Stazione, allarme per vagoni
carichi di Gpl
DA LUNEDÌ SERA. Un convoglio a rischio in sosta fino a ieri notte in mezzo alla città. Il trasporto gestito da società private. In prefettura una riunione d'urgenza. Sono rimasti fermi per ore allo scalo merci, ma solo in serata dopo l'avvertimento della Polfer sono stati controllati e la zona è stata messa in sicurezza.
Brescia. È rimasto un giorno e una notte fermo sui binari della «Piccola velocità,» lo scalo merci a poca distanza dalla Stazione. In mezzo alla città, a due passi dalla trafficata via Orzinuovi. È un treno carico di Gpl: circa una quindicina di vagoni-cisterna riempiti con il liquido infiammabile che ha provocato, esplodendo, la tragedia di Viareggio.
In città però nessuno ne sapeva niente, almeno fino alle sei di ieri sera, quando la Polfer di Brescia è stata avvisata dai colleghi milanesi. «C'è un convoglio carico di Gpl». Questo si è saputo, ma nulla di più, almeno in un primo tempo. Poi sono emersi i dettagli, ma c'è voluto del tempo per le prime schiarite.
Allora a tambur battente è stata convocata una riunione della protezione civile in Prefettura, attorno alle 20. C'era da scongiurare ogni rischio collegato a quel convoglio che via via stava diventando meno misterioso. E da mettere in sicurezza l'area.
SUL TAVOLO del prefetto Narcisa Brassesco Pace sono così arrivati i primi chiarimenti sulla provenienza del treno, la sua destinazione, le ragioni della sosta, il presunto orario di ripartenza, nonchè tutte le note tecniche raccolte dai vigili del fuoco durante il sopralluogo scattato appena si è saputo dell'inquietante presenza. E definito un quadro il più possibile completo, sono state assunte le misure di sicurezza.
Quello insomma che andava fatto, a dispetto dei tempi stretti con i quali si sono accavallate le notizie e di quelli troppo lunghi con i quali è arrivata quella più importante e che si sarebbe dovuta conoscere molto prima: ossia che c'era un convoglio pericoloso fermo al centro della città.
Il treno, che è ripartito ieri sera attorno alla mezzanotte, dopo che da Torino è arrivato un nuovo locomotore, era infatti a Brescia da lunedì sera. Avrebbe dovuto ripartire subito, ma un problema alla motrice ha imposto lo stop forzato.
I VAGONI sono così rimasti lì immobili per tutta la notte e tutto il giorno seguente, come se quello fosse l'Orient Express in sosta di piacere e non un pericolo potenziale. Sono rimasti fermi fino a che sono spuntati i vigili del fuoco, chiamati per un sopralluogo dopo che la notizia era rimbalzata dalla Polfer. Un sopralluogo condotto con estrema cautela, cercando di farlo sapere il meno possibile, tant'è che sul posto c'è andato personalmente il comandante Buffo con un paio di funzionari. E con quello strumento che rileva eventuali perdite di gas, perdite che dopo un accurata verifica sono state escluse, facendo tirare un sospiro di sollievo in Prefettura: a Brescia, dunque, non si stava ripetendo quello che era successo qualche giorno fa alla stazione di Verona, dove da un convoglio di carri-cisterna (della stessa ditta di fabbricazione di quelli inchiodati alla Piccola: la tedesca Vtg) era fuoriuscito il gas.
Così ecco scattare le misure di sicurezza: il distacco della corrente elettrica della motrice, l'obbligo per i treni in transito di non superare, in quel tratto, la velocità di 30 chilometri all'ora e il blocco totale del traffico merci all'interno dello scalo.
SECONDO le informazioni circolate ieri sera, niente ha a che fare Trenitalia con quel convoglio, gestito invece da società private. Nulla di strano o di nuovo da quando il settore è stato liberalizzato, e Trenitalia si occupa solo della trazione dei treni, mentre società private possono usufruire della rete con vagoni propri. E appunto private sono le due società coinvolte in quel trasporto: il primo tratto sarebbe stato gestito dalla genovese Veolia Cargo, mentre da Brescia sarebbe ripartito come FretItalia. Da quanto emerso sul percorso di quelle carrozze, provengono dalla Francia e sono dirette in Friuli.
Uno dei tanti trasporti di Gpl che viaggiano sulla nostra rete ferroviaria. Secondo dati del 2008, sono 35 i convogli che ogni giorno trasportano liquidi pericolosi. Passano certo, ma se si fermano un giorno e una notte in mezzo ad una città sarebbe meglio saperlo.
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