Spese, la giunta si rivolge alla Corte dei Conti
LA REPLICA. Il primo cittadino al contrattacco: «Dire che l'Amministrazione precedente ha impiegato per rappresentanza solo 7.200 euro in 5 anni è una presa in giro»Paroli: «Invieremo i documenti nostri e quelli della giunta Corsini Vedremo se abbiamo sbagliato Intanto, stop alle carte istituzionali»
Brescia. La giunta passa la «patata bollente» delle spese con le carte di credito istituzionali alla Corte dei conti. Dopo due riunioni per esaminare il caso che sta infiammando l'opinione pubblica, il sindaco e i suoi hanno deciso di inviare ai giudici le pezze giustificative relative ai costi per rappresentanza loro e a quelli della giunta Corsini. «La Corte - ha spiegato in il primo cittadino affiancato dall'assessore al Bilancio Fausto Di Mezza - ci dirà se abbiamo esagerato». Intanto, è stato sospeso l'utilizzo delle carte finchè tutta la vicenda non sarà chiarita.
A sollevare il caso erano stati negli scorsi giorni i consiglieri del Partito Democratico che avevano presentato il resoconto nero su bianco: in 18 mesi la giunta ha speso per rappresentanza 49.452 euro con, secondo le accuse, alcuni dati singolari. Per esempio le 14 spese di assessori durante le pause dei lavori consiliari, le sette cene dell'assessore Maione il sabato sera e una a Santo Stefano, i dieci coperti dell'assessore Orto un altro sabato sera. Un tema che è costato a Paroli e ai suoi anche un richiamo dei revisori dei conti.
L'assessore Di Mezza ieri ha ricordato che in questo che è stato definito richiamo «non sono state contestate le spese nel merito ma la procedura utilizzata per saldarle». Con la missiva del 5 marzo i revisori semplicemente hanno rilevato che «l'iter utilizzato finora, che non prevedeva la produzione di documentazione giustificativa, d'ora in poi è da ritenersi incompleto e hanno chiesto proprio per questa ragione di modificare la delibera di riferimento». Insomma, secondo sindaco e assessore si tratta di un passaggio per così dire burocratico, non di una valutazione sull'opportunità del comportamento della giunta. Ciò premesso, il primo cittadino ritiene che non debbano rimanere ombre sull'utilizzo del denaro pubblico e per questa ragione ha dato l'incarico «all'assessore e al segretario di approfondire e valutare la motivazione delle spese».
ECCESSIVE? No, secondo il primo cittadino. «Il dato complessivo di 49.500 euro - ha precisato - è relativo a 18 mesi e al lavoro di 11 persone per una media di 249 euro a testa. Parliamo, attenzione, di assessori che percepiscono uno stipendio di 2.700 euro lordi e che molto spesso sono impegnati e devono e incontrare persone per lavoro anche il sabato e la domenica». La somma tra l'altro comprende anche i biglietti aerei «di cui per esempio ha dovuto fare spesso uso Orto con la sua delega ai gemellaggi». Insomma, «se dovessi pensare ad un tetto mensile di spesa sarebbe di certo più alto di 249 euro». Quanto alla carta di credito, è stata scelta come strumento di pagamento proprio, ha aggiunto Paroli, «per trasparenza perché non ci fosse la possibilità di chiedere altri rimborsi, se non quelli dei costi sostenuti. Ma siamo disponibili a tornare al vecchio metodo, il rimborso delle fatture».
Sul paragone con la giunta precedente, che per il Pd in 5 anni avrebbe speso solo 7.200 euro. dal sindaco solo un accenno polemico: «Personalmente - ha detto ieri - mai mi sarei permesso di mettere in dubbio che quello che serviva a Corsini per la sua Amministrazione doveva davvero essere utilizzato. Su altre cose ho contrastato Corsini, ma su questo punto mi sono sempre fidato. E se qualcuno pensa che davvero in 5 anni la precedente giunta abbia speso per rappresentanza solo 7.200 euro,sappia che è una presa in giro. È una ricostruzione per nulla veritiera».
DOPODICHÈ, PAROLI ha ribadito che è necessario fare chiarezza e che proprio per questo la giunta si rivolgerà alla Corte dei conti: «Non escludo che ci siano stati errori, ingenuità, leggerezze. Lo appureremo e se sarà, i responsabili dovranno rimborsare fino all'ultimo centesimo e vedremo il da farsi». Alcuni assessori «già da subito hanno insistito per restituire tutto». Ma si è deciso di comune accordo che la palla passasse ai giudici. «Siamo in buona fede e questo mi sembra un atteggiamento ingiusto e ingeneroso. Io, dal canto mio - ha chiuso Paroli -, non percepisco né gettoni di presenza, né lo stipendio da 7mila euro e ho rifiutato le indennità di missione che mi spettavano. Il sindaco però viene eletto con la fiducia della città e deve poter usare ciò che gli serve per il bene della città».
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