Mons. Monari: «Cari preti, state fra la gente»

LA CHIESA E LA CITTÀ. Ieri in San Barnaba seconda giornata dell'incontro con il clero nell'ambito di Agorà, per presentare la lettera pastorale. L'auspicio: «Visite familiari e ai malati, e "adottate" un istituto». Seminario verso lo sdoppiamento. La diocesi vara il primo bilancio
02/09/2010
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Monsignor Monari, 58 anni, festeggia oggi i 15 anni di consacrazione episcopale FOTOLIVE

Brescia. Una raccomandazione paterna ma ferma che si può riassumere così: stare con la gente, fra la gente, per condividere con i fedeli i momenti importanti della vita, per offrire un volto accogliente della Chiesa, per portare l'annuncio nel cuore dell'esperienza delle persone. L'ha rivolta ieri mons. Luciano Monari ai molti preti bresciani che assiepavano il salone di San Barnaba per il secondo e ultimo giorno dell'incontro del clero bresciano nell'ambito del programma «La Chiesa e la città», secondo capitolo del progetto «Agorà» per la presentazione della nuova lettera pastorale del vescovo.
INTRODOTTO da don Aldo Delaidelli, dopo una meditazione di don Ovidio Vezzoli, il vescovo ha preso le mosse dalla «straordinaria complessità» della pastorale attuale: dall'ambito familiare a quello giovanile, dai migranti ai disabili, non c'è settore in cui non venga chiesta l'attenzione del prete, sommandosi peraltro alle incombenze burocratiche.
«La scala delle priorità non è facile da decifrare - dice Monari - e questo genera ansia, stress». Le tre lettere pastorali firmate finora a Brescia, dedicate a Parola, Eucarestia e Comunità, «tentano di ritrovare il nucleo generativo della pastorale», di «mettere ordine nella nostra attività». E la conclusione è che «l'attività pastorale è una forma di amore». Anzi dell'amore più alto: quello che porta Gesù ai fratelli.
MONARI PREVEDEVA una pausa di un anno, ma già viene sollecitato a scrivere una quarta lettera sulla Missione. Intanto richiama il comportamento dei fedeli, di tutti i fedeli: «L'autenticità della fede non si gioca sulle parole che diciamo ma sulla vita che conduciamo». Di qui gli interrogativi del vescovo sul comportamento dei cristiani bresciani, e se essi su temi come l'aborto, il divorzio o l'evasione fiscale siano diversi dai non cristiani: «Non pretendo - avverte Monari - che i cristiani siano perfetti, però bisogna che il problema pastorale ce lo poniamo. Una differenza statistica deve esserci». Resta poi l'interrogativo su «come sia possibile far crescere nei fedeli il senso di appartenenza alla comunità cristiana». Monari, su questo punto, formula alcune raccomandazioni operative ai sacerdoti: «La visita e benedizione delle famiglie ha un valore straordinario, perchè attraverso di essa tutti si sentono "pensati", "desiderati" dalla comunità cristiana». Se al sacerdote manca il tempo, possono essere delegati dei laici.
Non meno importanti le visite a malati e anziani ricoverati: «Un ministero prezioso».
IL VESCOVO formula anche un auspicio: «Mi piacerebbe che ogni comunità avesse un'istituzione di carità di riferimento. Una casa di riposo, o per malati psichici, non necessariamente sul territorio».
Ci sono poi novità di governo della diocesi, che Monari elenca. La prima riguarda le Unità pastorali: «Il progetto diocesano globale l'abbiamo. Ora dobbiamo portalo a casa con la massima fedeltà: mi piacerebbe un sinodo per la promulgazione». Monari ribadisce: «Le unità pastorali non tolgono nulla al valore, alla soggettività delle parrocchie. Nessuna parrocchia sarà cancellata. Quel che bisogna superare è l'autosufficienza delle parrocchie». I requisiti sono «uno stile di complementarietà fra i preti» e «la razionalizzazione degli strumenti pastorali».
Monari annuncia anche che «la diocesi avrà il suo primo bilancio», che sarà «sottoposto al consiglio presbiterale».
Le seconda grande novità riguarda il seminario che si sdoppia. Il seminario minore (quattro studenti delle medie e una quindicina di liceali) con il nuovo anno scolastico si installerà all'oratorio di Santa Maria in Calchera, in via Musei. Il seminario maggiore rimane per ora in via Bollani: «La commissione che abbiamo insediato ha fornito una relazione notevole, che valuta le diverse possibilità: restare in via Bollani o andare altrove. Io non ho pregiudizi. Non abbiamo fretta. La soluzione deve rispondere alle esigenze del seminario ed essere economicamente sostenibile».
In chiusura una raccomandazione, alla luce di una certa «anarchia» a proposito della preghiera eucaristica (quella che inizia con "Padre veramente santo" e che si conclude con la consacrazione del pane e del vino): «Vi supplico - dice il vescovo ai preti - di non cambiare in modo soggettivo la preghiera eucaristica. Sulle cose fondamentali dev'esserci unità. E poi c'è il rischio che una preghiera eucaristica personale venga avvertita come di parte, di sinistra o di destra, e se è così ne nascerebbe poi una leghista o una berlusconiana, e sarebbe un disastro».
Infine, a un prete che lo interpella sul rischio-islamizzazione dell'Europa, il vescovo cita un articolo di Giuseppe Bertagna: «A noi deve stare a cuore la robustezza della nostra fede, e quello è forse il nostro punto debole. La vera sfida è far dipendere la qualità della nostra vita dalla fede».

Massimo Tedeschi


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