«Grande corteo, ma no alla violenza»

LA MANIFESTAZIONE DI ROVATO. Il giorno dopo il successo di partecipazione all'iniziativa contro l'aggressione alla coppietta, fanno discutere i tafferugli e i pestaggi

Gli organizzatori: «Quella gente non era del paese e li avevamo già invitati a tacere. Ci siamo rimasti male per l'accaduto»
  • 26/11/2009
 
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Uno degli striscioni esposti dai manifestanti di Rovato FOTOLIVE

Rovato. Un corteo tanto partecipato non si era mai visto negli ultimi vent'anni in Franciacorta: indiscutibile il successo di chi ha chiesto solidarietà e silenzio, rifiutando slogan e bandiere. Il calore di oltre duemila persone - donne, uomini, ragazze e ragazzi - non ha evitato che quarantina di sconsiderati sfruttassero la folla per imporre il marchio del razzismo e della violenza su una manifestazione pacifica, silenziosa.
Il giorno dopo a Rovato la soddisfazione per la riuscita dell'iniziativa mascherare a fatica la delusione di chi ha vissuto come un'offesa le violenze di un gruppo che si temeva potesse rovinare il significato del corteo. Uno dei portavoce dei ragazzi del bar Viper che hanno lanciato la manifestazione spiega: «Per noi è stato un successo, c'era tutto Rovato a esprimere la sua solidarietà. Ci siamo mossi per due nostri amici vittime di una violenza che ha rovinato loro la vita: ieri sera la manifestazione doveva essere assolutamente pacifica, protestavamo contro la violenza e alla violenza non si può rispondere con la violenza, chi ha usato la violenza ha offeso tutti noi... Ieri sera l'obiettivo del corteo è stato violato da gente esterna Il gruppo che ha aggredito bar e kosovari non era formato da ragazzi di Rovato, aveva iniziato con un coro oltraggioso li abbiamo invitati a tacere. Ci siamo rimasti male e temo che al presidio di Forza Nuova ci sia solo gente da fuori: non ci saremo e non era opportuno autorizzarlo».
«La manifestazione pacifica e civile - spiega il sindaco Andrea Cottinelli al corteo con tutti i consiglieri comunali - è stata un esempio straordinario di partecipazione: purtroppo un gruppo organizzato ne ha approfittato per un'operazione di pura violenza ingiustificabile. Quanto abbiamo fatto per la sicurezza, controlli, contrasto all'immigrazione clandestina è vanificato da leggi inefficienti, che trasformano il carcere in albergo e rendono impraticabili le espulsioni». Cottinellio spiega anche che sul punto non vuole rimanere con le mani in mano. «Abbiamo deciso - annuncia -, di prenderci carico del problema di invitare i comuni bresciani con più di 15 mila abitanti e tutti i parlamentari per valutare insieme modifiche e proposte che consentano l'espulsione degli stranieri che, come l'autore della violenza, violano le leggi».
Tra i ragazzi che hanno manifestato l'altra sera c'è chi dice che «si sapeva che qualcuno sarebbe venuto con altre idee: lo avevamo invitato a non venire…» e altri raccontano di essersene andati «dopo le bombe carta contro il bar: a certa gente non si dovrebbe consentire di partecipare».
A farne le spese di quella violenza fra gli altri Faik Morina, 36 anni, da sei a Rovato con due fratelli. L'altra sera era appena arrivato dal lavoro, quando è stato aggredito nel piccolo parcheggio sotto casa in via Carampana. «Ero arrivato con mio fratello dal cantiere di Madonna di Campiglio - racconta a Bresciaoggi -. Mi sono fermato con lui, con i vestiti da lavoro, per sostituire la lampadina di un faro della macchina. È stato a questo punto che sono arrivati una quarantina o forse più di ragazzi. Io ero piegato dentro la macchina e li ho visti quando ci hanno colpiti: ci hanno picchiato con catene, cinghie e legni buttando qualcosa che è scoppiato nella macchina. Ci hanno picchiato per alcuni minuti poi sono scappati lasciando mio fratello a terra colpito alla schiena e dietro la testa. Ci hanno portato con l'ambulanza all'ospedale di Chiari e dobbiamo ancora tornarci per altri accertamenti. A Rovato non abbiamo mai avuto problemi e non vogliamo vendette: a noi interessa lavorare e vivere in pace». Ora la parola passa ai carabinieri che potrebbero individuare presto gli aggressori.


Giancarlo Chiari

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