«Io posso entrare», a Brescia
i negozi aprono le porte a Fido

L'INDAGINE. Negli ultimi cinque anni i negozi hanno tolto i divieti d'ingresso ai cani: off limits solamente un quinto. Sbarrato il centro commerciale, ma in centro storico si può tranquillamente fare shopping coi propri amici a quattro zampe
09/09/2010
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La nostra collaboratrice Elisabetta Bentivoglio insieme a Bobo

Brescia. I commercianti bresciani aprono le porte a Fido. Per verificare la nuova disponibilità dei negozianti ad accogliere i cani all'interno dei propri locali ho agganciato Bobo al guinzaglio, il mio meticcio bianco di dieci chili e, museruola in borsetta (così come prescrive l'ordinanza) siamo usciti a fare due passi tra le vetrine del centro storico.
L'ACCOGLIENZA è stata a dir poco sorprendente, anche per un'animalista convinta come me. La diffidenza nei confronti dei «migliori amici dell'uomo», espressa con i cartelli «io non posso entrare» o «noi aspettiamo fuori», sembra essere scomparsa, lasciando il posto all'entrata libera. Sarà l'aumento della sensibilità animalista o , forse, l'effetto della crisi economica che induce i proprietari di negozi a non andare troppo per il sottile pur di tenersi buoni i clienti, ma gli esercizi commerciali del centro che espongono ancora il cartello di divieto ai cani sono diventati una rarità e, per assurdo, alcuni di essi hanno chiuso per sempre. Sulla vetrina della forneria al crocevia tra via Mazzini e corso Zanardelli è rimasta solo la fotografia sbarrata di Fido a segnare la cessata attività, ma, senza voler innescare alcuna polemica, gli unici esercizi commerciali in cui perdura il divieto di accesso ai cani sono proprio quelli che vendono generi alimentari. In testa i fruttivendoli. Frutta e verdura, generalmente esposte senza coperchio o protezione, potrebbero subire la ricaduta accidentale di peli e saliva, da qui la decisione di impedire l'entrata degli animali a quattro zampe, a meno che non siano tenuti in braccio dal padrone o custoditi nelle dogbag, nuovo oggetto di culto di tutte le fashionvictim proprietarie di chihuahua e cani di piccolissima taglia. Escludendo supermarket e fruttivendoli, la vera sorpresa è arrivata quando io e Bobo abbiamo tentato di entrare in una delle mecche dello shopping cittadino. All'ingresso del centro commerciale, ancora prima di oltrepassare le porte scorrevoli (che segnalavano il divieto di accesso ai cani), un addetto alla sicurezza ci ha bloccato pregandomi di lasciare Bobo all'ingresso, oppure di infilarlo in borsa. A prescindere dal fatto che la mia borsa non avrebbe potuto contenere la vivacità di un trovatello di tre anni abituato a correre ed esplorare la città, ho girato i tacchi (bassi) e, dopo aver pagato (inutilmente) la sosta, ho abbandonato il consumismo sfrenato per continuare l'indagine tra i bar che affollano la piazza bresciana degli aperitivi. Per la felicità mia e di Bobo, ad attenderci c'erano almeno una decina di padroni a spasso con i propri Phoebe, Uma, Joey, Molly, Laica, Lapo, Yuri etc. È bastato fare un paio di domande per capire che in quell'angolo della città, uomini e cani possono convivere in completa armonia, anzi, i proprietari dei bar sono ben lieti di poter offrire a Fido una ciotola di acqua fresca: l'equivalente analcolico del pirlo che i padroni, contemporaneamente, possono sorseggiare in tutta tranquillità.
I DATI RACCOLTI durante una giornata di girovagare in compagnia di Bobo potrebbero sembrare approssimativi se non fosse che combaciano perfettamente con quelli emersi dalla ricerca nazionale condotta dall'Aidaa che, rispetto a cinque anni fa, ha segnato un aumento del 76 per cento degli esercizi commerciali in cui sono ammessi i cani. Se nel 2005, su 3500 negozi ispezionati, 2600 vietavano l'accesso a Fido, oggi la situazione è decisamente migliorata con solo 694 esercizi commerciali ancora sbarrati dalla scritta «io non posso entrare». Insomma, ora che i cartelli di divieto non fanno più bella mostra sulle vetrine dei negozi bresciani, si potrebbe pensare di sostituirli con nuovi adesivi con lo slogan obamiano «yes, we can». Augurando loro la stessa fortuna che ha portato al presidente americano.

Elisabetta Bentivoglio


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