Delega al governo: stop ai ritardi nei pagamenti
PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. La Camera dà sei mesi per i decreti che recepiranno la direttivaSì bipartisan all'emendamento al disegno di legge comunitaria ma tra i deputati serpeggia il timore di aver fatto troppo poco
ROMA Tempi più stretti, nelle intenzioni, per la lotta ai ritardi nei pagamenti da parte della pubblica amministrazione alle imprese e tra le aziende. La Camera ha approvato un emendamento al disegno di legge comunitaria (in prima lettura alla Camera) che delega il governo ad adottare entro sei mesi dall'entrata in vigore del provvedimento i decreti legislativi che debbono recepire la direttiva comunitaria su questa materia. Lo scorso anno il Parlamento con lo Statuto delle imprese aveva già delegato il governo a intervenire fissando la scadenza al 15 novembre 2012. Termine, spiega Isidoro Gottardo, deputato del Pdl a nome della commissione, «giudicato dai deputati e in sede comunitaria eccessivamente lungo». Per il governo, «si tratta», ha commentato Enzo Moavero, ministro delle Politiche Ue, «di un impegno serio e importante. Accettiamo di buon grado un allargamento del campo di previsione e una riduzione dei tempi». In effetti, rilevano i tecnici di Montecitorio, nonostante sulla carta il termine per il recepimento negli ordinamenti nazionali della direttiva Ue sia il 16 marzo 2013, a livello comunitario è stata avanzata la proposta di anticipare di un anno la scadenza. L'accelerazione è considerata, sottolineano i tecnici della Camera, funzionale all'accrescimento del potenziale di crescita economica della Comunità. Ma fra i deputati, anche fra quanti hanno votato a favore, c'è il timore che sia stato fatto troppo poco. «Non so», si chiede il radicale Marco Beltrandi, che su questo tema sta conducendo uno sciopero della fame, «quante imprese nel frattempo avranno chiuso, quanti operai saranno stati licenziati». Decisamente più dura la Lega: «Il nostro voto sarà contrario», afferma Massimo Polledri, «perchè dobbiamo dire pane al pane e vino al vino e questo non è né pane né vino, è una riedizione di Totò». Ad aumentare le perplessità, la soluzione («alla Tremonti», la definisce Antonio Borghesi deputato dell'Idv), trovata per individuare le risorse: i testi, così come previsto dalla legge di contabilità 2009, potranno essere emanati solo dopo che in altri provvedimenti siano già state trovate le coperture. Dunque, forse è «un primo passo» come dice il Pd che pure ha sostenuto la misura ma, sostiene Gottardo, «sono convinto che sia il massimo che il Parlamento potesse fare».
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