Confartigianato, lo «strappo» di Guerrini

BOTTA E RISPOSTA COL MINISTRO. Il presidente nazionale parte dal voto di Milano («Con Pisapia non solo i centri sociali, ma la nostra gente») per attaccare il governo. Il ministro Gelmini non si scompone e gli ricorda: «Si rassegni, siamo noi i suoi compagni di strada». Il presidente provinciale Eugenio Massetti «ricuce»
23/05/2011
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Il ministro Mariastella Gelmini con il presidente provinciale di Confartigianato, Eugenio Massetti FOTOLIVE

«Riflettete su Milano», ammonisce il presidente nazionale di Confartigianato Giorgio Guerrini. «Con i centri sociali non si arriva ai numeri raggiunti da Pisapia - incalza -, ci si arriva con le migliaia di artigiani e piccoli imprenditori delusi da un governo che non ha riformato nulla tranne l'università». Lei, il ministro Mariastella Gelmini, non si scompone. «Guerrini, si rassegni - replica con una battuta -: siamo noi i suoi compagni di strada». E poi, per spiegare, «a fare le riforme si lavora controcorrente, tagliare burocrazia e spese inutili significa superare tanti ostacoli. La politica non dà sostegno, difende rendite di posizione, ma con il federalismo e i costi standard sarà autentica rivoluzione e intendiamo coinvolgere tutte le associazioni di categoria per muoverci in modo diverso».
GIOCA IN CASA, il ministro dell'Istruzione e dell'università. Non tanto perchè è a Brescia, davanti agli artigiani e ai piccoli imprenditori di Confartigianato Unione riuniti per l'assemblea annuale in via Orzinuovi. Quanto perchè è tra amici: oltre a Guerrini, ci sono il presidente provinciale Eugenio Massetti (che si preoccuperà di ricucire lo «strappo» del suo presidente nazionale) e il vicedirettore de «Il Giornale» Nicola Porro che modera la tavola rotonda a cui partecipa pure il responsabile della pastorale sociale e del lavoro dell'arcidiocesi di Milano don Walter Magnoni. Da vera leader (quasi per dare risposta pure a chi, nel Pdl bresciano, la accusa di badare troppo a Roma e poco a Brescia) non si tira indietro su nessuno dei problemi caldi che stanno a cuore alle quattordicimila imprese di Confartigianato. Ma parla pure di ballottaggi e riforma dell'articolo 41 della Costituzione, di questioni fiscali e semplificazione della burocrazia, di scuola e università ovviamente. Le critiche e le osservazioni «benevole» degli artigiani si trasformano tutte in occasioni per garantire che il governo andrà avanti quale che sia l'esito elettorale di Milano e Napoli e che nessuno deve aspettarsi una fine anticipata della legislatura. Le cose da fare «sono tante», lei impara subito la lezione di don Magnoni e promette che le farà nel segno del binomio sussidiarietà e solidarietà.
La riforma dell'articolo 41 (libera l'iniziativa economica da vincoli di indirizzo e coordinamento a fini sociali, ndr) è ferma in Parlamento, ma «nell'ultimo Consiglio dei ministri - annuncia Gelmini - abbiamo deciso di approvare la modifica. Ridurremo la pressione regolatoria della burocrazia e con la riforma della Pubblica amministrazione, della scuola e del lavoro eviteremo sprechi di tempo e denaro». La promessa è che si chiuderà «entro fine mandato». Ammette gli errori compiuti sul fronte fiscale, pagati con la reazione dei cittadini al momento del voto. «Volevamo ridurre l'evasione - dice -, ma abbiamo moltiplicato i controlli che hanno pesato sulle imprese. Lo stesso Tremonti ha riconosciuto che bisogna cambiare e che non si può trattare allo stesso modo chi elude e chi produce e garantisce occupazione». È una delle richieste più pressanti degli artigiani bresciani, che mostrano di fidarsi e applaudono. E quasi a sottolineare l'urgenza di quel cambiamento, «avallare le furbizie rischia di far saltare il sistema - incalza Massetti -, gli artigiani hanno sempre pagato le tasse e qualcuno non può lanciare messaggi di non pagare». A Guerrini tocca l'inventario dei problemi, dalle banche strette da Basilea 2 (e Basilea 3 «non promette di meglio») alla legge sul made in Italy approvata all'unanimità nell'ottobre 2010, ma ancora priva di decreti attuativi: «Abbiamo investito sul governo Berlusconi, tre anni fa avevamo grandi attese, ma ora non c'è soddisfazione per ciò che è stato fatto».
QUANDO SOTTOLINEA lo scollegamento tra scuola e imprese, e lo stato rovinoso della formazione professionale, porta il ministro sul terreno più congeniale. E Gelmini non si fa pregare. Parla di corsi universitari «moltiplicati a uso dei docenti», di «titoli non spendibili mentre mancano 110 mila figure professionali», di apprendistato che «richiede una nuova governance della scuola superiore». Difende i «tagli agli sprechi» e mette al centro «meritocrazia e fatica dello studio». «Il governo poteva fare di più - ammette -, ma la strada intrapresa è giusta». E poiché il vero problema, per adesso, sembra essere il ballottaggio di Milano, «Guerrini sarà insoddisfatto, ma non c'è alternativa: se vince Pisapia si torna alle condizioni del governo Prodi, con no-Expo, Rifondazione comunista, ecologisti e quanti altri alla giuda della città». Se così fosse, «l'esito sarebbe pesante come una doccia fredda». Tuttavia, «l'alleanza con la Lega reggerà - ribadisce Gelmini - e il governo finirà la legislatura».

Mimmo Varone




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