«Concordia», voglia di dimenticare
DOPO IL NAUFRAGIO. Le reazioni dei bresciani «reduci» del Giglio alla proposta di risarcimento avanzata dalla compagnia di navigazione. Da Lonato a Pontevico i commenti sottolineano la voglia di chiudere. Si attende il parere degli avvocati ma la class action non entusiasma
Brescia. Quei 14mila euro offerti dalla compagnia di navigazione per risarcire del trauma, della paura e, perchè no, del terrore avrebbero potuto essere sia il doppio, sia la metà. E probabilmente, per i naufraghi bresciani costretti a vivere la terribile esperienza della Costa «Concordia», la forbice non avrebbe poi fatto una grandissima differenza. Già, perchè al momento l'imperativo che rimbalza da Lonato a Pontevico, che si rincorre sulle bocche dei sopravvissuti, continua a essere di tutt'altra natura; e più o meno recita il condiviso refrain «dimentichiamoci questa storia il più in fretta possibile». E chi se ne importa di tutto il resto, viene da aggiungere. Estremizzando (ma neanche troppo) gli umori sollevati dall'entità economica del risarcimento forfettario sancito dagli armatori della nave da crociera naufragata davanti all'isola del Giglio (l'ammontare è stato deciso sulla base dell'accordo tra Costa Crociere e il Comitato naufraghi Concordia; e l'indennizzo dovrebbe concretizzarsi in tempi molto rapidi), la sensazione è quella di trovarsi di fronte a una «consolazione pecuniaria» (11 mila euro per i danni, altri tremila a titolo di rimborso spese) a quanti si trovano oggi a fare i conti con la ben più scomoda eredità della drammatica notte nel Tirreno. Bresciani compresi. «Francamente fatico a capire se si tratta di una cifra ragionevole o di un bluff - commenta Andrea Tosi, il 30enne di Lonato che al momento del disastro era sulla nave assieme alla moglie e ai due figli -. Oggi incontrerò il mio avvocato di fiducia, sentirò il suo parere: se ci dirà che ci troviamo di fronte a una "presa in giro" procederemo per le vie legali se invece parlerà di cifre verosimili, accetteremo senza recriminazioni. Al momento, comunque, la priorità è stringere i tempi, tagliare corto ed evitare ulteriori controversie». Nonostante l'istinto materno della moglie Francesca non riesca a tacere di «una somma davvero troppo scarsa per la vita di due bambini». E nonostante il boccone rimanga ancora indigesto anche a sensazioni raffreddate da due settimane comode. Con in mezzo una quotidianità da ricostruire a piccoli passi, tanta rabbia da smaltire e autentici fantasmi da esorcizzare. Gli stessi combattuti nei giorni scorsi da Marco Paghera, un 32enne anch'egli di Lonato e amico intimo della famiglia Tosi, con la quale condividerà per sempre nella memoria l'immagine della Concordia che si lascia inghiottire dal mare. In lui prevale la voglia di voltare pagina rispetto all'intenzione di sindacare e di partecipare a una class action per rivalersi in termini più consistenti sulla compagnia: «Non mi pare di essere di fronte a una cifra da elemosina, ma è molto difficile esprimersi in merito alla ragionevolezza di questa operazione - sgela -. Credo che farò un po' come Andrea: prima parlerò con il mio avvocato (lo stesso legale), dopodiché agirò di conseguenza con le idee molto più chiare». Accantonando per un istante il capitolo difficilmente quantificabile del «danno morale» subito dai protagonisti di quella terribile crociera, adesso si riesce a stimare quello materiale? «Il mio è corrispondente a circa 4.500 euro», risponde Marco. Dalla famiglia Tosi, invece, la voce di Andrea parla indicativamente di 6-7 mila euro tra vestiti e beni personali affondati insieme alle valigie. Affondate per sempre; come quelle dei coniugi Azzini di Pontevico. «Impossibile però fare delle stime attendibili - spiegano -. Quello che più pesa è rivedersi in certe fotografie con addosso delle cose che sai che non potrai più avere. Il resto è solo un inutile rivangare: prima si chiuderà questa storia, meglio staremo tutti».
Elia Zuppelli
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