Provincia, ai consiglieri solo le «briciole»

GLI STIPENDI DEI POLITICI IN BROLETTO. Il doppio incarico permette di risparmiare sull'assegno di presidente e vice. Agli assessori vanno 2.700 euro al mese lordi. L'intero Consiglio provinciale costa come tre eletti in Regione: compensi da 700 euro al mese legati ai gettoni di presenza
12/08/2011
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Il Broletto, simbolo della Provincia di Brescia

Brescia. Le Province sono, molto più che Regioni e Parlamento, nel mirino dell'antipolitica. Quando infatti ci si confronta su come riformare l'amministrazione del territorio gli enti intermedi tra Regioni e Comuni vengono spesso bollati come inutili e rinunciabili. Un primo assalto è stato respinto in Parlamento, ma non è detto che si sia trattato dell'ultimo pronunciamento in materia. Ma quanto costano le Province in relazione ai compiti a loro assegnati? E quanto sarebbe possibile risparmiare da una loro abolizione? Per dare una risposta si è cercato di indagare le cifre di bilancio e gli studi disponibili sulla pubblica amministrazione, oltre al parere (si veda l'intervista a fianco) di un esperto di enti locali.
DIFFICILE, innanzitutto, capire quanto costa la struttura del consiglio provinciale. Per l'assemblea del Broletto non esiste infatti un documento contabile indipendente - come visto ieri nel caso della Regione - ma le varie voci sono divise tra le competenze di diversi settori: la gestione degli immobili è in capo al patrimonio, quella delle spese energetiche all'economato, i gruppi agli affari generali. E le persone dedicate al consiglio provinciale sono 3 e non a tempo pieno (un contratto di sesto livello per un dipendente vale sui 25 mila euro l'anno). Non c'è quindi un dato omogeneo, ma per un raffronto si può parlare delle indennità mensili da 2.700 euro lordi per gli assessori, identica a quella del presidente del consiglio provinciale oltre a 1.000 euro per spese di rappresentanza (un limite questo imposto poco dopo la sua elezione dal presidente Daniele Molgora per tagliare rispetto agli esborsi eccessivi del mandato precedente).
Il presidente della Provincia e il vicepresidente invece avrebbero una indennità intorno ai 6 mila euro che tuttavia a Brescia non viene corrisposta in virtù del loro incarico di parlamentari. E i consiglieri? Il gettone di presenza è da 100 euro lordi e vale per le commissioni e le sedute consiliari. In tutto il consiglio provinciale nel 2010 ha speso 456 mila euro lordi che diviso per 12 mesi e 35 consiglieri dà una indennità media netta per consigliere provinciale da 1.086 euro lordi al mese, ovvero 706 euro netti.
Oltre a questo i rappresentanti provinciali godono di alcuni benefit: parcheggio in piazza Vittoria e Fossa Bagni, agevolazioni tariffarie ai consiglieri per l'utilizzo del cellulare: gratis verso altri esponenti provinciali, agevolate per chiamate private. Il raffronto con i dati regionali è impietoso. In Regione un consigliere riceve intorno ai 10.800 euro al mese netti. Significa in altre parole che il suo lavoro è valutato 15 volte di più rispetto a quello provinciale o, per dirlo con un altro paragone, che il consiglio provinciale in totale conta quanto 3 consiglieri regionali.
IL PROBLEMA del taglio dell'ente, quindi, non darebbe grandi vantaggi dal punto di vista dei costi della politica. Un recente studio di Luigi Olivieri (collaboratore della società dell'Associazione Nazionale dei Comuni Italiani e del Centro Studi e Ricerche sulle Autonomie Locali di Savona) ripreso online da lavoce.info, mostra inoltre come il taglio delle Province a livello nazionale produrrebbe un risparmio non superiore ad un sesto della spesa totale. In concreto: le 109 province italiane spendono circa 12 miliardi di euro all'anno (secondo uno studio dell'Unione delle province italiane), ma 6 miliardi non sono facilmente comprimibili perché si tratta di rimborsi di prestiti e spese per manutenzione del patrimonio immobiliare.
Anche da una sua eventuale dismissione non si otterrebbe molto, a meno di non pensare di vendere edifici scolastici e strade. Quanto al personale, spesso proviene da altre amministrazioni ed è chiamato a svolgere le nuove funzioni attribuite dalle leggi Bassanini. Insomma, al massimo si possono risparmiare 2 miliardi l'anno.
A Brescia quest'anno le spese previste (tra correnti e conto capitale) ammontano a 216 milioni. Facendo una proporzionalità diretta il risparmio sarebbe irrisorio: ammesso e non concesso che poi il trasferimento delle funzioni amministrative su una provincia estesa e complessa come la nostra, che se fosse una Regione sarebbe nona per Pil a livello nazionale, che in termini di abitanti vale quanto il Friuli Venezia-Giulia e per estensione quanto il Molise e poco meno della Liguria.

Giovanni Armanini


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