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05.10.2011

Lega Nord sempre più divisa
«Caso Brescia» in via Bellerio

LA SFURIATA DEL SENATUR. La vittoria del «maroniano» Fabio Rolfi costringe Bossi a stringere i tempi del confronto. Lunedì il «capo» ha convocato Maroni. Due ore di colloquio e poi «l'aut aut» sul futuro:  «Non abbiamo bisogno di geni, ma di persone che si impegnano a fare le cose» FABIO ROLFI


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Che il congresso provinciale della Lega Nord di Brescia e l'elezione del nuovo segretario potesse avere una valenza «nazionale» era chiaro fin dalle prime battute, quando la frattura tra maroniani e «cerchisti» ha costretto i delegati a scegliere tra Fabio Rolfi e Mattia Capitanio. Ma che la nomina del vice sindaco (fedele a Bobo Maroni) potesse muovere addirittura i vertici di via Bellerio suona come «la resa dei conti» tra Umberto Bossi e i «dissidenti».
COSÌ A MILANO, lunedì mattina, assieme all'ufficialità dell'elezione di Rolfi, è arrivato pure il ministro Maroni. Un incontro di due ore con il «capo», iniziato proprio dal «caso Brescia». E sulla questione Bossi non sembra avere avuto dubbi. Parlando con il titolare degli Interni, il fondatore del Carroccio è andato giù duro: «Noi non abbiamo bisogno dei geni, ma delle persone che sono interessate a quello che fanno e si impegnano a fare le cose. C'è tanta gente che parla, io conosco la verità dei primi tempi della Lega, chi c'era e chi no. Quelli che oggi parlano non c'erano e parlano solo per farsi vedere».
Una «strigliata» che appare come un vero e proprio «aut aut» del senatur. Tanto sarebbe bastato per convincere il ministro leghista a inserire «casualmente» nei suoi programmi due visite a sorpresa: una a Brescia con Rolfi (ne riferiamo nella pagina accanto) e l'altra a Verona da Flavio Tosi.
INUTILE, però, cercare di scavare ulteriormente sui reali motivi dei due incontri. Quel che è certo è che Bossi non ha digerito il dualismo creato negli ultimi mesi tra «cerchio magico» e maroniani. La goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso? E' tutta, o quasi, nell'elezione di Fabio Rolfi, stimato in via Bellerio ma troppo vicino al ministro degli Interni. Proprio Maroni lunedì pomeriggio, lasciando via Bellerio, ha minimizzato il caso: «Sono tutti retroscena infondati - ha commentato ai cronisti che lo aspettavano fuori dai cancelli della sede storica -, le interpretazioni sono frutto di libera fantasia: mi accusano di voler andare alle elezioni anticipate ma io ho detto un'altra cosa, ho parlato solo di referendum».
Sarà, ma i mal di pancia registrati a Brescia, iniziati in Valle Camonica (collegio elettorale di Renzo Bossi) e proseguiti al congresso provinciale, sembrano destinati a durare più del previsto. Il prossimo banco di prova sarà il congresso di Varese, dove Bossi appoggerà un candidato diverso da quello proposto proprio da Maroni. E in patria insubrica, questa volta, non si potrà ripetere la debacle bresciana. In città, infatti, il senatur era stato rassicurato sulla vittoria finale del «suo» candidato. I «saggi della Lega», però, non avrebbero tenuto conto delle strane alleanze a sostegno di Rolfi, già molto conosciuto in Lega per il suo ruolo di vice sindaco di Brescia, ma ritenuto debole in provincia. Considerazioni poi smentite nei fatti. Il «cerchio magico», che ha sostenuto Capitanio, pensava di raccogliere più voti nelle valli e nella bassa, dando per scontato un buon appoggio anche sul lago di Garda. A 48 ore del voto, invece, il consigliere provinciale Paolo Formentini (già segretario della sezione Garda) ha voluto mettere i puntini sulle «i» e venire allo scoperto. «Il Garda ha votato compatto Fabio Rolfi - ha confermato rivendicando la sua scelta -. Chi dice che sul lago siamo spaccati mente sapendo di mentire. Il nostro candidato è sempre stato uno e uno solo. Tutte le altre voci sono solo dicerie...».
Insomma, i conti si fanno sempre alla fine. E' stata sbagliata, quindi, la sensazione che il giovane Capitanio avesse possibilità di battere il vice sindaco.
PER QUESTO la sconfitta bresciana è suonata come una sveglia per i vertici di via Bellerio, che avrebbero voluto e «dovuto» mettere il cappello sulla provincia. Brescia, assieme a Varese, è la realtà più rappresentativa del Carroccio. Qui, infatti, c'è un presidente della Provincia lumbard (Daniele Molgora, ex sottosegretario all'economia). Qui è stata sperimentata per la prima volta con successo l'allenaza con il Pdl. A Brescia, infine, c'è il più alto numero di parlamentari eletti tra senato e camera (quattro), un piccolo esercito di consiglieri regionali (compreso il figlio del senatur) e l'unico assessore donna della regione Lombardia (Monica Rizzi). Chi mette le mani su Brescia mette le mani su un «tesoretto» capace di aprire il forziere di via Bellerio e, indirettamente, contare anche su Milano grazie all'influenza di A2A. Ne è consapevole Umberto Bossi e lo sa anche Bobo Maroni, che in città ha puntato tutto su Fabio Rolfi diventandone il mentore politico.

Giuseppe Spatola
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