Strage, Tobagi, Serpico: il 28 maggio
«è il giorno nero della democrazia»

L'ANNIVERSARIO. Al San Barnaba le figlie di Giulietta Banzi Bazoli e del giornalista freddato a Milano, e la vedova dell'appuntato ucciso a Roma

Sei anni dopo la bomba a Brescia i due omicidi compiuti da terroristi della destra e della sinistra estreme Quell'anno, l'80, i morti furono 121
28/05/2010
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Manlio Milani, Adriano Paroli, Paola Vilardi, Fabio Rolfi e Simona Bordonali in maglia rosa FOTOLIVE

Brescia. Non basta un solo racconto per tenere viva la memoria. Ci vogliono più racconti perché la memoria alimenti la comprensione della storia. Il 28 maggio 1974 è una data tragica, una ferita aperta per la città. Ma è l'anniversario anche di altri lutti collegati al terrorismo. Il 28 maggio 1980 (annus horribilis con 121 morti in atti di terrorismo) il giornalista del «Corriere della sera» Walter Tobagi fu freddato in un agguato a Milano da alcuni componenti della «Brigata XXVIII marzo», gruppo terrorista di estrema sinistra. E in quella stessa mattinata, a Roma, l'appuntato Franco Evangelista, soprannominato «Serpico» , cadeva a Roma sotto il piombo dei Nar, formazione di estrema destra.
Alla vigilia del 36° anniversario, è stata una mattinata intensa quella di ieri in San Barnaba, in cui la memoria privata dei parenti delle vittime (o dei «caduti», come ha sottolineato Manlio Milani, perché ognuno era cosciente delle proprie scelte politiche ed etiche) si è intrecciata con la memoria pubblica. Beatrice Bazoli, figlia di Giulietta Banzi, Benedetta Tobagi, figlia di Walter, e Lina Evangelista, moglie di «Serpico», sono state le protagoniste di testimonianze strazianti davanti a un uditorio colmo di studenti. Sono stati momenti di dolore e di indignazione rivissuti con compostezza pudica e civile.
«Ricordare è fondamentale, perché solo così ci si può difendere dalla violenza, nella consapevolezza che bisogna condividere i valori democratici ispirati al bene comune - ha detto il sindaco di Brescia, Adriano Paroli -. È giusto chiedere la verità, senza dimenticare di costruire il futuro». «Leggere la storia è un dovere affinché il passato non si ripeta», ha sottolineato l'assessore provinciale Aristide Peli.
LE PAROLE DEI rappresentanti delle istituzioni sono state importanti, ma lo scopo dell'incontro era un altro, quello di dare voce alle intimità familiari violate, di trasmettere il senso della perdita causata dall'insensatezza del furore ideologico di quella infausta stagione.
«Quando sono tornata a casa dalla scuola, c'era un clima strano. Alla sera mio padre mi disse che la mamma non sarebbe più tornata», ha rivelato Beatrice Bazoli, che all'epoca aveva 9 anni. «Mi hanno tolto non solo un figura fondamentale degli affetti, ma anche il ricordo di lei. Quel ricordo che io ricostruisco con i ricordi degli altri, quando me ne parlano. Ma ogni volta è un tuffo al cuore». «Quando l'hanno ucciso, mio padre aveva 33 anni, io 3 - ha detto Benedetta Tobagi -. Mi è rimasto a lungo il sentimento dell'irreparabile. Per supplire al vuoto ho voluto scoprire non solo perché era morto, ma come era vissuto. Lui era un giornalista che faceva analisi sociali e politiche, voleva aiutare la gente a capire e pensava che il terrorismo si può combattere rendendo la società più unita». «C'è voluto del tempo per raggiungere la pace interiore - ha confessato Lina Evangelista con il pianto strozzato in gola -, ma ho cresciuto i miei figli, che oggi fanno il mestiere del padre, senza inculcare sentimenti di odio».
La storica Anna Cento Bull, docente dell'Università di Bath e studiosa dello stragismo italiano, ha concluso: «Finché non sarà chiarita la portata del coinvolgimento degli apparati dello Stato in queste vicende di terrorismo, la verità rimarrà lontana».

Nino Dolfo


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