Aib spiega lo strappo. Ma parte la protesta
IL CONTRATTO DEI METALMECCANICI. Il vice presidente dell'Associazione industriale bresciana illustra ragioni e prospettive della scelta di Federmeccanica. Prime reazioni in provincia. Bertoli: «È un segnale forte, ma non si poteva attendere ancora: è urgente creare le condizioni perchè l'economia torni a crescere»
Brescia. Il passo è stato compiuto e non è passato inosservato: il fronte sindacale si è «diviso», le reazioni si sono moltiplicate dopo la decisione di Federmeccanica di recedere dall'accordo nazionale dei metalmeccanici del 2008, l'ultimo sottoscritto con tutte le sigle di categoria. Un atto propedeutico al confronto, dal 15 settembre (senza i meccanici Cgil) utile ad avviare il percorso per completare il quadro sul secondo livello e fissare eventuali principi in base ai quali adottare deroghe aziendali rispetto al nazionale.
LA SCELTA - che ha subito scatenato la reazione della Fiom (si veda anche il pezzo a fianco) - viene spiegata e rilanciata dall'Associazione industriale bresciana (il leader, Giancarlo Dallera è vice presidente di Federmeccanica), guardando in prospettiva. «Il recesso dal contratto metalmeccanici del 2008 è una naturale conseguenza dell'accordo nazionale di rinnovo firmato a fine 2009: nessun lavoratore resterà dunque privo di tutela», sottolinea in una nota Bruno Bertoli, vice presidente dell'Aib con delega ai rapporti sindacali. «Certamente - aggiunge - è un segnale forte, ma non si poteva attendere ancora: è urgente creare le condizioni perchè la nostra economia torni a crescere». Bertoli ricorda che secondo il Fondo monetario internazionale «la ripresa in Italia sarà più lenta che in Francia e Germania, per il persistente deficit di competitività del nostro Paese. I problemi della produttività, delle ore lavorate, della flessibilità, dell'utilizzo degli impianti e dell'assenteismo sono tutti fattori che concorrono a scoraggiare gli investimenti».
LE IMPRESE - spiega - «hanno bisogno di certezze, che l'attuale sistema di relazioni purtroppo non garantisce. L'obiettivo non è escludere il sindacato, o una parte di esso, bensì gettare le basi per un moderno sistema di relazioni industriali, più collaborative e meno conflittuali, affinchè con l'impegno di tutti possa riprendere slancio la volontà di intraprendere. Perchè ancor più nel mutato contesto competitivo i contratti di lavoro devono dimostrarsi utili ai fini dei processi produttivi - conclude -: è lì che si fanno i conti con i vincoli e le opportunità, le efficienze e le inefficienze, i costi diretti e indiretti. È lì che si decide, senza appello, la sorte delle aziende e dei lavoratori».
Tweet