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giovedì, 27 novembre 2014

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25.11.2010

Carte di credito, la rivolta
(per vie legali) degli assessori

LOGGIA. Il «pago io» del sindaco potrebbe chiudere il caso con la Corte dei conti. Ma un pezzo di giunta chiede di più. Margaroli: «Voglio essere sentito e assolto con formula piena». Arcai: «Su di noi troppe bugie. Chiedo sia fatta piena giustizia»


 Carte di credito: da strumento di pagamento a «caso» politico
Carte di credito: da strumento di pagamento a «caso» politico
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Brescia. Tensione alle stelle fra maggioranza e opposizione. Nervi a fior di pelle dentro la giunta. La vicenda delle carte di credito continua a dominare la scena, inasprire i rapporti politici. Ed è destinata a tenere banco anche nella seduta di giunta di domani. Allora più di un assessore chiederà al sindaco una «controffensiva mediatica» per far sentire le ragioni di chi ritiene di aver agito nella norma, di essere finito ingiustamente nel mirino di procura contabile e procura penale, col rischio di un rinvio a giudizio per peculato. Molti assessori, utilizzando i 45 giorni di tempo lasciati dalla procedura della Corte dei conti, stanno del resto approntando memorie e chiedono di essere sentiti dai magistrati contabili.
IL BEAU GESTE del sindaco, che ha deciso di pagare di tasca propria i 49.542 euro spesi in un anno e mezzo con le carte di credito dagli assessori, viene elogiato da tutta la giunta. Ma molti assessori hanno perso la pazienza sentendo che qualcuno considera il gesto come «ammissione di colpa». E qualcuno, minoritario, continua a ritenere che Paroli avrebbe fatto meglio a disgiungere le responsabilità dentro l'esecutivo, magari isolando gli assessori più esposti (Maione e Orto).
Fra chi invoca una «operazione-verità» c'è Maurizio Margaroli: «Ognuno risponde dei suoi gesti - dice - ma questa situazione non ha senso. Se in 18 mesi, viaggi aerei compresi, ho speso 1.492 euro vorrei capire di cosa sono accusato. Per l'88% delle spese c'era l'autorizzazione, che però non è stata trasmessa alla corte dei conti. Se ho speso soldi per incontrare possibili acquirenti e sindacati per salvare un'azienda con 100 posti di lavoro ho compiuto peculato?».
Margaroli è ammirato dal «gesto da galantuomo» di Paroli, ed è al tempo stesso amareggiato: «Chi agita questa vicenda non si rende conto del male che sta facendo alla città». Margaroli sottolinea che la ragioneria effettuava un controllo di legittimità sulle spese: «Prendete il mio caso. Su autorizzazione del sindaco ho acquistato con la carta di credito un biglietto aereo per me e uno per il consigliere del Pd Ungari per un viaggio a Roma presso un ministero. La ragioneria mi ha fatto sapere che il biglietto di Ungari non era una spesa ammessa, e ha trattenuto la somma dal mio "stipendio" di assessore. Vuol dire che un controllo veniva fatto, e il resto era ammesso».
Margaroli si dice «offeso, avvilito. Do l'anima per la mia città, chiedetelo agli operai dell'Ideal Standard del presidio a cui, a spese mie, ho offerto spesso pranzo e cena. Sentirmi accusare di peculato mi intristisce. A questo punto voglio essere sentito dalla corte dei conti, fare le mie controdeduzioni ed avere l'assoluzione con formula piena».
ARRABBIATO, da legale, anche l'assessore Andrea Arcai: «Ho letto il testo della Corte dei conti: contiene errori madornali di calcolo. Non ho effettuato spese con giornalisti, mi vengono addebitati 227 euro. Mi vengono contestati 2000 euro di spese di viaggio che erano autorizzate dal sindaco. Non basta: un pranzo col sindaco di Pescara, uno col sindaco di Cividale del Friuli, uno con il presidente del Vittoriale e uno con il delegato del vescovo per la cultura sono considerate spese con privati».
Anche Arcai chiede di «essere sentito dalla Corte dei conti, ne ho diritto, e sono convinto di poter dimostrare la correttezza di tutte le mi spese». Detto che il sindaco «ha fatto un gesto nobile, con il cuore», l'assessore alla Cultura si dice «ben contento che ci sia un'indagine della magistratura: sono sicuro di dimostrare correttezza e buona fede». Arcai accusa però il Pd: «A parte la modalità di pagamento, noi abbiamo effettuato prassi identiche a quelle della giunta Corsini. Se istruiscono indagini su di noi, devono farlo anche verso la vecchia giunta. Mi meraviglio che ex assessori come Capra, Gaffurini, Bisleri e Bragaglio non abbiano fatto presente tutto ciò al Pd. Anche noi potremmo fare volare gli stracci: ma io non sono disposto a distruggere un'istituzione per difendermi».
«COMUNQUE - dice Arcai - con la Corte dei conti non siamo neppure alla citazione ma alla richiesta di chiarimenti. Cosa che conto di fare. Chiedo solo mi sia data la possibilità di difendermi davanti al giudice, così potrò rifarmi di chi ha infangato me e i colleghi. Su questa vicenda ci sono state troppe strumentalizzazioni, sono state dette troppe bugie. Ci sarà un giudice a Berlino...».
Anche Claudia Taurisano (620 euro di spese contestate) ha chiesto ai suoi legali di valutare i passi da fare. Intanto sottolinea: «La stampa non ha dato evidenza a un fatto significativo. La Corte dei conti ha chiesto alla segreteria del Comune le pezze giustificative delle spese di rappresentanza, e la segreteria le ha fornite. Ma nelle strisciate delle carte di credito ci sono anche le spese di missione, e quelle non sono risultate giustificate. In realtà però le spese di missione, che nel caso mio e di molti colleghi di giunta sono il 50% della somma, sono tutte autorizzate e documentate». Personalmente, la Taurisano dice di «non essere agitata». «Amareggiata» però sì, «a causa dell'onta che stiamo subendo».

Massimo Tedeschi
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