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15.06.2010

Addio a Giacinto Prandelli «patriarca»
dei tenori italiani

IL LUTTO. Il cantante è morto ieri nella sua casa milanese: era nato a Lumezzane 96 anni fa

Si esibì nei maggiori teatri del mondo. Era il «prediletto» di Toscanini

Il tenore bresciano Giacinto Prandelli con la moglie e Ingrid Bergman (al centro)

Il tenore bresciano Giacinto Prandelli con la moglie e Ingrid Bergman (al centro)
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Milano. Il «patriarca» dei tenori italiani, Giacinto Prandelli, è morto ieri nella sua casa milanese. Era nato a Lumezzane 96 anni fa, e aveva portato il nome del suo paese natale nel mondo.
Pochi artisti hanno messo in luce uno stile e un'intelligenza interpretativa come Prandelli, considerato per molto tempo uno dei cantanti eletti su cui il teatro ha sempre potuto contare. Tutti i maggiori teatri lirici del mondo l'hanno avuto quale acclamato interprete, dalla Scala di Milano al Metropolitan di New York, dove cantò per tre stagioni consecutive. Ovunque si sia esibito - da San Francisco a Buenos Aires, dall'Opera di Roma, al San Carlo di Napoli o alla Fenice di Venezia - il suo successo di pubblico è sempre stato pieno e incontrastato.
Il grande Toscanini ebbe per lui una particolare predilezione, tanto da volerlo spesso in opere e in concerti da lui diretti. Nei suoi 31 anni di carriera Prandelli ha cantato oltre 70 titoli di opere. Tra i suoi successi maggiori si ricordano le interpretazioni in «Adriana Lecouvreur», «Francesca da Rimini», «Mefistofele», «Fedora», «Bohème» e «Madama Butterfly».
Giacinto Prandelli esordì all'Arena di Verona, nella «Traviata» del 1946, al fianco di Oneglia Fineschi. E cominciò lì la sua carriera di artista amato, rispettato, ricercato per le sue doti vocali ma anche per una profonda serietà che non ha molti altri riscontri nel panorama lirico di quest'ultimo cinquantennio.
Giacinto Prandelli insomma, malgrado fosse in contatto con Toscanini e De Sabata, con Di Stefano, Maria Callas e Renata Tebaldi, con grandi compositori come Poulenc e Honegger, non si è mai montato la testa e ha sempre considerato quella del canto un'arte, non tanto un lavoro.
Nel 2004, in occasione dei suoi 90 anni, durante una serata al Ridotto del Teatro Grande venne presentato il libro «Giacinto Prandelli: del recitar cantando» di Cornelia Pelletta, edito da Azzali. Nel corso di quella serata, Prandelli ricordò la sua carriera, costellata da numerosi aneddoti. Come quando si recava da Lumezzane a Brescia (e ritorno) in bicicletta per le lezioni di canto, fino al grande successo internazionale, quando le donne a New York fermavano il suo taxi per avere il suo autografo e Ildebrando Pizzetti lo apostrofava con un «Traditore!» perché non trovava il tempo per interpretare la sua nuova opera.
Giacinto Prandelli cantò per l'ultima volta al teatro Grande, nel 1976 nel ruolo di Paolo nella «Francesca da Rimini». I funerali si svolgeranno giovedì alle ore 16 nella parrocchiale di Sant'Apollonio.

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