Il sindaco fa melina e parte la diffida

LE POLEMICHE DI ADRO. Il primo cittadino e la sua giunta starebbero studiando le mosse per resistere all'ultimatum del ministro Gelmini. Il legale del sindacato: «Quei simboli sono discriminatori per i lavoratori». In vista un'azione legale e intanto si raccolgono fondi per la mensa
22/09/2010
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Damiano Galletti (Cgil) durante la raccolta fondi per la mensa a Adro

Adro. Prendere tempo e tenere basso il profilo in attesa di capire come difendere al meglio la propria scelta, quella di mettere "segni della tradizione storica di Adro" come viene definito il «Sole delle Alpi» sulla scuola intitolata a Gianfranco Miglio. Oscar Lancini pare abbia scelto per ora di non alimentare ulteriormente la polemica e il braccio di ferro con le istituzioni che, per bocca del direttore dell'ufficio scolastico regionale, su indicazione del Ministro Maristella Gelmini, gli ha chiesto di rimuovere i settecento fregi ritenuti, a tutti gli effetti, icone leghiste.
UN ATTEGGIAMENTO dal quale non sembra estraneo l'incontro di lunedì a Milano con i vertici della Lega Nord, che, nelle sue intenzioni gli avrebbero dovuto dettare la linea, e offrire tutte le pezze giustificative delle prossime mosse. Invece, sembra che in via Bellerio abbiano lasciato la patata bollente nelle mani del sindaco, nel nome di una riconosciuta autonomia amministrativa. Mentre i leader (ieri al tg5 ha parlato Roberto Maroni ribadendo che si sarebbe fermato alla intitolazione a Miglio della scuola) hanno mantenuto la loro linea di cautela.
Così si racconta in paese di una riunione di giunta, lunedì fino a tarda sera, con musi lunghi e una certa tensione con sindaco e assessori proiettati a studiare la migliore soluzione possibile per difendere in solitudine (almeno in tema di totale copertura politica, perchè Oscar Lancini nutre ad Adro un certo consenso, che non ha mai perso occasione per coccolare) quei 700 simboli che l'onorevole Gelmini ha chiesto di rimuovere.
SUL TAVOLO del sindaco poi è arrivata ieri una lettera dello studio legale Polizzi-Guarisco e associati con il quale l'avvocato Alberto Guarisco chiede, a nome della Cgil e della «Federazione dei lavoratori della conoscenza» di Brescia e in rappresentanza dei rispettivi segretari generali, di rimuovere i simboli dalla scuola perchè, scrive, «pare indubbio che un lavoratore costretto ad operare in un luogo di lavoro dove vengono utilizzati e esposti al pubblico in misura così insistente i simboli di un partito politico si trovi in una situazione di svantaggio, vedendosi costretto a lavorare in un contesto politicamente connotato, laddove invece il suo contratto di lavoro è stato stipulato con un soggetto (lo Stato) privo di tale connotazione e anzi caratterizzato dalla più assoluta neutralità e "laicità"».
PER IL LEGALE ce n'è abbastanza per violare oltre all'articolo 3 della Costituzione (l'uguglianza delle persone senza distinzione di opinioni politiche) e all'articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell'Ue anche il Decreto legislativo contro le discriminazioni nei luoghi di lavoro che ha recepito una direttiva comunitaria in tal senso. La lettera si chiude con l'auspicio di una rapida rimozione e, in caso contrario, con l'assicurazione di una azione giudiziaria come prevede il decreto legislativo 216 del 203 sulla discriminazione nei luoghi di lavoro.
Qualche indicazione da parte delle istituzioni, si spera, dovrebbe arrivare oggi dal «question time» della Camera dei deputati dove è in discussione una interrogazione presentata dal gruppo del Pd. Un'interrogazione (e anche questo potrebbe essere un segnale di disagio in casa leghista) non risponderà il ministro Roberto Maroni in persona ma il ministro Elio Vito (Rapporti con il Parlamento) tanto da suscitare le ironie del bresciano Paolo Corsini.
INTANTO ad Adro, dove fra qualche giorno riaprirà la mensa delle polemiche con una nuova gestione e un nuovo meccanismo che non prevede menù speciali per motivi religioso e pagamento anticipato dei pasti con l'acquisto dei buoni, è nata l'associazione «Per il diritto alla mensa di tutti i bambini di Adro» che fa riferimento ad alcuni volontari dell'Apap (il vecchio sodalizio che gestiva la struttura, messa in liquidazione ad agosto) e al vulcanico sacerdote don Angelo Chiappa. Il gruppo ha aperto un conto corrente (il numero 25/00051778 "Per il diritto alla mensa dei bambini di Adro" Iban: It72b08692 11204 025000251778) su cui sono stati depositati quasi 700 euro, (500 raccolti sabato scorso durante la manifestazione contro "il sole delle Alpi") con il progetto di contribuire al pagamento della mensa ai figli dei disoccupati, dei cassaintegrati e dei meno abbienti. «Ognuno può aiutarci - spiega don Angelo - versando un contributo. Una commissione valuterà poi le situazioni per deliberare modalità e quantità del contributo».

Marco Toresini e Giancarlo Chiari




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