Grillo: «Rivoluzione?
No, vogliamo un Paese normale»

IL COMIZIO. Piazza affollata per l'intervento del comico genovese in apertura della campagna del Movimento 5 Stelle

«Guardate questi candidati: secondo voi hanno probabilità di essere eletti? Partiamo sconfitti Ma se siamo qui è perché qualcosa non quadra»
13/03/2010
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Beppe Grillo ha lanciato il suo Movimento 5 Stelle

Brescia. «Guardateli: questi qui secondo voi hanno probabilità di essere eletti? Partiamo già sconfitti. Con Crimi sono stato due mesi a tentare di fargli imparare un po'di dialetto bresciano, ma niente. Se siamo qui però c'è un motivo, è perché qualcosa non quadra. Se no io me ne starei a fare il comico». Beppe Grillo irrompe sul palco in piazza Loggia quando per prima candidata, Carla Armellini, sta cercando di spiegare perché l'acqua dev'essere pubblica. Il comico genovese, invitato per aprire la campagna del Movimento 5 Stelle e degli otto bresciani in corsa (per la presidenza c'è Vito Crimi; per il consiglio oltre ad Armellini e Crimi, Dino Alberti, Giovanni Barbò, Massimo Idra, Daniele Pigoli, Davide Scala, Girgis Sorial) trascina il pubblico numeroso con le sue battute, fa ridere ma anche pensare.
PARLA DI QUESTA ONDA che è nata dal Web e nelle ultime settimane si è mossa, nei territori, tra la gente: «Abbiamo raccolto 2mila firme in più, ci sono avanzate. Chiamate il Pdl se ne ha bisogno. Ma sono di incensurati, avrà problemi». Un movimento fatto di giovani, «cittadini come noi, comitati come quello che qui a Brescia ha vinto la battaglia contro la discarica di amianto». Un movimento, anche, frutto della grande mobilitazione che fu il V-Day: «Adesso tutti scoprono la piazza. Noi già tempo fa siamo scesi in piazza per andare a firmare per un Paese normale. Già, perché non siamo rivoluzionari. Vogliamo solo un Paese normale».
Per spiegare poi perché l'Italia normale non lo è, il comico sfodera i suoi cavalli di battaglia. Il presidente della Repubblica «Morfeo», che «dorme sempre e poi si sveglia a mezzanotte per firmare qualsiasi cosa», a partire dal decreto interpretativo. I «mille parlamentari nominati da cinque segretari di partito», gli stessi da troppo tempo. «Fini e Casini hanno fatto tre volte il salto mortale con avvitamento. Sono sempre quelli. Devono andare a casa, tutti. Bisogna far entrare i giovani di 30 anni», sbotta. E dulcis in fundo il governatore Roberto Formigoni, che si ricandida anche se «c'è una legge che dice che più di due legislature non le potrebbe fare, sono anni che è lì».
Insomma, Grillo invoca il cambiamento. Soprattutto perché la crisi avanza e dovrebbero ben saperlo i bresciani: «Voi che avete pompato reddito per 50 anni, fatto tondini per tutto il mondo e ora vi trovare con un Pil che non c'è più e si pompa solo debito». L'Italia purtroppo, sostiene, «non è salvabile». Servirebbe «un curatore fallimentare e invece c'è un nano che va in televisione a dire che il peggio è passato, che si vede la lucina in fondo al tunnel».
RIPARTIRE DAL BASSO, è l'imperativo per riportare la democrazia nel Paese secondo il leader di 5 Stelle: «Rendetevi conto - dice rivolgendosi al pubblico -. C'è forse un politico che fa la campagna in mezzo alle piazze? Invece io sto facendo questa tournée che è una seconda infanzia, c'è la gente che si avvicina e ci chiede incredula: "Ma è vero che siete tutti incensurati?"».
Alla fine resta ancora qualche minuto per parlare di programmi. Del «no al nucleare», dell'esigenza di connettività alla rete gratuita per tutti, della teoria rifiuti zero e di Brescia che «ha il più grande inceneritore d'Europa, dà ai cittadini anche l'acqua calda: pensate, ha preso pure un premio, poi vai a vedere chi gliel'ha dato e son gli stessi che l'han costruito». Il Movimento 5 Stelle, spiega, non punta a chissà che. «Siamo gli esclusi, non siamo nati sui giornali, né in televisione. Però se in consiglio entrerà anche solo uno di loro - dice indicando gli otto sul palco - sarà il terminale di un network, sarà come avere lì tutti voi, potrete controllare dove vanno i vostri soldi. Loro sono davvero diversi nel Dna». Il comico chiude, ringrazia, indossa l'elmetto da cantiere e si mette a lato ad ascoltare i candidati che si presentano. Ogni tanto ruba la parola per spiegare per bene qualche punto, fare qualche precisazione, sfoderare qualche battuta pungente. Altrimenti, non sarebbe Grillo.

Natalia Danesi


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