Picchiato per il motorino
rischia di perdere un occhio
AGGRESSIONE A SALÒ. Tre baby-teppisti sono stati arrestati dai carabinieri. L'accusa è di tentata rapina e lesioni Un 17enne è finito all'ospedale colpito al volto da tre coetanei Prima lo hanno preso in giro e quando è svenuto sono fuggiti
Salò. Rischia di perdere un occhio, il sinistro. Il verdetto definitivo gli arriverà nei prossimi giorni quando si sarà sottoposto a una visita specialistica. Ma anche se andrà tutto bene, il trauma è forte. Si è già sottoposto a un'operazione per ridurre la frattura dello zigomo e forse dovrà farne altre; lo hanno cucito dall'interno e gli hanno messo alcune placche di ferro; la violenza dei colpi gli ha destabilizzato anche la mandibola.
IN «FOSSA». Il grave trauma facciale è il risultato dell'aggressione subita da un diciassettenne di Salò al quale volevano rubare il motorino in pieno centro del paese: in piazza Vittorio Emanuele, la cosiddetta «Fossa», il posto della movida salodiana, ma che di domenica sera - era il 17 gennaio scorso - non è molto frequentato.
Anche i tre aggressori sono adolescenti: hanno tra i 15 e i 16 anni. L'accusa è doppia: tentata rapina e lesioni gravi; per i due che non avrebbero sferrato colpi, ma solo incitato e provocato, l'accusa è di concorso. Il gip del tribunale dei minori di Brescia ha disposto per tutti gli arresti domiciliari.
L'AGGRESSIONE. Volevano il motorino del 17enne, oppure inizialmente solo deriderlo, sfotterlo, canzonarlo. Forti del fatto di essere più giovani, ma fisicamente più grandi e grossi. Almeno uno di loro, quello che - secondo i carabinieri - è il maggior responsabile, il «picchiatore». Lo prendono in giro e gli dicono brutalmente: «Dacci il motorino». Non vogliono sentire dei «no», o forse hanno deciso comunque che prendere in giro la vittima non basta. Vogliono menare le mani, e farlo contro quel ragazzo che conoscono solo di vista.
Va proprio così: il più «grande» colpisce, pugni in faccia. E il 17enne che non è un gigante barcolla. Inutile attendersi che gli altri frenino la lucida furia dell'amico. Anzi, fanno il contrario: lo incitano, e intanto non smettono di deridere. Da una tasca dell'aggredito cade una chiavetta per il distributore di bevande a scuola. Gli cade, e per un attimo sembra che rubargli quella chievetta possa bastare ai baby-teppisti. Invece, non è così. L'obiettivo resta il motorino. E picchiare, ancora.
LA FUGA. Botte fino a quando il ragazzo non cade a terra svenuto. Gli aggressori a quel punto si spaventano. Temono forse di avere provocato un danno irreparabile. Chissà cosa pensano. Ma almeno si fermano. Neppure prendono più il motorino, lo lasciano lì, accanto al ragazzo svenuto. Ora gli interessa solo fuggire, e in fretta. Di aiutarlo neppure per idea, ovviamente. I soccorritori sono passanti che lo fanno rinvenire. E lui, appena sta in piedi e si rende conto di chi è e dov'è, torna a casa. Stordito, ferito, scioccato. Sta zitto, ma la sua faccia parla per lui.
MASSACRATO. Il padre lo accompagna all'ospedale di Gavardo e di lì al Civile di Brescia perchè è ridotto veramente male. Poi informa i carabinieri. E mentre i medici operano, gli uomini del capitano d'Imperio risalgono ai tre teppisti. Ci arrivano perchè il ragazzo malmenato ha riconosciuto uno dei tre, il più accanito. L'ha intravisto in «Fossa». Non sa come si chiama, ma sa in che paese abita. Un paese attorno a Salò. Così, preso lui, i militari arrivano anche agli altri. Per le famiglie è solo «una ragazzata». Segni di pentimento soltanto da uno degli arrestati, mentre il picchiatore resta l'arrogante di prima anche davanti ai carabinieri.
IL PRECEDENTE. Segni anche di una certa recidività, visto che uno degli adolescenti era tra quelli che avevano partecipato al raid notturno alla media «D'Annunzio» il 6 gennaio scorso. Un raid nel quale distrussero usando alcune pietre le porte d'ingresso della scuola e danneggiarono gli ascensori. Ma non riuscirono a scappare. Si fecero sentire da alcuni vicini, che diedero l'allarme. Quando arrivarono i carabinieri due dei baby vandali erano ancora nei paraggi della scuola e l'altro lo presero mentre stava rientrando a casa. Dissero allora, per giustificarsi e minimizzare quello che avevano combinato, che era un modo per ritardare la ripresa delle lezioni.
ALLARME SOCIALE. Quel fatto e ancor più l'ultima aggressione mettono in luce un certo disagio giovanile che preoccupa a Salò. La presidenza della media di via Pietre Rosse aveva segnalato alle forze dell'ordine questo fenomeno strisciante. E sempre più spesso i genitori attendono i figli anche fuori dall'oratorio, dove si radunano gruppi di ragazzi.
Eugenio Barboglio
