Caracciolo e Possanzini, il passato nel mirino
I PROTAGONISTI. I due attaccanti titolari della promozione in serie A hanno vestito la maglia rosanero: due esperienze non troppo fortunate. L'Airone: «In Sicilia non è andata bene per colpa mia. Nessuna vendetta, punto al successo solo per il Brescia». Il capitano: «Battere il Palermo? Tutto è possibile»
Brescia. Hanno Palermo nel destino. Per questo, domenica, Andrea Caracciolo e Davide Possanzini vivranno allo stadio «Rigamonti» un crocevia di emozioni. Il passato che ritorna, un futuro da costruire che può assomigliare a quel che poteva essere tanto tempo fa e invece ancora non è stato. Incroci del calcio e della vita, per la coppia-gol dell'ultima promozione del Brescia: Caracciolo lasciò il biancazzurro per volare in Sicilia nel 2005; Possanzini salutò la Sicilia per sistemarsi da queste parti nell'ambito di quella operazione di mercato; lo scambio di maglie è diventato tre anni dopo un tandem d'attacco da serie A. Caracciolo e Possanzini adesso sono gemelli nel Brescia e avversari del Palermo. Con tante speranze e zero rancori.
PALERMO, per l'Airone e il capitano, è pensieri e parole dolci. Ma è anche una partita da vincere: «Se uno nella vita crede in certe cose, può anche essere un segno del destino - sorride Possanzini, classe '76, sei mesi trascorsi a Palermo prima di passare al Brescia -. Io oggi sono contento di affrontare questa sfida in serie A, da giocatore che indossa la V sul petto, nella consapevolezza di aver conquistato questa possibilità sul campo, contribuendo a una promozione. L'idea di ritrovare il Palermo da avversario mi dà felicità e non c'è astio: a Palermo ho passato sei mesi belli, stavo bene con la società, con i giocatori. E i tifosi mi dedicarono pure uno striscione per l'ultima giornata del campionato».
Storie diverse, in Sicilia, per i gemelli dell'attacco bresciano. Possanzini non ebbe modo di esprimersi: due gare con Inter e Fiorentina, poi infortunio al menisco e fine delle trasmissioni. Caracciolo no: per lui in rosanero il tempo c'è stato, due stagioni con 62 presenze e 14 reti (9 nella prima annata), prima di passare alla Sampdoria e rientrare alla base biancazzurra, dove è rinato: «Mi farà piacere domenica rivedere persone che ho incontrato ogni giorno per due anni della mia carriera - dice l'Airone - anche se l'emozione di mettere piede nel nostro stadio, in un Rigamonti in parte rinnovato, per il nostro ritorno in serie A, sarebbe stata comunque grande. Purtroppo i miei anni palermitani non sono stati certo eccezionali. Colpa mia: ero partito forte, ma non ho saputo reagire alle prime vere difficoltà. Avrei dovuto capire già allora che non si possono reggere 30 partite a stagione da 8 in pagella. Dopo i primi problemi avevo mollato. Ora non mi capiterebbe: sono maturato, so affrontare e superare i momenti-no. L'esperienza di Palermo mi ha insegnato che non bisogna mollare mai, soprattutto in serie A».
Il Brescia attuale è abbastanza forte da tenere testa al Palermo: Possanzini e Caracciolo non hanno dubbi. «La società ha fatto una campagna-acquisti da 8 in pagella - sostiene il capitano -. Ci siamo rinforzati, anche se gli acquisti migliori sono le conferme di chi già c'era e ha conquistato la A».
«LA SOCIETÀ sul mercato ha operato in maniera ottima - concorda l'Airone -. C'è tutto quello che serve per far bene. Io mi sono esposto per la conferma di Bega non solo perché Francesco è un amico, ma per il bene del Brescia. Comunque Corioni ha deciso di tenere Bega di testa sua, non perché l'ho chiesto io. Anche il presidente lo stima». E Caracciolo stima il presidente: «Non chiedetemi confronti fra lui e Zamparini... Vincerebbe di gran lunga Corioni».
Abituati a esporsi come senatori della squadra, i gemelli del gol non si tirano indietro nemmeno sugli abbonamenti: «C'è ancora tempo, ma lo sappiamo dice Possanzini -: Brescia è così, i tifosi hanno bisogno di stimoli. Tocca a noi trasmettere entusiasmo. Ce la metteremo tutta, cominciando dal Palermo».
Partita fondamentale, in questo senso, anche per Caracciolo: «Avevo detto in tempi non sospetti che la gente avrebbe dovuto seguirci, ci siamo meritati il sostegno con i fatti. Adesso incontriamo avversari fortissimi. Ma abbiamo le nostre qualità e se le sfruttiamo, riusciremo a riempire lo stadio. Dipende solo da noi».
Gian Paolo Laffranchi
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