Carte di credito all'attenzione della procura
I SOLDI DEL COMUNE. Nel mirino dei magistrati le spese di rappresentanza di sindaco e assessori giudicate «eccessive e ingiustificate» dall'opposizione. Ancora nessun esposto, i pm sono stati «allertati» dai giornali Devono capire se è stato speso con leggerezza denaro pubblico
Brescia. I conti degli assessori, l'utilizzo leggero - secondo l'opposizione - delle carte di credito del Comune, sono finiti nel mirino della procura di Brescia. Dei quasi cinquantamila euro spesi da sindaco e assessori in diciotto mesi si stanno occupando anche i magistrati dell'area «pubblica amministrazione».
NON È ANCORA stato aperto un fascicolo, nè per ora si ipotizza alcun reato, ma gli articoli apparsi in questi giorni hanno attirato l'attenzione degli inquirenti, che vogliono vederci chiaro per capire se sia stato commesso qualche abuso e da parte di chi. La procura vuole verificare come siano andate le cose, se c'è stata veramente leggerezza da parte degli amministratori nell'utilizzo di denaro pubblico, se possano essere «archiviate» come spese di rappresentanza anche cene tenutesi il sabato sera o in agosto sul lago di Garda. La magistratura vuole capire se si sia agito con leggerezza con i soldi dei cittadini bresciani.
Il «conto» alla giunta Paroli è stato presentato dall'opposizione. Dopo due interrogazioni in consiglio, il Pd sabato ha diffuso agli organi di stampa la lista completa delle spese effettuate da sindaco e assessori tra luglio 2008 e dicembre 2009. Nessuno dell'opposizione, per ora, si è presentato in procura con un esposto, ma sono bastati gli articoli di stampa per attirare l'attenzione dei magistrati e per «indagare» sulla questione.
Il sindaco Adriano Paroli si dice «tranquillo» e assicura che c'è giustificazione per tutte le spese della sua giunta, ma Viviana Beccalossi, coordinatrice provinciale del Pdl è meno serena, anzi si dice «preoccupata» e assicura che «se qualcuno ha sbagliato pagherà sia in termini politici che in termini istituzionali».
Le spese degli assessori, nel frattempo, sono state vagliate dai revisori dei conti del Comune, c'è la documentazione relativa alle spese, ma mancano le cosiddette «pezze giustificative», non è spiegato con chi sono stati effettuati pranzi e cene.
I conti degli assessori potrebbero finire quindi anche in procura. I magistrati potrebbero indagare sulle spese di tutti gli assessori, sui 6.865 euro spesi dal sindaco Paroli per ristoranti e altro, sui 4.969,82 spesi dal vicesindaco Fabio Rolfi, sulle spese dell'assessore al Bilancio Fausto Di Mezza (3.252,43), dell'assessore all'Ambiente Paola Vilardi (4.502,81), dell'assessore ai servizi Sociali Giorgio Maione (8.793,64), dell'assessore al Commercio Maurizio Margaroli (2.948), dell'assessore alla Sussidiarietà Claudia Taurisano (1.251,30), dell'assessore alla Cultura Andrea Arcai (5.564,81), dell'assessore ai Lavori pubblici Mario Labolani (2.821,50), dell'assessore al Traffico Nicola Orto (8.482,84).
I magistrati potrebbero visionare scontrini, potrebbero anche sentire i diretti interessati. I magistrati di via Lattanzio Gambara potrebbero verificare la cena per otto, a base di pesce, con quattro bottiglie di Cervaro da 120 euro, costata 1.280 euro e tenutasi il 21 novembre del 2008 a «La piazzetta».
L'UNICA CERTEZZA, per ora, è che i conti dell'assessore allo Sport Massimo Bianchini non finiranno nella lente d'ingrandimento della procura: in diciotto mesi l'assessore leghista non ha speso nulla, la sua carta di credito non è mai stata usata. O meglio è stata usata per sbaglio all'Ikea per una spesa personale di 22 euro e l'amministratore ha subito sistemato la cosa, rimborsando il Comune di tasca sua.
Wilma Petenzi
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