Bimbo soffocato sotto il mais
mentre gioca nel cortile di casa
DRAMMA A GHEDI. Ancora una giovanissima vittima, 9 anni, in una cascina in Strada della Vergine, a nord del paese. Il cereale è sceso dall'essiccatoio schiacciando il piccolo. I genitori sono subito accorsi per il rumore ma i soccorsi erano ormai inutili
Ghedi. Quella del 2010 sarà ricordata come l'«estate nera» dei bambini. In pochissime ore sono state tre le vittime, e dall'inizio di giugno , come scriviamo nel servizio qui sotto, le vittime giovanissime sono state ben cinque. Come sempre, il momento di maggior pericolo è quello del gioco, quando sfuggono all'occhio vigile dei genitori
L'ultimo dramma si è consumato ieri sera a Ghedi. La vittima un bambino vivace come lo si può essere a nove anni, allegro come chi vive in mezzo alla campagna e al verde, ignaro di rumori, di traffico, di spazi angusti, circondato dalla natura, tutto gioco e scorribandein bicicletta: Matteo Zani di Ghedi era così fino alle 7 e 30 di ieri pomeriggio, una terribile domenica di settembre che si è presa la sua acerba vita, soffocandolo sotto quintali di mais.
In casa si preparava la cena e Matteo era uscito per gli ultimi giochi prima del buio, nell'aia circondata da alcune case e cascine dove abitava con la famiglia in strada del Vergine, a nord del paese. Troppo vicino al moderno essiccatoio da dove improvvisamente è scesa la quantità di grano che lo ha soffocato.
ERA FUORI da solo e non si sa che cosa possa essere successo, come e perché si sia azionato il meccanismo che ha fatto scendere il grano. In casa si è sentito solo il rumore poi anche la vita di papà Luigi, della mamma, dei nonni si è come fermata davanti a quel figlio unico, sepolto sotto un cumolo di mais.
Concitati e disperati hanno chiamato immediatamente i soccorsi, ma nemmeno l'arrivo dell'eliambulanza ha potuto salvarlo. Matteo era già morto quando l'hanno sottratto a quel peso che gli era caduto addosso. Il suo corpo scuro per l'asfissia è stato deposto amorevolmente sul letto, con accanto i familiari disperati, ammutoliti, annientati.
Anche il parroco Monsignor Gianmario Morandini è rimasto scosso davanti a quel corpicino senza vita, davanti allo strazio dei famigliari. Una morte «senza un perché ed ancora più difficile da accettare, ma il perché è nelle mani di Dio - dice-. Di fronte a queste tragedie si rimane confusi, le famiglie ne sono sconvolte specialmente se pensiamo all'età del bambino carica di fiducia, di affetto, di speranze. Solo il Signore può aiutarci ad andare avanti e la solidarietà di tante persone che ho visto accorrere a quel capezzale».
Parenti, amici, vicini si sono infatti recati in cascina disperando di poter trovare parole di conforto, quasi increduli di fronte al dramma inaspettato, ancora più ingiusto perché riservato ad un bambino che voleva solo giocare.
«Quella famiglia ha perso tutto l'oro del mondo - afferma il sindaco Lorenzo Borzi, subito rientrato in paese da una cena per seguire da vicino la vicenda -. Come papà adoro il mio bambino e non riesco nemmeno ad immaginare quale dolore deve provare la famiglia, non solo oggi, ma purtroppo per sempre. Sono vicende che sconvolgono anche solo a sentirle, sciagure che non trovano una spiegazione razionale e che umanamente è difficile sopportare. Posso solo esprimere la vicinanza al dolore della famiglia, la comprensione e la solidarietà che non sono solo mie, ma certo comuni a tutti i concittadini».
LA FAMIGLIA Zani è molto conosciuta, il nonno Giambattista è infatti fratello di Luciano, titolare di un caseificio in via Bagnolo. Molta gente si è recata nella strada di campagna detta del Vergine che incrocia via Castenedolo, una strada sterrata destinata a diventare la tangenziale nord del paese, ma ora non illuminata a rendere con il buio ancora più cupa l'atmosfera di dolore che si percepisce persino nel silenzio intorno alla cascina dove si è consumato il dramma. I familiari non hanno voluto parlare con gli estranei, quasi che il dolore rimanendo privato potesse in qualche modo essere contenuto, sopportato forse.
Intanto verso le 22 e 30 il corpo del piccolo Matteo è stato trasferito agli Ospedali Civili di Brescia, non proprio per un'autopsia, ma per una accertamento esterno disposto dal magistrato Paolo Savio.
Il caso è seguito dai carabinieri della stazione di Ghedi. Forse si riuscirà a spiegare cosa è successo, ma perché proprio lì, a quell'ora, a lui, saranno gli interrogativa che accompagneranno mamma e papà mentre ripenseranno al sorriso spensierato di Matteo. Quel sorriso che un terribile incidente ha spento per sempre.
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