Cinquemila in piazza fra crisi e voglia di diritti
LA MANIFESTAZIONE. A Brescia sciopero e corteo degli stranieri hanno «invaso» il centroI lavoratori di 45 aziende hanno incrociato le braccia Molte le donne con figli e le presenze degli italiani L'Sos: «Sganciare lavoro e permesso di soggiorno»
Brescia. «Un giorno senza di noi», l'iniziativa di mobilitazione sui diritti dei migranti a livello europeo, ha ieri avuto il suo battesimo anche a Brescia.
Promossa dalle associazioni dei migranti di Brescia e provincia e con il sostegno di Cgil e del sindacalismo di base, pur essendo una «prima volta» e cadendo a distanza di appena venti giorni dall'imponente manifestazione del 6 febbraio scorso, è andata anche piuttosto bene.
Poco meno di cinquemila persone si sono radunate in piazza Loggia, dando vita a un corteo per le vie del centro storico. E poi c'è stato lo sciopero in quarantacinque aziende bresciane (Isoclima, NordZinc, OMB, CF Gomma, Abi Plast, Avicola San Martino, GKM Fad, solo per citarne alcune) e in diversi istituti scolastici cittadini, quali il Moretto, lo Sraffa, il Golgi, le scuole insomma dove la presenza di migranti di seconda generazione è ben visibile e corposa.
Ieri questo mondo variegato, era ben presente: lavoratori, donne con figli al seguito, studenti, molti stranieri ma anche tanti italiani.
IL NOME DATO ALL'iniziativa ne racconta il senso: gli immigrati sono tanti, sono cresciuti negli anni, qui hanno costruito dei progetti di vita. In provincia di Brescia una persona su sette ha un passaporto non italiano. Tra i lavoratori attivi le percentuali di partecipazione al lavoro dei migranti sono anche più alte, soprattutto nei settori metalmeccanico, dell'agricoltura, dell'edilizia.
NEL TEMPO della crisi economica (ieri questo è stato uno dei leit motiv della giornata) persone che sono qui da anni, che magari hanno un mutuo acceso per la casa, che hanno i figli nati a Brescia e che frequentano le scuole cittadine, si sono dette stanche di essere trattate con ostilità, o peggio, di correre il rischio di tornare nella clandestinità perché hanno perso il posto di lavoro.
Ieri mattina, dal palco in piazza Loggia, gli interventi che si sono susseguiti uno dopo l'altro, questo concetto l'hanno ribadito in molti modi diversi. «Lo slegare il permesso di soggiorno dall'avere il lavoro è un punto fermo - ha detto Ibrahima Niane della Fillea Cgil -. Il segnale che oggi lanciamo è chiaro: gli immigrati non sono solo lavoratori ma anche persone che vogliono diritti».
Aggiunge che è ora che si parli di diritto di voto, che se ci fosse aiuterebbe se non altro «ad avere toni diversi quando si parla di migranti».
LA PICCOLA SELMA, sette anni o giù di lì, si autodefinisce «una giovane bambina di origine pakistana» che ha «la voce piccola ma con le parole pesanti». E ricorda una cosa a chi si ostina a considerarla straniera: che la sua casa è qui a Brescia. Solo una delle tante e differenti storie di immigrazione che hanno popolato la provincia negli ultimi anni.
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