Marcegaglia: «Manovra ok,
ma più risparmi sulla politica»

L'ASSEMBLEA DELL'AIB. I complimenti a Dallera e gli elogi alla Gelmini da parte della presidente degli industriali italiani

L'allarme: «Ormai da dieci anni il Paese cresce troppo poco. Spesa pubblica scappata di mano nelle Regioni più che nello Stato»
01/06/2010
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La presidente di Confindustria Emma marcegaglia e il presidente Aib Giancarlo Dallera

Brescia. Le profferte di Berlusconi per un ministero, così come le accuse del premier di non aver letto bene la sua manovra, sono ormai archiviate. Emma Marcegaglia non ci vuole più tornare sopra. Episodio chiuso. Eppure il passaggio del suo intervento all'assemblea dell'Aib più applaudito è proprio quello in cui strapazza la politica, a cui chiede di sopportare sacrifici almeno pari a quelli che sta per infliggere agli italiani. «Dicono che la mia relazione è stata antipolitica? Niente di più lontano dalla verità - obietta la presidente - .La politica ha il suo primato. Però in un momento in cui si chiedono sacrifici a tutti, tutti devono farli a partire dalla politica». Per il resto la giovane leader degli industriali italiani, con il solito piglio perentorio, ha ribadito che Confindustria dice sì ai tagli previsti dalla manovra del governo ma chiede contestualmente imput per lo sviluppo.
La Marcegaglia è consapevole che la strada dei tagli è irta di incognite: «Questo - osserva - è un Paese dove si fa una grande fatica a tagliare una provincia e due enti inutili».
Quanto al contesto economico e sociale, la leader confindustriale ricorda che «abbiamo passato un anno e mezzo drammatico. Eppure grazie alla tenuta di imprese, associazioni, persone, governo, il Paese ha tenuto sotto il profilo della coesione sociale». Il quadro però resta drammatico. La crisi innescata dalla Grecia ha vanificato l'illusione che il peggio fosse passato. Su questo punto la leader confindustriale si concede l'unica punzecchiatura al premier senza citarlo: «L'importante - dice - è non fare demagogia e avere l'onestà di dire le cose come stanno. Solo così si trovano le soluzioni».
LA SOLUZIONE per Confindustria passa attraverso medicine amare: «Veniamo da dieci anni in cui il Pil è cresciuto di un punto meno rispetto al resto dell'Europa, il reddito pro-capite è sceso del 7% e la produttività del 32% rispetto alla Germania mentre la spesa corrente italiana cresceva di 6 punti di Pil e in Germania calava di 4 punti». Raffronto schiacciante. Di chi la colpa? «I conti sono scappati di mano - dice la presidente - più nelle autonomie locali che nello Stato centrale. Nelle Regioni è aumentata dell'80 per cento».
DA DOVE RIPARTIRE per la crescita? La ricetta di Confindustria punta sulle liberalizzazioni. «In Italia il pubblico intermedia ancora il 50% delle attività. Le municipalizzate riducono spazi di mercato e di concorrenza». Su questi temi la Marcegaglia ritaglia alla Confindustria un ruolo di pungolo verso il governo per reclamare «investimenti in capitale umano, in ricerca, in infrastrutture. Purchè si aprano davvero i cantieri». La Marcegaglia chiede anche di «non far cadere il tema della riforma fiscale». A breve gli industriali hanno smesso di sognare tagli all'Irap, ma in prospettiva reclamano «un alleggerimento della pressione su imprenditori e lavoratori, che sono quelli che reggono il Paese».
Alle «parti sociali» un solo riferimento, non proprio allettante: l'invito a sedersi a un tavolo «dove si discuta di produttività, flessibilità, orari di lavoro perchè non possiamo essere troppo lontani da quelli della Cina, concorrente temibile». Difficile immaginare che il «tavolo», su questo tema, riesca anche solo a formarsi.

Massimo Tedeschi


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