita dei Santi Faustino e Giovita. GIÀ SINDACO di Piacenza dal '94 al '98, editorialista de «Il Sole 24 Ore», saggista ed esperto, oltre che docente alla Cattolica di Milano, Vaciago ha illustrato le linee, imprescindibili per «la sopravvivenza», introdotto da Maurizio Faroni (direttore finanziario del Banco Popolare). «Delors - ha detto - poneva già a suo tempo come condizione che i Paesi aderenti alla nuova moneta unica traessero più benefici che costi. Questo non è avvenuto, perché le norme sono state dimenticate, quando non bypassate come da Grecia, Portogallo, Spagna e anche dall'Italia». In questa situazione, però, i mercati non sono stati certo a guardare: quando si sono accorti della situazione hanno iniziato a non fidarsi più. «Ora - ha detto - è indispensabile e urgente avviare cambiamenti, fare come i tedeschi e non come i greci. È l'unica ricetta». LE SCELTE sono politiche: devono essere orientate a governare ciò che i mercati avrebbero già escluso (iniziando da Grecia e Portogallo). «La credibilità è venuta meno, non è mai stato attuato quello che era stato definito "gioco cooperativo" - ha detto l'economista -, con il quale la zona dei diciassette sarebbe stata la più forte. Se avesse combinato il meglio dei Paesi aderenti, l'area euro, con un mercato di 330 milioni di abitanti, avrebbe avuto un peso che, invece, assolutamente non ha». L'Europa «non ha un sistema universitario, una politica fiscale ed economica e neppure un esercito comuni - ha aggiunto -. Ma soprattutto manca di riforme». E non c'è neppure coesione tra gli Stati: questo dà il diritto ai tedeschi, «che hanno lavorato un'ora gratis per salvare le aziende, di arrabbiarsi con i greci che si aumentavano gli stipendi». VACIAGO non ha rigettato il welfare di stampo europeo, l'«economia sociale di mercato», diversa dal liberismo Usa, ma l'organizzazione del lavoro va cambiata. «Nessun altro Paese, oltre all'Italia, ha un articolo 18, ha una Cassa integrazione che tiene legati i dipendenti a una fabbrica senza futuro con le risorse pubbliche - ha sottolineato -. Lo Stato, invece, dovrebbe accompagnare alla ricerca di una nuova occupazione, assicurando il giusto sostegno nel momento di passaggio. In nessun altro luogo si guadagna di più per vecchiaia, invece che per merito». Anche l'università, per l'economista, va assolutamente rifondata con norme chiare, «non con le 8 mila pagine della Gelmini»: serve una realtà completamente diversa «da quella attuale nella quale il 94% degli studenti a sera cena dalla mamma». È INDISPENSABILE cambiare, dunque, la crescita è mutamento e questo, per Vaciago, è un punto certo. E partendo da questa convinzione ha rinnovato il suggerimento a trovare finalmente il «gioco cooperativo», con il quale due più due non fa quattro ma cinque, mentre ogni nazione cerca di realizzare al meglio ciò che sa fare. Senza dimenticare la sfida legata al nuovo trattato fiscale sottoscritto all'inizio della settimana a livello europeo, con nuovi limiti per quanto riguarda i decifit dei singoli Paesi dell'Unione.
Magda Biglia
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