Scuola, novità al via con i dubbi
dell'Ufficio territoriale bresciano
ISTRUZIONE. La Provincia ha fatto le proposte approvate dalla Regione. Ma l'Ust, l'ex provveditorato, «mugugna». Raimondi non nasconde perplessità sul sistema trasporti e considera «tutt'altro che chiuso» il riordino degli istituti bresciani
La Provincia propone, la Regione approva, ma l'Ufficio scolastico territoriale (Ust) mugugna. Ormai la distribuzione dell'offerta formativa sul territorio e il dimensionamento degli istituti sono cose fatte. E per la città, l'assessore provinciale alla Pubblica istruzione Aristide Peli annuncia dall'anno prossimo un sesto anno di enotecnica al Pastori di viale Bornata. Dal 2012/13 il professionale Moretto sarà accorpato al Castelli, il liceo artistico Leonardo all'Itg Tartaglia, Lumezzane a Sarezzo. Il panorama dell'offerta formativa delle superiori e degli istituti comprensivi su tutto il territorio provinciale è definitivo ma fa discutere. Peli ammette che sarà sempre possibile, in futuro, modificare l'offerta in qualche ambito territoriale. La direttrice Ust Maria Rosa Raimondi pur sottolineando la condivisione su molti punti, però, marca le questioni di dissenso. Tra le tante, l'accorpamento Olivieri-Tartaglia, un'organizzazione provinciale dei trasporti che penalizza diverse scuole di provincia a favore della città, e un riordino degli istituti comprensivi «tutt'altro che chiuso». INTANTO l'assessore all'edilizia scolastica Giorgio Prandelli ripete che l'era degli istituti scolastici «a fisarmonica», che aumentano o riducono aule a seconda degli iscritti, è finita per sempre. E ogni scuola deve fissare un tetto di alunni (con relativi criteri di selezione) non superabile. In tempi di ristrettezze, dopo l'inaugurazione la settimana scorsa dell'ampliamento di Chiari, l'assessore invita a non aspettarsi a breve altre grandi opere. «Ultimeremo la palestra del Mantegna che ci farà risparmiare 70 mila euro all'anno di affitti e faremo un nuovo istituto per l'alberghiero di Gardone Riviera, da abbandonare per presenza di amianto». Per il resto si tratterà di manutenzioni straordinarie (tetti, infissi, intonaci) agli edifici di proprietà «grazie a un finanziamento di 1,77 milioni in fase di erogazione». In primavera, poi, dovrebbe essere pronto pure il nuovo edificio per l'Olivieri (ora ospitato in corso Matteotti) collegato al Tartaglia. Si discute con Comune e Comunità montana per l'ampliamento del Perlasca di Vobarno, e vanno avanti le trattative con la Curia per l'acquisizione dell'edificio del Lunardi. E altro non è previsto. IERI le commissioni Terza e Ottava del Broletto hanno ascoltato i due assessori e la direttrice Ust per fare il punto sulla situazione scolastica. Con una sostanziale conferma di quanto trapelato nei mesi scorsi. L'operazione Valsabbia-Valgobbia ormai pare essere accettata anche da Lumezzane. Alla fine il liceo artistico di Sarezzo andrà a Breno, lo scientifico di Lumezzane a Sarezzo, che guadagnerà la dirigenza di entrambi gli istituti. Nel complesso, però, Raimondi sottolinea che la collocazione degli indirizzi, soprattutto tecnici e professionali «va meglio ragionata con il territorio». E in città avrebbe preferito un accorpamento dei due tecnici Abba e Tartaglia lasciando piena autonomia all'Olivieri. Pure sul fronte di elementari e medie ci sarà ancora da fare. Nei conti di Peli c'è la riduzione di 27 direzioni didattiche a 17 comprensivi, con autonomia ridotta per 10 scuole. Nel dettaglio, ci sono 36 istituti montani, tre dei quali (Polaveno, Cedegolo e Borno) non arrivano ai 400 alunni imposti dalla legge. Tra i 69 istituti di pianura (obbligo di almeno 600 iscritti), nove mantengono le direzioni didattiche, o perchè non hanno raggiunto accordi (Montichiari, Ghedi, Borgo San Giacomo, Valtenesi), oppure perchè non raggiungono il minimo di iscritti (Adro, Erbusco, Cortefranca, Castelcovati, Torbole Casaglia). Per tutti si chiederà la deroga. «Con 141.667 studenti avremmo diritto a 141 comprensivi, li abbiamo ridotti a 115, molto più del dovuto - sottolinea Peli -, e vorrei anche vedere che non ci concedessero la proroga». Che almeno per ora non c'è.
Mimmo VaroneTweet