Gelmini: «Politica fuori dalla scuola»
LE POLEMICHE DI ADRO. Il ministro risponde, con qualche stoccata alla sinistra, all'interrogazione del Pd sulla rimozione del Sole delle Alpi. «Il ministero ha agito per garantire la neutralità dell'insegnamento. La decisione ultima al sindaco» Corsini: «Ora intervenga Maroni»
Palazzo Loggia? No. Broletto? Neppure. E nemmeno il Pirellone, sede del consiglio regionale. Sembrava Brescia, ma era Roma, l'emiciclo di Montecitorio, sede della Camera dei Deputati. E non fa nulla se a chiedere c'era l'ex sindaco della Leonessa, Paolo Corsini, (oggi deputato Pd) e a rispondere l'ex assessore provinciale Maristella Gelmini (ora ministro dell'Istruzione fra i più contestati).
Si parlava della scuola di Adro, di quei 700 «Soli delle Alpi» che in tanti vorrebbero far esclissare, ma sono ancora lì, come se fossimo al polo quando il tramonto non viene mai. Si parlava di Adro in diretta tv (almeno quella via satellite del canale parlamentare) per iniziativa dei parlamentari del Pd che interrogavano il Governo su quella scuola, griffata dal sindaco leghista con tanta insistenza da apparire persino un po' kitch. Si parlava della scelta di rottura di Oscar Lancini e Maristella Gelmini ha risposto decisa che «la politica deve stare fuori dalla scuola». Lo ha detto con tanti distinguo, con qualche frecciatina alla sinistra, ma con il polso fermo pur tradendo che il suo, per chi non vuol capire, rischia di rimanere un caloroso consiglio da dribblare in scioltezza. «Se da un lato risulta apprezzabile la scelta del comune di Adro di investire risorse nell'istruzione e quindi risulta condivisibile la realizzazione di un nuovo polo scolastico locale, peraltro dotato di attrezzature didattiche di avanguardia - ha spiegato il ministro bresciano - tuttavia in una fase successiva si è dovuto constatare con rammarico la collocazione diffusa di un simbolo di valenza politica come il Sole delle Alpi. Tale iniziativa del Comune è stata da me prontamente stigmatizzata, anche attraverso l'intervento del direttore scolastico regionale, al quale ho chiesto di verificare che la libera e imparziale formazione degli studenti fosse garantita anche nella scuola di Adro. Le istituzioni scolastiche hanno l'obbligo di assicurare la neutralità dell'insegnamento».
E qui è arrivata la stilettata alle sinistre del ministro Pdl. «Da sempre - ha continuato - chi vi parla giudica inaccettabile la pratica tipica soprattutto di una certa sinistra di utilizzare i bambini per finalità politiche. Ebbene oggi come allora ritengo che la politica di destra e di sinistra debba sempre rimanere fuori dalla scuola. Per tali ragioni il direttore dell'ufficio scolastico regionale, d'intesa con il Ministero, ha inviato al sindaco di Adro, a cui spetta per legge la decisione ultima sulla simbologia da utilizzare all'interno dell'edificio scolastico, una lettera con la quale si chiede di adoperarsi per la rimozione dal polo scolastico del simbolo». Come a dire: «noi il nostro dovere lo abbiamo fatto, ora spetta al sindaco fare il suo».
Una sintesi che non ha appagato l'onorevole Paolo Corsini (che, papà segretario comunale, ad Adro ci è nato). Stigmatizzando un comportamento un po' altalenante e a tratti inerte del ministro, è tornato a sottolineare come il problema sia di competenze. «Chi deve intervenire - ha sottolineato Corsini - è il Governo, il ministro Maroni, il quale è l'unico titolato a dare indicazioni ai sindaci come vuole la legge». «Applausi», sottolinea il resoconto stenografico della Camera. Si passa ad altro. Adro-Padania, con il suo empasse, il suo conflitto istituzionale che pare in un vicolo cieco, torna lontano, molto lontano. Come il sole a mezzanotte.
Marco Toresini
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