Salò, abusi sessuali in classe
su una 12enne: due compagni arrestati
IL CASO. E' avvenuto alla media D'Annunzio durante una lezione. L'insegnante non ha visto nulla Hanno 15 e 14 anni. Sospeso anche il docente per dieci giorni Segnalati altri 12 ragazzi non punibili: avrebbero fatto da scudo
Salò. Una brutta storia di violenza sessuale. Brutto l'abuso (rapporti orali per non subire ricatti), ancor più brutto il teatro della prevaricazione (l'aula di una scuola media durante le lezioni, con tre ragazzi seminudi su una dodicenne costretta a chinarsi e a subire per raccogliere l'astuccio). Tutto sarebbe accaduto la mattina del 20 febbraio in una seconda classe della media D'Annunzio di Salò, istituto al centro nei mesi scorsi di episodi di bullismo e di teppismo. Una scuola già monitorata: è stato facile, quindi, per i carabinieri di Salò, guidati dal luogotenente Alfredo Negro, delineare i contorni della vicenda dopo aver raccolto in caserma lo sfogo dei genitori della ragazzina vittima dell'abuso. La magistratura ha indagato e la Procura per i minorenni sabato ha disposto l'arresto di due dei tre protagonisti: un 15enne e un 14enne hanno ottenuto gli arresti domiciliari in aggiunta alla sospensione per 15 e 6 giorni da scuola.
SOSPESA per 10 giorni anche la vittima dell'abuso e per 4 un tredicenne, non imputabile per motivi di età. Coinvolti nella vicenda altri 12 ragazzi, anche loro non ancora imputabili, ma segnalati ai servizi sociali. Avrebbero fatto da scudo tra l'insegnante che stava interrogando due ragazzi e la giovane molestata.
«Sconcerta che l'insegnante non si sia accorto di nulla e la vicenda si sia protratta per 45 minuti, interrotta solo dal cambio dell'ora e dal suono della campanella» hanno rimarcato il colonnello Mauro Turchi e il capitano della compagnia di Salò, Pietro D'Imperio. La violenza sarebbe avvenuta durante l'interrogazione di alcuni altri alunni. L'insegnante ha ribadito alla preside e ai carabinieri di non essersi accorto di nulla, ma ciò non gli ha risparmiato la sospensione e si stanno vagliando eventuali responsabilità di ordine penale. Tutto sarebbe rimasto nascosto, chiuso in un cassetto come il registro che raccoglie le tante note di classe (per lancio di petardi dalle finestre e per indisciplina), se la ragazzina non avesse scritto una lettera alla mamma. Provava vergogna per quanto subito e supplicava di cambiare scuola per tutto quello schifo. Una ragazza umiliata, distrutta.
Temendo il peggio la mamma si è rivolta ai carabinieri raccontando della violenza subita in classe dalla figlia. Nel frattempo a scuola era scattata l'indagine interna voluta dalla preside. Una ragazza, amica della dodicenne, si era confidata con un insegnate raccontando la sua verità. Dopo aver parlato con i ragazzi e i genitori la decisione degli insegnanti di puntare su un tema in classe nel quale i ragazzi dovevano raccontare quanto accaduto. E così è stato.
LA RAGAZZINA, è emerso nei temi, da mesi era in balia dei «grandi» che seguivano le direttive di due ripetenti. Loro imponevano regole: dall'uso dei cellulari degli altri, alla sottrazione delle merende. La dodicenne innamorata di un «grande» era stata costretta a consegnare da settembre 300 euro, a mostrare il seno, pena l'ostracismo e l'emarginazione, fino alla violenza sessuale fra i banchi della classe.
Franco Mondini
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1 phill.e 30/03/2010 16:56 1 commenti
Purtroppo la cosa non mi sorprende....per nulla, si è educatori, ma spesso ci si nasconde dietro a questa "vaga" definizione per non esercitare nessuna azione educativa. Connivenza coi genitori, complicità con gli studenti, rigidità brunettiana coi docenti; sono i metodi che certe dirigenze usano per nascondere un lassismo educativo e formativo al fine di gestire un "quieto vivere" che gli permetta di non impegnarsi troppo, di non prendere decisioni scomode, di non esporsi. Tutto normale.