Uova e diossina, la politica:
«No agli allarmi, ma si vada a fondo»
IL CASO. Dopo le contaminazioni a Brescia, Montirone, Castegnato, Casto, Sarezzo e Ospitaletto. Il tema va in Regione. Sono nella norma le analisi sul latte Peroni: «Non si vuole coprire nulla» Quadrini: «Si estendano i controlli» Girelli: «Se serve, aiuti alle imprese»
Perché in tutti e sei i pollai privati controllati dall'Asl sono state trovate uova con tracce di diossina e pcb fino a 5 volte il limite di legge? E' una domanda che si pongono anche i politici regionali bresciani, che se da una parte concordano con le linee guida dell'Asl (appurare che gli allevatori non abbiano praticato scorrette pratiche agronomiche) dall'altra sono consci delle potenziali ricadute di industria e traffico.
Per la presidente della commissione regionale sanità Margherita Peroni (PdL) e per il consigliere regionale Gian Antonio Girelli «va data fiducia alle istituzioni sanitarie», non generando allarmismi. Giusto quindi capire se (come sostiene l'Asl) qualche rogo di plastica, lo spargimento di ceneri e l'uso di truciolati ha contaminato le uova dei sei pollai privati di Brescia, Castegnato, Casto, Montirone, Ospitaletto e Sarezzo. Ma è anche giusto, in un secondo momento, proseguire le indagini in altra direzione, se si dovessero riscontrare ancora valori fuorilegge. Soluzione diversa quella prospettata da Gianmarco Quadrini (Udc): «Sono d'accordo con i miei colleghi sul fatto di non generare allarmismi, ma nel contempo si prosegua in tempi strettissimi con ulteriori indagini, andando ad analizzare uova di pollai presenti nelle vicinanze di altri siti industriali o grandi arterie. E' chiaro che siamo di fronte ad una situazione dove la qualità del nostro suolo è abbastanza compromessa e sono d'accordo con la Coldiretti quando sostiene che non può essere qualche sterpaglia o sacchetto di plastica il problema».
LATTE OK, UOVA CONTAMINATE. Ad aggiungere nuovi dettagli importanti all'indagine voluta ad agosto scorso dalla direzione regionale Sanità, è la presidente di commissione Peroni. «La Regione ha voluto monitorare l'intero territorio lombardo per capire dove ci sono criticità spiega la Peroni . Nei sei prelievi fatti nella nostra provincia il latte è risultato a posto, mentre nelle uova dei piccoli pollai domestici le tracce di diossina erano di poco superiori ai limiti di legge, più elevati invece i valori di pcb». Le cause? La Peroni si interfaccia direttamente con i vertici tecnici della direzione sanità e veterinaria della Regione e aggiunge: «In passato l'Emilia Romagna aveva vissuto un problema simile e si era notato che certi comportamenti scorretti degli allevatori influenzavano sui quantitativi di inquinanti. Quegli agricoltori adesso potranno allevare ancora galline, ma sotto le linee guida dei veterinari. Tra 90 giorni si ricontrolleranno le uova e si farà una valutazione. Nel frattempo si controlleranno anche i pollai limitrofi a quelli contaminati». La Peroni ribadisce che «non c'è la volontà di coprire situazioni preoccupanti ma nel contempo non si deve correre il rischio di generare allarmismi».
I CONTROLLI ALLE INDUSTRIE. Girelli (e la stessa Peroni) non escludono a priori la possibilità che anche il comparto industriale possa avere avuto il suo peso sull'inquinamento. Se infatti «non si dovesse confermare la lettura dell'Asl sarà opportuno proseguire le indagini in altra direzione» e ci sarà anche «la necessità di avviare un serio piano regionale per aiutare la definitiva messa in regola di quelle aziende non ancora del tutto a norma sulle emissioni. Un piano di aiuti necessario visto il difficile momento di crisi del settore».
Pietro Gorlani
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