Sui fregi leghisti parola alla giunta
LE POLEMICHE DI ADRO. Incontro in via Bellerio a Milano del sindaco con il segretario della Lega Lombarda Giancalo Giorgietti, Riunione notturna in Municipio. Sfuma il «vertice» Lancini-Bossi. L'onorevole Caparini assicura: «Il movimento ha sempre lasciato massima autonomia ai sindaci»
Adro. «Per il nostro movimento è normale lasciare ad ogni amministratore locale piena autonomia, così è anche per il sindaco Oscar Lancini». Davide Caparini, deputato della Lega, presente con l'assessore regionale Monica Rizzi all'inaugurazione della scuola "Gianfranco Miglio" di Adro, non ha dubbi su come finirà questa storia: «deciderà il sindaco».
Così come, diplomaticamente, tenta di smontare la teoria seconda la quale il primo cittadino di Adro, ieri pomeriggio, è andato fino a Milano, in via Bellerio, per avere la linea: «Ogni lunedì gli amministratori locali si incontrano con i vertici della Lega. Giornalisticamente parlando, che Lancini sia stato a Milano è normale, non c'è notizia». Non c'era neanche il leader Umberto Bossi ieri in via Bellerio, colui che secondo le parole dello stesso primo cittadino adrense avrebbe dovuto dire se togliere il «Sole delle alpi» dalle scuole o difenderlo dagli assalti del ministro Maristella Gelmini che gli imponeva la rimozione. Così Oscar Lancini, in due ore di colloquio blindato, avrebbe parlato solo con il segretario della Lega Lombarda, Giancarlo Giorgietti.
Quanto basta, però, per ribadire l'autonomia decisionale del primo cittadino che, ricevuta in mattinata la famosa lettera del dirigente scolastico regionale, Giuseppe Colosio, si rimette ora alle decisioni della sua giunta, che ha fatto notte a Palazzo Dandolo, l'antica dimora della famiglia risorgimentale diventata sede del municipio. Toccherà dunque al sindaco Lancini e alla sua giunta (solido monocolore leghista) decidere che fare di quei simboli sulla scuola: obbedire all'ultimatum del ministro, o combattere fino all'ultimo istante tra pareri legali, pronunciamenti superpartes o consulenze storiche (Lancini ha già spiegato, ad esempio, di voler chiedere alla Soprintendenza un parere sul valore storico di quei simboli che ritiene patrimonio locale).
Lancini era stato chiaro sin dal primo istante: «Se me li faranno togliere dalla scuola, li toglierò anche dai palazzi dove sono scolpiti sin dal 1600». I toni della polemica, insomma, non conoscono cali di tensione, tant'è che lo stesso Lancini aveva iniziato la mattinata ha messo sul tavolo un carico che ha avuto l'effetto di una scintilla in polveriera. «Prima di essere sindaco di Adro sono un militante della Lega - aveva detto ai microfoni del circuito radiofonico Cnrmedia -. Sto aspettando che il mio segretario federale mi dica che cosa devo fare. Dopo di che io obbedisco. Lo Stato italiano dovrebbe vergognarsi perchè questa scuola non gli è costata un centesimo. Quando ho bussato alle porte le ho trovate tutte chiuse e ci siamo dovuti arrangiare. Sono orgoglioso di essere amministratore di questo paese perchè i cittadini hanno versato 300 mila euro».
«E' come se dovessi chiedere a Casini il permesso di esporre il tricolore nelle scuole del mio paese - ha ironizzato il consigliere regionale bresciano Ganmarco Quadrini (Udc) -. Le intenzioni, chiare, sono quelle di sovvertire grossolanamente l'ordinamento condiviso delle istituzioni e di negare il pluralismo in un luogo dove si impara a essere liberi. Un atteggiamento assurdo che arriva a dare più importanza ad un leader di un partito che a un ministro».
Intanto c'è chi fa di conto e spiega che per «bonificare» la scuola serviranno 30 mila euro. Le stime sono di Silvio Ferretti del Pd di Adro, che ha preannunciato un esposto alla Corte dei Conti.
Marco Toresini
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1 fedchiari 21/09/2010 19:28 1 commenti
il sindaco dovrebbe dimettersi per lo scempio che ha fatto. razzismo allo stato puro.