«Alle imprese servono giovani senza la paura del nuovo»

L'ASSEMBLEA DELL'AIB. Il presidente degli industriali bresciani lancia un monito per una svolta generazionale

Dallera: «Il Governo sta andando nella direzione da noi auspicata, ma al Paese serve una scossa che deve venire dalle riforme»
01/06/2010
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Il ministro Mariastella Gelmini durante l’intervento davanti all’assemblea Aib FOTOLIVE

«Le imprese hanno bisogno di giovani che non abbiano paura del nuovo, che non temano di staccarsi da casa, anche perchè vivono negli anni del low cost in cui si spende meno per andare all'estero in aereo che a Milano in automobile».
LE PAROLE del presidente dell'Associazione industriale bresciana Giancarlo Dallera, rivolte ieri in occasione dell'assemblea annuale al ministro dell'Istruzione, Maria Stella Gelmini, erano al centro di una relazione inconsueta, che ha fatto da eco all'intervento di giovedì scorso di Emma Marcegaglia, ha lasciato sullo sfondo la consueta lista della spesa per Brescia e il suo territorio, ha sfiorato il tema forte dello scorso anno, quello delle relazioni industriali, ed ha rivolto ai giovani un invito al coraggio, promettendo che laddove gli industriali opereranno (vedi il Liceo internazionale progettato dall'Aib), il merito sarà l'unico metro di valutazione.
IL QUADRO generale in cui si inserisce, ha il sapore della decadenza, non solo economica: «Quella italiana è una società che invecchia anche psicologicamente. Una molla scarica. Un Paese che ha bisogno di una scossa attraverso le riforme». A partire dalla scuola. Alla Gelmini, Dallera ha chiesto di «ridare valore alla scuola, all'educazione, ai docenti e al merito: tutti decisivi per la crescita». Servirà - in questo senso - «esaltare quell'estro che non si insegna ma che si può uccidere, affinchè questo venga messo al servizio del mondo del lavoro». Un invito chiaro, accompagnato da una ammissione sull'esiguità delle risorse a disposizione. Tuttavia, dopo che le aziende si sono distinte per aver economizzato, l'invito alla politica è chiaro: «Pretendiamo reciprocità di comportamenti per invertire i conti pubblici e favorire la ripartenza». Il giudizio sulle operazioni in atto da parte del Governo è positivo: «Il dibattito politico di questi ultimi giorni - ammette Dallera - mi sembra si stia indirizzando verso i correttivi che sollecitiamo da anni». Un plauso esteso all'operato del ministro Maurizio Sacconi (annunciato ma assente), con un invito ad andare oltre in tema di «semplificazione normativa, flessibilità del mercato del lavoro, tagli al prelievo fiscale e contributivo sulla struttura del costo del lavoro».
BRESCIA rimane sullo sfondo. Inutile ripetere liturgicamente tutti i nodi aperti. «Sulle infrastrutture il nostro è sempre stato un ruolo decisamente propositivo. Che cosa altro potevamo fare? Non ho visto invece un ruolo sufficientemente attivo della politica in difesa degli interventi per il territorio». Ed alle relazioni sindacali, che furono al centro del discorso dello scorso anno, viene dedicato un passaggio che va nella direzione dell'accoppiamento «accordi sindacali-risultati aziendali». «Guardiamo con interesse - ha detto Dallera - al progetto fabbrica Italia oggetto di confronto tra Fiat e sindacato: un modello che offre alle rappresentanze dei lavoratori la possibilità di aprirsi al nuovo». Un tema non isolato, «che il Governo deve supportare con un'adeguata politica contributiva e fiscale: le agevolazioni infatti devono essere per tutti, strutturali, significative e certe».
In evidenza, infine, il tema della finanza. Un tema non di secondo piano visto che Dallera ha ribadito come sussista ancora «una finanza senza regole che continua ad andare in una direzione antagonista rispetto a quella dell'economia reale». Nel mirino: agenzie di rating, contratti derivati, banche d'investimento e materie prime che si spostano solo sulla carta.

Giovanni Armanini




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