Sciopero Cgil, a rischio trasporti e scuola
DOMANI. I dipendenti pubblici manifesteranno per la città, fino a piazza Loggia, contro le scelte del Governo e per chiedere interventi su «lavoro, fisco e cittadinanza»L'accusa: «In un periodo di crisi vogliono svuotare l'Articolo 18, che garantisce la tutela giudiziale dei lavoratori. Puntano al precariato di massa»
Brescia. «Siamo in piena crisi e il Governo cosa fa? Manomette i diritti dei lavoratori, sfruttando la difficoltà economica per far credere che questa logica incentivi lo sviluppo del Paese. ma per noi vale esattamente il contrario: dobbiamo valorizzare la forza lavoro e puntare su politche industriali mirate, come hanno fatto altri Paesi». Prima di incrociare le braccia, la Cgil di Brescia alza la voce per spiegare le ragioni dello sciopero generale che domani porterà in piazza i dipendenti della funzione pubblica in molti settori con prevedibili contraccolpi soprattutto per trasporti e scuola.
«Lavoro, fisco e cittadinanza» i punti cardine attorno ai quali ruota la mobilitazione sindacale. «Il così detto "collegato lavoro" approvato in Senato il 3 marzo scorso è una vera e propria controriforma del diritto del lavoro, che punta a svuotare l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori - incalza il neosegretario generale della Cgil di Brescia Damiano Galletti -. In pratica, la modifica prevede che, al momento dell'assunzione, il dipendente rinunci alla tutela giudiziale e scelga la via dell'arbitrato in caso di controversia aziendale: per noi questo è semplicemente incostituzionale. Altrettanto evidente, che il Governo stia cercando di ridisegnare l'assetto sociale del Paese prefigurando il precariato di massa e l'assenza di tutele. Solo a Brescia, i contratti a tempo determinato sono il 70% del totale».
La Camera del Lavoro mette sul piatto quindi lo stop ai licenziamenti, la continuazione della Cig in deroga, il raddoppio della durata dell'indennità di disoccupazione. Dati alla mano, la Cgil evidenzia come a Brescia, in febbraio, fossero 18.400 i lavoratori a zero ore, 120mila in tutto quelli impiegati nelle fabbriche colpite dalla cassa integrazione. «E per di più, la pressione fiscale non cala: scioperiamo per un fisco più equo. Per una riforma dell'Irpef che preveda la riduzione della prima aliquota al 20%, per combattere l'evasione e la povertà, tassando le rendite e aumentando le detrazioni per reddito da lavoro dipendente e da pensioni per almento 500 euro», continua Galletti che mette in primo piano il potenziamento degli ammortizzatori sociali e l'estensione dei contratti di solidarietà.
Ma al centro della protesta si muove anche il capitolo stranieri. «La Lega, continua a rendere difficile il diritto alla cittadinanza: chiediamo di regolarizzare i migranti che lavorano e di sospendere la Bossi-Fini per quelli in cerca di rioccupazione, oltre all'abolizione del reato di clandestinità», spiega ancora Galletti. «Con questa mobilitazione chiediamo al Governo di rimettere al centro i problemi di lavoratori e pensionati - sottolinea Ida Arici, della segretaria Cgil -: perchè si impone la necessità di rimettere in fila le priorità e pretendere delle risposte. Nessuna delle nostre proposte, a partire dalla tutela del lavoro e del salario, è stata inserita nell'ultimo ddl».
«Vogliamo dire ai lavoratori che la Cgil non si rassegna - conclude Galletti -, anche se questa battaglia ci vede schierati da soli, dal momento in cui, ancora una volta, il Governo mira a dividere i sindacati. Ma mi chiedo: a cosa hanno portato le scelte di Cisl e Uil? Solo a difficoltà. Oggi come oggi l'unità delle sigle sindacali non esiste: che siano i lavoratori a scegliere la linea».
PUNTO DI RITROVO, domani mattina alle 9, sarà piazza Repubblica: da lì il corteo raggiungerà piazza Loggia per gli interventi dei delegati di categoria e di Fulvia Colombini, della segreteria regionale Cgil. E a fianco della Cgil ci sarà anche Arturo Squassina, consigliere regionale e candidato del Pd. «Le istanze di questa manifestazione sono anche le mie - rende noto -: condivido appieno la necesità di contrastare la crisi economica, fermando i licenziamenti ed 'estensiondendo gli ammortizzatori sociali a tutti i lavoratori, anche quelli privi di tutele. In Regione abbiamo più volte sollecitato la giunta a mettere in campo una vera politica industriale. Siamo arrivati a proporre una mozione di censura all'assessore all'industria Romano La Russa, assente e immobile di fronte alla chiusura di molte fabbriche».
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