Il Brescia accoglie Zebina
ma lo scoprirà solo tra un mese
LA NOVITÀ. Il difensore francese, preso dalla Juventus, ha raggiunto i biancazzurri nel ritiro di Storo. È reduce da un intervento al menisco del ginocchio sinistro: per adesso lavorerà a parte. Ma Maifredi è rimasto colpito: «Una persona intelligente. E se c'è l'intelligenza c'è tutto»
Storo. Il Brescia abbraccia Jonathan Zebina, ma lo scoprirà tra un mesetto. La causa: un'operazione al menisco esterno del ginocchio sinistro effettuata in giugno e che non permette ancora al difensore francese di lavorare in gruppo. Lo staff medico, d'accordo con il giocatore, ha optato per un programma personalizzato.
Ieri, dopo aver effetuato il riscaldamento e il torello con i nuovi compagni, Zebina non ha partecipato al resto della seduta, limitandosi a qualche giro di campo sotto la guida del preparatore atletico Fabrizio Tafani. Il difensore sarà pronto tra un mese: niente amichevole di stasera con il Calcio Chiese, dunque.
IL PRIMO giorno di Zebina al Brescia inizio alle 15.22, ora dell'arrivo a Storo. Giacca blu, camicia azzurra, jeans classici, il nuovo difensore biancazzurro esce dall'auto di Gigi Maifredi e trascina un trolley. Il consulente tecnico lo prende in consegna all'aeroporto milanese di Linate pochi minuti prima di mezzogiorno. L'aereo, proveniente da Parigi Orly, atterra puntualmente: un buon auspicio. Il francese era tornato nella capitale transalpina martedì, dopo aver rescisso il contratto con la Juventus e aver sottoscritto un accordo biennale con il Brescia a 550 mila euro netti all'anno.
Zebina si infila subito nell'ascensore del Castel Lodron, l'albergo di Lodrone dove la squadra biancazzurra è tornata dopo il ritiro di luglio, e sale in camera.
FINO alla presentazione, in programma questa sera prima dell'amichevole con i dilettanti locali del Calcio Chiese, bocca cucita. Solo qualche posa a uso e consumo dei fotografi.
Maifredi, che ha viaggiato con lui da Milano a Storo, lo descrive in termini entusiastici: «Abbiamo parlato di tutto, non solo di calcio. È una persona intelligente e quando c'è l'intelligenza, c'è tutto».
Zebina ama il basso profilo. Pur frequentando Milano, dove nel 2007 ha aperto un galleria d'arte moderna e se si è personaggi pubblici nulla passa inosservato, la sua storia d'amore con la presentatrice Chiara Tortorella, figlia di Cino, il mitico Mago Zurlì dello Zecchino d'Oro, non è mai finita nel vortice del gossip.
DOPO L'ALLENAMENTO del mattino e il pranzo, la sveglia dopo il riposino pomeridiano è alle 17. Più di un giocatore scende nella hall del Castel Lodron prima dell'orario fissato: nell'ordine Zambelli, Budel, De Maio che parla del nuovo compagno e della provenienza comume («Noi parigini cominciamo a essere una colonia qui») e intanto ordina al bar due succhi alla pesca, Mareco con la borsa del ghiaccio e il ginocchio sinistro operato ancora fasciato, Martinez con le cuffiette. Possanzini non ha la tenuta sociale: «Sono come Cassano: io arrivo il giorno dopo», scherza l'attaccante.
Fuori dall'albergo Possanzini incrocia Zebina, nel frattempo sceso dalla camera e in tenuta da allenamento. Una stretta di mano e un «benvenuto, come stai?» da buon capitano. «Bene, grazie», la risposta del francese.
Allo stadio «Grilli» una quindicina di tifosi del Brescia, venuti per salutare il nuovo arrivato. Per vederlo all'opera bisognerà attendere un mesetto. L'unica certezza è il numero di maglia: sarà il 5, lasciato libero da Omar El Kaddouri ceduto all'Alto Adige.
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