Il Sud Sudan in coda ha detto
addio al vescovo bresciano

I FUNERALI. Celebrato ieri il rito ufficiale nella cattedrale di Rumbek. Il lungo saluto dopo la morte avvenuta sabato. Un popolo finalmente in pace ha reso omaggio a monsignor Cesare Mazzolari. È stato il simbolo del riscatto di un Paese
22/07/2011
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A rendere omaggio a mons. Mazzolari (qui in una foto d'archivio) cristiani di varie confessioni e musulmani

Si sono svolti ieri nella cattedrale della Sacra Famiglia a Rumbek nel Sud Sudan i funerali solenni di monsignor Cesare Mazzolari, il vescovo-missionario bresciano, da trenta anni in Africa, simbolo tra l'altro del riscatto dei bimbi-soldato. Mazzolari, morto improvvisamente sabato scorso ad appena una settimana dalla proclamazione dell'indipendenza del Sud Sudan, è stato sepolto lunedì nella cattedrale ma il rito pubblico si è svolto ieri.
«Da sabato - ha riferito al Sir l'associazione Cesar onlus, voluta proprio dal presule scomparso per portare aiuto a quelle popolazioni - le porte della cattedrale di Rumbek sono rimaste aperte giorno e notte per permettere all'interminabile fila di donne e uomini, cattolici ma anche musulmani e animisti, venuti da ogni angolo del Paese di rendere omaggio a mons. Mazzolari».
«CRISTIANI DI VARIE confessioni, musulmani, animisti, donne e uomini: per tutti padre Cesare è stato un faro, una guida durante gli anni della guerra, quando combatteva per la pace, salvando, curando e sostenendo la popolazione civile. E anche in seguito, quando il processo verso l'indipendenza tentennava e l'odio, la vendetta rendevano fragile quella pace ottenuta, Mazzolari ha continuato a indicare la via della riconciliazione, del perdono, girando il Paese per portare la sua parola e dare speranza».
MONSIGNOR Mazzolari nell'ultimo numero della rivista «Cesar» scriveva: «Nasce un nuovo Stato libero e genuinamente africano con tutta la sua freschezza, rischio e povertà. Ha di fronte un cammino arduo per passare all'appartenenza nel villaggio globale». Ma, proprio nello stesso intervento, il vescovo bresciano faceva riferimento anche a quello che era da qualche tempo a questa parte il suo obiettivo più importante: costruire un complesso scolastico per maestri e insegnanti a Cuiebet. Nei mesi scorsi era venuto a Brescia e più volte aveva ricordato a tutti: «Aiutatemi a finire il tetto di quella scuola».




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