La scelta di vita di Caracciolo:
«Ho detto no al Kiev per amore»
L'INTERVISTA. Dalla Sardegna, dove sta trascorrendo le vacanze, il centravanti rompe il silenzio. «A novembre sarò padre di 2 gemelli: non volevo perdermi la loro nascita. Prima di tutto viene la famiglia e nessuna cifra mi farebbe cambiare idea»
Dalla Sardegna, dove sta trascorrendo le vacanze, Andrea Caracciolo rompe il silenzio e spiega perchè ha rifiutato la mega offerta della Dinamo Kiev, «e in proporzione - dice - ci avrei guadagnato più io che tutto il Brescia e Corioni messi insieme».
La società ucraina, che disputerà i preliminari di Champions League, garantiva al Brescia dai 6 agli 8 milioni di euro, al giocatore un triennale da 2,2 milioni netti a stagione.
Caracciolo, di sicuro non è una questione di soldi.
Certo no, nemmeno è stato un capiriccio o la volontà di fare un dispetto a qualcuno.
E allora qual è il motivo?
A novembre mia moglie Gloriana partorirà due gemelli. Il motivo è solo questo. Una decisione che abbiamo preso, io e Gloriana, dopo aver visitato Kiev e le strutture della Dinamo. Ho trovato una bellissima città e un centro sportivo all'avangiardia. Stiamo parlando di uno dei club più prestigiosi dell'Europa, che mi ha fatto un'offerta che solo un pazzo poteva rifiutare.
Ma l'offerta degli ucraini è arrivata in un momento molto particolare.
Sì, per questo non me la sono sentita di stare lontano da mia moglie in una fase così delicata. Dall'ottavo mese di gravidanza non avrebbe più potuto prendere l'aereo e i bambini, appena nati, non sarebbero potuti venire a Kiev. No, non avevo l'animo giusto per tentare un'avventura del genere, che sarebbe stata gratificante dal punto di vista economico e anche sotto il profilo professionale. Io non potevo perdermi la nascita dei miei figli di vita, lasciando mia moglie da sola a Milano. Avessero già avuto qualche mese, era diverso. Ho anteposto il valore della famiglia ai soldi e nessuna cifra poteva farmi cambiare idea.
Una scelta che ha amareggiato non poco il presidente Corioni, che nei giorni scorsi, parlando di un possibile interessamento del Napoli, ha dichiarato: «Non possiamo trattenere certi personaggi». Come mai il presidente non perde occasione di punzecchiarla?
Mi dispiace che Corioni mi definisca "personaggio". E pensare che, fino a poco tempo fa, diceva di volermi bene come a un figlio. Ma lo capisco. La mia cessione alla Dinamo Kiev poteva essere una soluzione ai suoi problemi, anche se in realtà alla fine ci ho perso di più io. Però vorrei ricordare che, per venire al Brescia in serie B, tre anni fa avevo detto di no a una mega offerta del Rangers Glasgow.
Già, per l'Airone al mercato inventarono i tempi supplementari. Il commissario di Lega, visto il tentennare di Corioni, concesse 30 secondi in più dopo la chiusura delle liste. E il presidente si decise a prenderla sborsando 7 milioni.
Sì, lo so bene che il pres per riportarmi a Brescia ha tirato fuori un bel po' di quattrini all'ultimo momento, ma in questi anni non mi sembra di avere fatto male. Ho segnato 60 gol, o sbaglio?
Già. E adesso, con 86 reti, è il secondo cannoniere della storia biancazzurra. E a 16 gol da De Paoli. Se restasse un altro anno. A proposito: e se il presidente glielo chiedesse?
Ne sarei felice. Ma il Brescia ha bisogno di vendere i giocatori con più mercato e il mio, evidentemente, è un destino: il mio nome c'è sempre.
E il suo nome, adesso, è accostato soprattutto a Bologna e Napoli.
Non ne so niente, non sento il mio procuratore da una decina di giorni.
Ma se restasse, non avrebbe timore di fare l'ingloriosa fine di Possanzini?
Io Davide lo stimo come giocatore e come uomo. Lui ha fatto un'esperienza diversa dalla mia, è finito male. Soprattutto, è finita male la lunga storia d'amore con il Brescia.
E pensare che un anno fa a quest'ora... Non sembrano passati secoli?
Vero, purtroppo. Ma l'anno scorso c'erano il presidente, Maifredi, l'allenatore e noi giocatori. Si lavorava tranquilli. Quest'anno c'erano due direttori sportivi e tante altre persone: un giocatore parlava con questo, un altro con quello».
E Sereni che sparisce dopo la gara con la Fiorentina, i protagonisti della promozione accantonati (Possanzini, Mareco), bandiere sventolate con fastidio (Filippini).
Sì, è successo proprio tutto questo. Mancanza di chiarezza. E un mercato di gennaio poco ponderato. Anch'io avrei preso i giocatori che sono arrivati,ma poi sono stati poco utilizzati.
A Caracciolo si imputano le troppe occasioni da rete fallite.
Io mi rimprovero il rigore sbagliato contro l'Inter e le opportunità fallite a Napoli. Nulla d'altro. Ho sempre dato il massimo, come tutti i miei compagni. E comunque, anche in una stagione un po' così, ho fatto 12 gol.
Vincenzo Corbetta
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